BLOG del Gruppo Bianalisi

L'Osteopatia in gravidanza ed in età pediatrica
Scritto da Redazione Bianalisi 07-09-2021

La figura dell’osteopata si può inserire in una collaborazione con professionisti come ginecologo, ostetrica, fisioterapista e pediatra per la gestione delle problematiche legate a gravidanza e post-partum e delle fasi di sviluppo del neonato. Per quanto riguarda la parte ostetrica, compito dell’osteopata in un contesto di equipe composta da questi professionisti, sarà quello di migliorare, durante l’epoca gestazionale delle pazienti, la mobilità e lo stato generale di salute della futura mamma.                                                                Scopo principale, in assenza di problematiche specifiche che potranno comunque essere valutate ed eventualmente trattate, sarà quello di creare uno stato di equilibrio fisico così da poter accompagnare la gestante ad affrontare un parto che segua il più possibile la fisiologia (per esempio un lavoro di riequilibrio di bacino e zona pelvica in relazione alle articolazioni coxo femorali, importantissimo per le fasi di travaglio ed espulsiva). Nella fase post-partum si potrà poi pensare, in collaborazione con il fisioterapista, ad un lavoro mirato al ripristino della funzionalità pelvica (per problemi d’incontinenza) e al riassetto posturale dopo nove mesi di importanti cambiamenti fisici.  Per quanto riguarda più specificatamente la parte pediatrica, l’osteopata collabora con diverse figure professionali al fine di migliorare l’inquadramento diagnostico e l’iter terapeutico a favore dei piccoli pazienti.  Le sedute osteopatiche sui neonati, dopo una prima valutazione, seguiranno il neonato dalla nascita nelle varie tappe di sviluppo motorio fino al raggiungimento della deambulazione autonoma. Durante la prima valutazione verranno raccolte informazioni sull’andamento della gravidanza e sulla dinamica del parto. Nella stessa seduta il neonato verrà osservato, valutato e trattato. Compito dell’osteopata nel trattamento dei più piccoli sarà, quindi, quello di correggere e prevenire atteggiamenti viziati, così da poter mettere l’organismo in grado di ricercare in modo autonomo lo stato di salute. Intervista DOTT.SSA SIMONA LIMONTA - OSTEOPATA Chi sono Limonta Simona, nata a Lecco nel 1979. Dopo la formazione linguistica ho frequentato l’Istituto Biennale di Massofisioterapia a Bergamo e conseguito diploma di Massaggiatore-Massofisioterapista.  Ho in seguito intrapreso il percorso, della durata di sei anni, presso l’Istituto Italiano di Osteopatia a Milano e conseguito titolo di Osteopata.  Ho sviluppato, negli anni, interesse verso l’approccio osteopatico sulla donna nel pre e post partum e nell’ambito pediatrico e ho pertanto approfondito le mie conoscenze in materia, attraverso corsi specifici, volti alla gestione della donna in gravidanza,  e master biennale di Osteopatia Pediatrica.  Cos’è l’OSTEOPATIA?  L'Osteopatia si basa sul principio che l'essere umano è un’unità di corpo, mente e spirito e ha la capacità di autoregolarsi, di auto-guarire e di mantenere il proprio stato di salute. Struttura e funzioni corporee sono reciprocamente correlate, per tale motivo il trattamento osteopatico è basato sulla comprensione dei principi fondamentali di unità del corpo, autoregolazione e interrelazione tra struttura e funzione. E’ una medicina non convenzionale e non invasiva di sostegno alla salute che non si avvale dell’utilizzo di farmaci, rimedi naturali e strumenti elettromedicali, bensì di un approccio esclusivamente manuale sui tessuti, tramite il quale è in grado di innescare i processi di autoguarigione di cui è naturalmente dotato l'organismo. Si occupa principalmente dei problemi strutturali e meccanici di tipo muscolo-scheletrico a cui, però, possono associarsi delle alterazioni funzionali degli organi viscerali e del sistema cranio-sacrale.  Il trattamento osteopatico può ridurre il dolore, migliorare l’abilità della persona nello svolgimento delle attività abituali e incrementare lo stato di salute. E’ indicata in condizioni quali: lombalgia, cervicalgia, dolori vertebrali, problemi posturali derivanti da scorrette posizioni lavorative o dalla gravidanza, traumi da sport, cefalea ed emicrania, otiti, vertigini, sinusiti, stipsi, asma e altre problematiche ancora. Possono beneficiare del trattamento osteopatico adulti, neonati, bambini, giovani e anziani, donne in gravidanza ovvero persone di qualsiasi età e impegnate in ogni tipo di professione. E’ complementare ad altre professioni sanitarie, come la fisioterapia e la medicina convenzionale.  Osteopatia e Pediatria L’osteopatia è particolarmente utile per i più piccoli poiché, utilizzando tecniche manipolative delicate non invasive né dolorose, riesce a risolvere alcune problematiche diffuse tra i bambini. Il trattamento osteopatico permette di individuare celermente e prontamente le cause dei disturbi di cui soffrono ad esempio bambini nati in seguito a travagli e parti difficili e da cesareo, evitando la cronicizzazione di tali disturbi e migliorando, dunque, il loro naturale sviluppo di crescita. L’osteopatia permette di riequilibrare le tensioni superficiali e profonde, ripristinando il normale funzionamento dell’organismo del bambino, grazie a manipolazioni leggere e delicate che avvengono solo e soltanto dopo una corretta e profonda anamnesi, dopo aver raccolto tutti i dati della storia clinica del bambino dal decorso della gravidanza alla sua nascita. L’osteopatia pediatrica segue, dunque, il neonato di poche settimane di vita sino all’adolescenza. Tra i più comuni traumi da parto e che si verificano nelle prime settimane di vita vi sono: • plagiocefalia • rigurgiti e reflusso gastroesofageo • stitichezza • coliche gassose • disturbi del sonno • otiti o sinusiti ricorrenti Osteopatia in gravidanza L’Osteopatia è una terapia dolce che consente un migliore adattamento dell’organismo materno ai cambiamenti dei tessuti del corpo e alle pressioni addominali associate alla gravidanza.  Compito dell’osteopata è aiutare ad alleviare le più svariate problematiche che si presentano durante la gravidanza, donando alla futura mamma un benessere ed un equilibrio che le permetteranno di vivere questo periodo in maniera più serena, anche accompagnandola ad un parto il più possibile naturale e privo di complicazioni.  Oltre a prevenire dolori e contratture nei nove mesi, le manipolazioni osteopatiche consentono di arrivare al parto in condizioni fisiche ottimali. Durante la seduta l’operatore lavora soprattutto sul bacino e zona pelvica, che al momento del parto subiscono forte stress per permettere il passaggio del feto. Per far sì che questo succeda, occorre che tutte le articolazioni del bacino siano mobili, libere e non bloccate da restrizioni di movimento, e a questo scopo le manipolazioni dell’osteopata creano una condizione ottimale che, da un lato riduce le tensioni dolorose provate dalla donna, dall’altro facilita le “fatiche” del bebè, che subirà meno traumi durante la nascita. L’Osteopatia non costituisce nessun pericolo né per la mamma né per il feto, ma è un valido aiuto per le sofferenze che si possono incontrare: il trattamento osteopatico non deve essere interpretato come un eccesso di medicalizzazione, ma come prevenzione soprattutto se si interviene fin dai primi mesi. Limonta Simona – Osteopata                                                                                                                                           Cell. 338.8005034                                                                                                                                                                E-mail osteopatia.sl@gmail.com

Leggi Articolo
Risonanza Magnetica con un magnete a basso campo
Scritto da 07-09-2021

Apre ad Imperia, in Galleria Isnardi presso il poliambulatorio Bianalisi-Centro Medico Polispecialistico, la sezione di Risonanza Magnetica con un magnete a basso campo, completamente aperta, di ultimissima generazione  (ArtoScan). Le più moderne tecnologie permettono di eseguire una risonanza magnetica “aperta” direttamente sull’arto interessato, evitando al paziente quella fastidiosa sensazione di essere rinchiusi nei macchinari per la risonanza magnetica (claustrofobia). La risonanza magnetica con l’apparecchiatura ArtoScan, oltre a non comportare alcun rischio per la salute ed a evitare, come detto, ansia e claustrofobia, consente un’indagine diagnostica delle articolazioni dell’apparato locomotore e permette al paziente di inserire all’interno del magnete solo l’arto sul quale si eseguirà l’esame.   La nostra apparecchiatura è nata per l’imaging muscolo-scheletrico delle articolazioni distali come: ginocchio, polpaccio, caviglia, piede, avampiede, gomito, avambraccio, polso e mano.    La richiesta di esami RM relativa a distretti osteoarticolari è in costante crescita, in particolare nei settori della Traumatologia, Medicina dello sport e Reumatologia e risulta indispensabile per alcune patologie.  L’esame di risonanza Magnetica Articolare con questa macchina garantisce l’elevata qualità diagnostica, fornendo immagini dettagliate delle articolazioni, utilizzando onde radio e campi magnetici, così escludendo i rischi legati alle tecniche più tradizionali delle radiazioni ionizzanti (raggi X).

Leggi Articolo
Mediazione Familiare
Scritto da Redazione Bianalisi 04-08-2021

La mediazione familiare, rivolta ad entrambi i membri della coppia, ha come obiettivo la risoluzione della conflittualità in separazione o il divorzio (Intervento a medio- breve termine) e favorisce la comunicazione alla ricerca di un accordo. Bianalisi si avvale della competenza della dott.ssa MORENA LANDINI, Specializzanda in psicoterapia sistemico-famigliare e sessuologa clinica, mediatrice famigliare AIMS.  PERCHE’ NASCE QUESTO SERVIZIO? Da tempo ormai si è capito e, purtroppo sperimentato, quanto faccia male un’unione ostile e conflittuale, sia per la coppia che per i figli. Tuttavia separarsi rimane ancora uno dei passaggi più difficili e dolorosi per ogni membro del sistema familiare, specialmente se le divergenze e i “rancori” agiscono in modo acuto e, talvolta, incontrollato, investendo la sfera della convivenza civile. Da diversi anni ha preso vita una branca della terapia della famiglia che si è specializzata nell'intervento all'interno di sistemi-familiari grazie al quale è possibile arrivare alla risoluzione dei conflitti pre o post separazione, cioè la mediazione familiare. Nei secoli la fotografia della famiglia è mutata notevolmente, non è più possibile pensare esclusivamente alla famiglia degli anni '60 caratterizzata spesso da una netta distinzione di ruoli, questo modello sta lasciando spazio alle famiglie ricostruite a seguito di separazioni e divorzi e queste nuove strutture modificano la continuità della coppia e gli intrecci intergenerazionali (nonni -nipoti, generi e nuore e suoceri) producendo nuovi complessi reticoli. Andiamo quindi verso un modello in cui le persone danno vita, plasmando e dissolvendo più strutture familiari ed anche in queste nuove configurazioni sono possibili i conflitti... pertanto, sebbene la mediazione nasca come intervento diretto alle famiglie in separazione, la ricerca ha sperimentato quanto l'intervento di un mediatore possa essere funzionale nella risoluzione di conflitti in diversi tipi di sistemi, come la scuola, l'azienda e le famiglie ricomposte. Il primo centro di mediazione familiare nasce nel 1974 ad Atlanta per opera dello psicologo e avvocato statunitense James Coogler il quale fonda la Family Mediation Association che offre un servizio di mediazione alle coppie in via di separazione o divorzio. Nel 1978 Howard Irving attiva a Toronto il Toronto Conciliation Project e John Haynes, nel 1982, fonda l'Academy of Family Mediators negli USA e dagli Stati Uniti la pratica della mediazione familiare si diffonde fin dai primi anni ottanta anche in Europa. DECIDERE INSIEME Nel 1987 si costituisce a Milano l'associazione GeA (Genitori Ancora) con l'intento di divulgare la pratica della mediazione familiare, su iniziativa di Fulvio Scaparro e Irene Bernardini, i quali avvertirono l'esigenza di introdurre, nel campo della separazione e del divorzio, i principi della mediazione, ovvero la necessità di fare in modo che i coniugi configgenti potessero, grazie all'aiuto di un terzo neutrale, decidere insieme  in modo costruttivo e non conflittuale come organizzare la propria vita dopo la separazione. L'intento della mediazione è quindi quello di restituire ai genitori in via di separazione il riconoscimento delle proprie responsabilità, affinché i figli possano continuare a contare sul sostegno, la cura e l'affetto di entrambi. “La mediazione familiare è un percorso che aiuta i partners con figli a fronteggiare in modo adulto la rottura del legame di coppia al fine di riorganizzare le relazioni familiari in vista o in seguito alla separazione, si tratta di uno cammino in cui un terzo imparziale è sollecitato dai genitori ad aiutarli a gestire le difficoltà emotive ed organizzative e si presenta quindi come uno spazio di incontro in un ambiente neutrale, nel quale la coppia ha la possibilità di negoziare le questioni relative alla propria separazione, sia negli aspetti relazionali, sia in quelli economici, è’ la coppia in ogni caso che sceglie le problematiche da negoziare” (Daniela Narciso Mediatore Aemef)  L'obiettivo è di rendere la coppia protagonista e responsabile nella gestione del conflitto in un'ottica di continuità genitoriale e quindi: Aiutare le coppie con figli ad affrontare il difficile momento della separazione e i conflitti che porta con sé. Accompagnare i genitori in conflitto nella ricerca di soluzioni reciprocamente soddisfacenti per sé e per i figli; Trovare o ritrovare una comunicazione il più possibile funzionale LA BIGENITORIALITA’E' implicito dunque il presupposto di una  bigenitorialità, cioè (come spiega l'articolo uno della legge 54/2006) realizzare il diritto del minore a "mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, (ndr i genitori) di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale." . Lo scopo è far giungere una coppia con figli che si sta separando ad un accordo sulla responsabilità e l'esercizio condiviso delle funzioni genitoriali. In questo modo si vuole dare la possibilità ai bambini di avere due genitori anche una volta che il rapporto di coppia si conclude. Il lavoro della mediazione si inserisce nello spazio creato dal conflitto familiare.Alcuni esempi di conflitto li possiamo trovare nella teoria della triade rigida di Minuchin: Triangolazione: è intesa come una coalizione instabile in cui ciascun genitore desidera che il figlio parteggi per lui contro l'altro e quando il figlio si schiera con uno, l'altro definisce la sua posizione come un tradimento. Gli effetti della triangolazione sui figli sono l'espressione di comportamenti incongrui o una paralisi comportamentale che vengono interpretate come un tentativo del bambino di dare ragione e affetto ad entrambi. Coalizione: due persone creano un rapporto di solidarietà per andare contro una terza: uno dei genitori si allea con un figlio in una coalizione, rigidamente definita e di tipo transgenerazionale, contro l'altro genitore. Nella coalizione i confini intergenerazionli sono confusi e poiché il prevalente interesse comune tra i due membri coalizzati è il tentativo di produrre un danno ad un terzo, ne consegue che all'interno della coalizione non esiste un rapporto autentico tra coloro che la hanno formata. Deviazione: due persone in conflitto tra loro, spostano il conflitto su un terzo che può giungere a essere visto come capro espiatorio. Le tensioni coniugali possono essere deviate sempre sul figlio e servono a mantenere il sottosistema dei coniugi in un apparente stato di calma. Il figlio coinvolto in coalizioni o triangolazioni in alcuni casi sperimenta intensi conflitti di lealtà, sensi di colpa per la perdita del genitore “rifiutato”, adultizzazione precoce, vissuti depressivi e difficoltà di svincolo durante l'adolescenza; alcuni figli posso arrivare a strategie di deviazione su di sé della rabbia dei genitori, in quanto ritengono meno pericoloso il conflitto genitore-figlio che genitore-genitore. La mediazione familiare tuttavia non deve essere confusa con la terapia di coppia, con la terapia familiare o con la consulenza legale (cui può tuttavia essere integrata). Confronto con altri interventi Mediazione familiare Psicoterapia familiare Consulenza legale È rivolta obbligatoriamente ad entrambi i membri della coppia Può essere rivolta sia alla coppia che ai figli Può essere rivolta sia ad entrambi che al singolo   I figli possono partecipare I figli solitamente non partecipano Ha come obiettivo la risoluzione della conflittualità in separazione o il divorzio Ha come obiettivo il miglioramento della dinamiche relazionali Ha come obiettivo quello di rispondere agli interessi del cliente Intervento a medio-breve termine Intervento a medio e/o lungo termine Intervento non definibile temporalmente Favorisce la comunicazione alla ricerca di un accordo Cura, aiuta Offre un parere legale e rappresenta il cliente presso gli organi competenti  

Leggi Articolo
Sicurezza per le Aziende
Scritto da Redazione Bianalisi 04-08-2021

La Sicurezza sui luoghi di lavoro è un obbligo sancito dalla legge europea ma, al tempo stesso, può rappresentare un’opportunità di crescita per le Aziende. Con Bianalisi - Igea professionisti esperti nel settore lavorano per abbattere i rischi aziendali relativi agli infortuni e alle malattie professionali; questo impegno garantisce alle Aziende sgravi INAIL e incrementi delle performance lavorative. Bianalisi - Igea può offrirvi una consulenza a 360° per la Sicurezza della tua Azienda: ingegneri, medici, biologi, infermieri professionali compongono la nostra equipe a supporto della tua attività! Nomina e Sorveglianza DVR Corsi di Formazione Consulenza HACCP

Leggi Articolo
Come scoprire se si è celiaci?
Scritto da Redazione scientifica Bianalisi 02-08-2021

Come scoprire se si è celiaci? I sintomi della celiachia sono così vari e difficili a volte da rilevare che non si può basare una diagnosi semplicemente sul manifestarsi della sintomatologia. Infatti alcune manifestazioni sono riconducibli anche ad altri tipi di malattie intestinali, sindrome da stanchezza cronica (CFS – Chronic Fatigue Syndrome) e depressione; se si aggiunge anche che in una rilevante percentuale di casi la malattia non presenta sintomi (celiachia asintomatica) di alcun genere pur danneggiando comunque i tessuti intestinali, si capisce la difficoltà della diagnosi. Qual’è quindi il primo passo da effettuare per accertarsi o meno della presenza in un malato dell’intolleranza al glutine? E come confermare la diagnosi in modo inequivocabile? In fase preliminare si possono eseguire degli esami del sangue specifici, un metodo a bassa invasività che può segnalare la necessità di proseguire gli accertamenti. Gli esami del sangue da effettuare devono essere concentrati su una coppia di anticorpi specifici: gli AGA (anticorpi antigliadina di classe IgA e IgG) e gli EMA (anticorpi antiendomisio di classe IgA). Questi anticorpi offrono delle informazioni riguardanti la predisposizione dell’organismo ad attaccare la gladina (gli AGA), una delle proteine componenti del glutine, e l’endomisio (gli EMA), ovvero l’attivazione dell’organismo a danneggiare la mucosa intestinale. Se i risultati dei due test, che vanno quindi necessariamente eseguiti assieme, concordano nell’esito siamo difronte ad una risposta certa. In caso di doppia positività possiamo confermare la diagnosi di celiachia, in caso di doppia negatività la si può escludere. Il test Anti-transglutaminasi è legato invece alla rilevazione degli anticorpi di classe IgA ed è altrettanto preciso e affidabile. Presso il Laboratorio Bianalisi - Igea è possibile dosare gli AGA (anticorpi antigliadina di classe IgA e IgG), gli EMA (anticorpi antiendomisio di classe IgA) e gli Anti-transglutaminasi attraverso un semplice prelievo ematico e conoscere in poche ore se si ha un’intolleranza o una vera Celiachia.    

Leggi Articolo
Cytotoxic-Test
Scritto da Redazione scientifica Bianalisi 02-08-2021

STORIA Per diagnosticare le Allergie Alimentari Croniche esistono diverse metodiche ma spesso con attendibilità esigue, questo perchè le reazioni si manifestano con modificazioni cellulari e di solito non è presente il fenomeno IgE. Il metodo più efficace adottato dall’Ecologia Clinica è il CITOTOXIC – TEST® PROVE TOSSICHE ALIMENTARI SUL SANGUE. Il fenomeno della modificazione dei leucociti attraverso reazione antigene-anticorpi è stato oggetto di numerosi studi ed è stato osservato sotto diversi aspetti. Già nel 1947 alcuni immunologi anglossassoni, tra i quali Squier e Lee, osservarono in vitro una diminuzione del numero dei leucociti (fino ad un massimo del 33%) in pazienti allergici dopo che essi erano stati a contatto con reagenti alimentari. Il lavoro di Arthur Black nel 1956 suggerì in modo determinante che le modificazioni dei leucociti indicavano reazioni allergiche. Le sue osservazioni riguardavano il comportamento dei leucociti in vitro in presenza sia del plasma che dell’allergene di individui sensibilizzati. Se vi era la presenza di anticorpi specifici verso l’allergene, i leucociti polimorfonucleati presentavano reazioni tossiche con morte cellulare che sopraggiungeva nell’arco di un periodo compreso tra i 15 minuti e qualche ora. Se la reazioni erano forti e immediate, si sospettava la sensibilità clinica dell’allergene. Sempre nel 1959 uno tra i più noti immunologi, il Prof. Byron Waksman, pubblicò diversi studi sugli effetti tossici delle reazioni antigene-anticorpi sulle cellule ed in particolare il testo “Aspetti cellulari e umorali in condizioni di ipersensibilità”. Ulteriori progressi nello studio e nella determinazione di un metodo di indagine furono conseguiti da vari studiosi, in particolare da Bryan e Bryan, agli inizi degli anni’60. Essi codificarono la metodica rendendola semplice, affidabile e ripetibile. PRINCIPIO DEL METODO Il metodo utilizzato per diagnosticare le intolleranze alimentari, si basa sull’alterazione dei leucociti a contatto con gli allergeni liofilizzati essiccati presenti su ogni vetrino. Ai pazienti risultati positivi ad una o più sostanze si suggerisce di eliminarle completamente dall’alimentazione per un periodo che dipende dal grado di reazione riscontrato. L’eliminazione ha come obiettivo quello della disintossicazione dell’organismo ed in particolare permette di ottenere la perdita di memoria da parte dei globuli bianchi che quel particolare alimento è tossico per l’individuo. Le intolleranze alimentari non sono perenni. Normalmente, dopo un periodo di astinenza gli alimenti risultati positivi possono essere reintrodotti nella dieta evitando assunzioni quotidiane che potrebbero facilitare un nuovo accumulo di tossine nell’organismo. Riassumiamo di seguito alcune considerazioni fondamentali sulle intolleranze alimentari: sono una reazione cronica ad alimenti assunti frequentemente (grano, latte, pomodoro, olivo, caffè e così via); il disturbo che provocano non segue immediatamente l’assunzione ma può avvenire a distanza di tempo, anche fino a 72 ore dopo; si possono manifestare con sintomi e malattie a carico di qualsiasi organo-apparato-sistema; il fenomeno si può accompagnare a disturbi di assuefazione, dipendenza e relativa astinenza in caso di sospensione; i sintomi non sono proporzionali alla quantità dell’alimento intollerato introdotto, quindi non sono dose-dipendente, anche piccole quantità possono mantenere l’intolleranza; sono frequenti reazioni trasversali tra alimenti della stessa famiglia biologica o gruppo, quindi assumere alimenti collaterali vuol dire non disintossicare l’organismo e mantenere l’intolleranza; probabilmente sono dovute ad alterazioni del sistema immunitario (granulociti neutrofili – IgG 4 – interleukina 1) causate da agenti stressanti in genere, sostanze chimiche ed inquinanti. MATERIALE D’USO Provetta con 0,5 ml di citrato di sodio al 3,8% (provette tempo di protrombina). Siringa da 5 ml. Centrifuga da 1000 a 2000 RPM con braccio oscillante o rotante. Micropipette da 200 µl, da 50 µl e da 2 µl. Acqua distillata. Cuvette tipo EPPENDORF. Coprioggetti 18 x 18. Doppio microscopio ottico con obiettivi 40 x. Guanti in lattice. PREPARAZIONE DEL CAMPIONE Il Cytotest® non è un test pasto-dipendente.E’ controindicata l’assunzione di cortisonici nei 10 giorni precedenti il test. Gli antistaminici e le altre categorie di farmaci non alterano i risultati.Si effettua un prelievo endovenoso di quantità compresa tra i 2 ed i 5 ml.Il sangue prelevato viene miscelato in una provetta con 0,5 ml di citrato di sodio al 3,8%.Se la quantità prelevata è inferiore ai 2 ml si consiglia di ridurre la quantità di citrato di sodio a 0,25 ml.La miscela così ottenuta può essere centrifugata per 10 minuti a bassa velocità (1000-2000 giri/min) o lasciata sierare, possibilmente in frigo, comunque ad una temperatura compresa tra i 4 e gli 8C° (non deve congelare).Il campione di sangue deve essere analizzato entro 72 ore. LETTURA A QUATTRO OCCHI CON MICROSCOPIO L’operatore che esegue il test deve applicare alcuni accorgimenti importanti. Ordinare i vetrini (partendo dal n°0 controllo negativo) su un apposito vassoio portavetrini posizionando ogni vetrino in modo che l’etichetta si trovi a sinistra con il numero identificativo in alto. La lettura va fatta da sinistra verso destra. Per ogni sostanza la lettura deve prevedere l’osservazione di più campi (4 o 5; 7-8 nel caso di microscopi con telecamera). Si può parlare di reazione positiva solo qualora l’osservazione evidenzi un danneggiamento cellulare con una frequenza superiore al 60-70% sia all’interno dello stesso campo sia nella somma tra i campi analizzati. Qualora si riscontri un danneggiamento cellulare con una frequenza molto elevata su tutti i campi analizzati e relativamente a tutte le sostanze che compongono il kit, si può ipotizzare che: il prelievo sia stato eseguito precedentemente alle 72 ore; il montaggio del campione non sia stato eseguito in maniera corretta. In questo caso il risultato del test non è attendibile. Qualora si riscontri una reazione positiva l’operatore deve poterla classificare in base al tipo di alterazione morfologica del leucocita. La classificazione dei risultati prevede quattro possibili gradi di reazione: 1° Grado di reazione: leucociti normali impilamento dei globuli rossi normale globuli rossi normocromici i globuli rossi non assumono nessuna deformazione morfologica la membrana dei leucociti è ben conservata 2° Grado di reazione: leucociti rigonfi impilamento dei globuli rossi normale globuli rossi normocromici leucociti vacuolizzati con leggera alterazione della membrana 3° Grado di reazione: leucociti vacuolizzati non impilamento dei globuli rossi globuli rossi tendenti all’ipocromia leucociti vacuolizzati con una parziale rottura della membrana seguita da una perdita dei granuli citoplasmatici 4° Grado di reazione: leucociti in disgregazione l’impilamento dei globuli rossi è sempre meno evidente i globuli rossi sono ipocromici i leucociti sono in disgregazione con una rottura totale della membrana FAMIGLIE BIOLOGICHE Ai pazienti risultati positivi ad una o più sostanze viene suggerito di eliminarle completamente dall’alimentazione per un periodo che dipende dal grado di reazione riscontrato. L’eliminazione ha come obiettivo quello della disintossicazione dell’organismo ed in particolare permette di ottenere la perdita di memoria da parte dei globuli bianchi che quel particolare alimento è tossico per l’individuo. Viene consigliato al paziente di eliminare parallelamente anche gli alimenti che appartengono alla stessa famiglia biologica o che contengono sostanze simili, per evitare fenomeni di cross-reaction.Le intolleranze alimentari non sono perenni, normalmente, dopo un periodo di astinenza, gli alimenti risultati positivi vengono reintrodotti nella dieta evitando assunzioni quotidiane che potrebbero facilitare un nuovo accumulo di tossine nell’organismo. VANTAGGI E SVANTAGGI DEL CYTOTOXIC-TEST Nella diagnosi delle intolleranze alimentari l’utilizzo del Cytotest permette di avvalersi di numerosi vantaggi che sono di seguito sintetizzati: è un test in vitro, non vi è quindi alcun rischio per il paziente; è molto rapido; i risultati non sono falsati dalla gravità o dalla molteplicità delle intolleranze del paziente; è molto sensibile e quindi in grado di rilevare intolleranze anche lievi; è economico se paragonato ad altre tecniche; è molto selettivo ed accurato e la risposta dà una positività per uno-due-tre alimenti per volta. Gli svantaggi del Citotest sono sintetizzabili in tre punti fondamentali: la preparazione dei vetrini che compongono i kit è lunga e complessa; sono necessarie cellule vive, i campioni di sangue quindi devono essere utilizzati in tempo relativamente breve (72 ore circa); la lettura delle reazioni è soggettiva, dipende quindi dall’accuratezza del laboratorio e dalla bravura del tecnico.

Leggi Articolo
Breath Test per la diagnosi di intolleranza al lattosio
Scritto da Redazione scientifica Bianalisi 02-08-2021

Il Breath Test, termine anglosassone italianizzabile in Test del respiro, rappresenta un prezioso ausilio nella diagnosi di intolleranze alimentari e sindromi da malassorbimento.Questi disturbi dipendono dalla mancata digestione e/o assorbimento di particolari nutrienti assunti con la dieta; lampante è l’esempio dell’intolleranza al lattosio, disturbo assai diffuso in cui l’ingestione di latte e derivati porta ad episodi di flatulenza, distensione addominale, diarrea e dolori più o meno intensi al basso ventre, spesso aspecifici e di non facile inquadramento diagnostico (perché comuni anche a malattie come la celiachia, la rettocolite ulcerosa e la sindrome del colon irritabile). I breath test vengono quindi prescritti dal medico in presenza di sintomi riconducibili ad un’intolleranza o ad un malassorbimento di zuccheri normalmente assorbibili, come lattosio, sorbitolo, fruttosio o glucosio, o non assorbibili come il lattulosio e lo xilosio. In questi casi, la metodica operativa del breath test, concettualmente semplice, prevede l’assunzione di una dose prestabilita di un determinato zucchero (ad esempio 20 grammi di lattosio) e la successiva analisi dei gas espirati dal paziente dopo un certo periodo di tempo. Si ricerca in particolare il picco di idrogeno nell’aria espirata, la cui presenza è spia di fermentazione intestinale dello zucchero non assorbito, da parte della flora batterica del colon. Il breath test all’idrogeno dopo somministrazione per via orale di lattosio è un esame semplice, affidabile e non invasivo, utile per la diagnosi di intolleranza al lattosio: per questo è oggi considerato il gold standard.Il lattosio, zucchero caratteristico del latte e dei latticini, è un disaccaride composto dall’unione dei due monosaccaridi: glucosio e galattosio.Affinché il lattosio possa essere assorbito dai villi intestinali, tale legame dev’essere necessariamente scisso, liberando i due monosaccaridi che vengono poi assorbiti a livello digiuno-ileale (tratti intermedi e finali dell’intestino tenue). Artefice di tale evento è l’enzima lattasi, predisposto appunto alla digestione del lattosio.Purtroppo, una buona fetta della popolazione italiana (30-40% circa) presenta quantità molto basse di lattasi nel proprio intestino; di conseguenza il lattosio non viene digerito e prosegue il proprio transito intestinale senza essere assorbito. Giunto nel colon, la flora microbica locale lo fermenta con produzione di gas (idrogeno, metano, ed anidride carbonica), dando origine ai tipici fenomeni dell’intolleranza al lattosio (meteorismo, flatulenza, nausea e dolori crampiformi). Parte di questi gas viene riassorbita dalla mucosa del colon, quindi trasportata dal sangue venoso sino agli alveoli polmonari ed eliminata con la respirazione; ecco quindi che rilevando la quantità di idrogeno nell’aria espirata dal paziente è possibile diagnosticare l’intolleranza al glucosio.Se ad esempio vengono somministrati 20-25 grammi di lattosio (15 in caso di pazienti pediatrici), corrispondenti a 400-500 ml di latte, il test viene considerato positivo quando nell’aria espirata, dopo 30-60-90-120-150 e 180 minuti dall’ingestione, si registra un picco di idrogeno superiore rispetto ai valori basali, rilevati attraverso un primo test al momento di arrivo in laboratorio.In base all’ampiezza di tale picco, l’intolleranza al lattosio potrà essere classificata in lieve, grave e moderata, picco che invece non si registra nel soggetto che digerisce senza problemi il lattosio. La durata dell’esame è di circa 3-4 ore. PREPARAZIONE AL BREATH TEST Il breath test perde valore diagnostico nei soggetti sani intolleranti al lattosio ma con una flora intestinale scarsa, compromessa dall’uso di antibiotici o dall’abuso di lassativi e clisteri;questi soggetti possono infatti risultare falsamente negativi al test (quindi apparire sani nonostante siano effettivamente intolleranti al lattosio).Per questo, in chiave di una ottimale preparazione al breath test, è importante. Il test va eseguito a digiuno. Falsi positivi sono meno frequenti e legati alla presenza di una sovracrescita batterica nel tenue. Se condotto nel pieno rispetto di queste regole, il breath test permette di diagnosticare con certezza l’intolleranza al lattosio, indirizzando il clinico ed il paziente verso scelte alimentari corrette.

Leggi Articolo
Breath Test Urea - Helicobacter Pylori
Scritto da Redazione scientifica Bianalisi 02-08-2021

PRINCIPIO DEL TEST Il breath test sfrutta l’elevata attività ureasica di questo microrganismo per diagnosticare l’infezione.Concettualmente piuttosto semplice, l’esame si basa sulla somministrazione di urea marcata con un’isotopo del carbonio (13C o 14C); una volta ingerita, l’ureasi prodotta dal battere idrolizza l’urea in ammoniaca ed anidride carbonica, che viene assorbita dalle pareti gastriche, quindi veicolata dal sangue e rapidamente escreta nell’aria espirata. Per quanto detto, in presenza di un’infezione gastrica da parte di Helicobacter Pylori, ritroveremo una certa quantità di anidride carbonica radiomarcata nell’aria espirata dal paziente dopo pochi minuti dall’inizio del test.Analizzando quest’aria tramite appositi strumenti si risale al rapporto tra l’isotopo del carbonio scelto per marcare l’urea ed il 12C, il più frequente in natura. In genere, attualmente, si preferisce utilizzare l’isotopo del carbonio 13C come marcatore dell’urea, in quanto stabile, presente in natura, non radioattivo ed innocuo (a differenza del 14C che risulta radioattivo, in misura lieve ma non trascurabile, al punto da rendere controindicata la sottoposizione a breath test troppo ravvicinati). Nel soggetto sano non si registra attività ureasica a livello gastrico per l’assenza del battere; pertanto l’urea somministrata dal test viene assorbita ed eliminata nelle urine. La specificità dell’urea breath test è pari al 100% e anche la sua sensibilità è prossima ai valori massimi (97%).L’esame può dare risultati falsamente negativi quando effettuato a breve distanza da terapie con farmaci che inibiscono l’attività metabolica ed ureasica del batterio del batterio (antisecretori).In questi casi, la negatività del test potrebbe significare solo una momentanea inibizione del batterio (clearance) e non la completa e definitiva eliminazione (eradicazione).   ESECUZIONE E PREPARAZIONE ALL’ESAME Il breath test all’urea viene eseguito generalmente al mattino, dopo un digiuno di almeno 6 ore. Si procede con il campionamento dell’aria espirata basale (prima dell’assunzione dell’Urea):il paziente viene invitato a compiere una inspirazione profonda e a soffiare tramite una cannuccia per bibite in un flaconcino, espirando completamente l’aria contenuta nei polmoni;il paziente consegna immediatamente il flaconcino all’operatore, che provvede subito a tapparlo. L’intera procedura viene quindi ripetuta in una seconda provetta.A questo punto, il paziente viene invitato a bere una soluzione di urea marcata 13C, e ad attendere trenta minuti seduto in sala d’attesa senza bere, mangiare o fumare.Allo scadere della mezzora, il paziente ripete le precedenti operazioni: tramite una cannuccia per bibite, soffia nuovamente in un prima provetta (tempo 30 minuti), svuotando completamente i polmoni; consegna la provetta all’operatore che prevede a sigillarla, quindi ripete la procedura con una seconda provetta. L’aria espirata viene analizzata tramite spettrometro di massa, che permette di misurare la quantità di CO2 con 13C rispetto al totale della CO2 espirata. Come anticipato, in presenza di Helicobacter pylori nello stomaco, si determina un aumento di 13C nell’aria espirata, quindi un aumento del rapporto tra 13C e 12C. Per la non invasività, l’esame è scevro da complicazioni e rischi.L’unica regola di preparazione all’esame prevede – salvo diversa indicazione medica – l’astensione: per tre settimane dall’uso di antibiotici associati e inibitori della pompa protonica (l’uso di un singolo antibiotico non sembra interferie sull’esame): per una settimana dall’uso di farmaci gastroprotettori appartenenti alla classe degli inibitori della pompa protonica o degli H2 antagonisti, oltre al sucralfato (sono quindi da evitare specialità farmaceutiche contenenti cimetidina, ranitidina, pirenzepina, nizatidina, lansoprazolo, rabeprazolo, pantoprazolo, omeparazolo, esomeprazolo, sucralfato, di cui segue una lista: antepsin, antra, axagon, biomag, brumetidina, buscopan antiacido, citimid, citronizat, controloc, crafilm, cronizat, dina, ermes, esopral, etideme, eugastran, eureceptor, famodil, frilans, gastralgin, gastridin, gastrogel, lansox, leblon, levogenix, limpidex, lomevel, losec, lucen, mepral, motiax, nansen, neoh 2, nexium, nizax, notul, omeprazen, pantecta, pantoloc, pantopan, pantorc, pariet, peptazol, peptirex, pergastrid, raniben, ranibloc, ranidil, ranidiz, roxit, sensigard, stomet, sucralfin, sucramal, sucrate, sucroril, suril, tagamet, temic, ulcedin, ulcestop, ulcex, ulcodina, ulcomedina, ulcrast, ulis, zanizal, zantac, zoton). Consultare il medico per ulteriori e più precise indicazioni.Il giorno del breath test il paziente deve presentarsi in laboratorio a digiuno da almeno 6 ore se adulto, 3 se bambino. Astenersi dal fumo e dall’assunzione di caffè la mattina prima dell’esame. L’urea Breath Test per la diagnosi di Helicobacter Pylori è completamente indolore e dura in media trenta minuti.

Leggi Articolo
Intolleranze e disturbi alimentari
Scritto da Redazione scientifica Bianalisi 29-07-2021

Cefalea, sonnolenza, ansia, stipsi, gonfiori, infezioni: spesso la causa dei disturbi che ci affliggono si nasconde nelle abitudini alimentari… Capita a volte, pur senza essere affetti da una malattia precisa, di soffrire di disturbi ricorrenti e persistenti di cui non si riesce a venire a capo: gonfiori, capogiri, cefalea, stanchezza cronica, dermatiti o improvvisi cambiamenti di peso, ma anche astenia, insonnia, forme lievi di depressione. La causa potrebbe essere un’ intolleranza alimentare, fenomeno che negli ultimi anni si è ingigantito in maniera esponenziale: studi europei stimano una percentuale di incidenza delle intolleranze intorno al 13% nei bambini e al 10% negli adulti. È l’intestino che si ribella ai cibi “sbagliati”Le persone che sono affette da intolleranze accusano disturbi per anni, provando ogni tipo di cura senza accorgersi che tutto può dipendere da un certo alimento non gradito al loro metabolismo. L’ intolleranza può essere dunque il sintomo di una reazione dell’organismo a cibi comuni, insospettabili, ma che costituiscono uno stimolo tossico capace di dare luogo a numerosi problemi. Quando questi cibi sono assunti a lungo e in quantità elevate, creano un accumulo di sostanze sgradite che danno luogo ai vari disturbi. L’organo coinvolto in questo processo è in primo luogo l’intestino, che recepisce alcuni cibi come “tossici”, coinvolge il sistema immunitario e scatena le reazioni infiammatorie. Distinguere allergie e intolleranzeLe allergie sono la risposta del sangue a una sostanza estranea. Le allergie sono la reazione improvvisa e acuta dell’organismo (in particolare del sangue) a determinate sostanze irritanti (detti “allergeni”) presenti in pollini, profumi, polveri, vaccini, ma anche in alcuni cibi, come latte, uova, crostacei e molluschi, frutti di bosco, pomodori, banane, kiwi. L’allergia è scatenata dalla presenza nel sangue di speciali anticorpi, le IgE: se questi anticorpi entrano in contatto con gli allergeni, possono provocare manifestazioni fisiche immediate e violente. I sintomi: si manifestano in modo violento e sono di tipo cutaneo e/o respiratorio. La diagnosi: prevede esami del sangue e test cutanei, come Patch Test, Rast e Prick Test.Le intolleranze sono la reazione dell’intestino a certi cibi. Le intolleranze alimentari sono una reazione lenta, subdola e progressiva dell’intestino che non tollera l’ingestione massiccia di certi cibi, come ad esempio il grano, i latticini, le uova, ecc. A differenza delle allergie, le intolleranze si manifestano gradualmente e non in modo violento, e sono sempre associate alla quantità dell’alimento che viene ingerita. I sintomi: non si manifestano subito dopo l’ingestione del cibo ma possono affiorare col tempo. Sono soprattutto problemi gastrointestinali, dermatologici o respiratori. La diagnosi: nel nostro laboratorio puoi scoprire se sei intollerante a qualche alimento attraverso il CYTOTOXIC-TEST. Molto utile è la, successiva, dieta di eliminazione, che evidenzia se i sintomi si attenuano togliendo il cibo sospetto.

Leggi Articolo
Come scoprire se si hanno delle allergie? ALEX TEST
Scritto da Redazione scientifica Bianalisi 28-07-2021

Presso il Centro Bianalisi - IGEA vengono quotidianamente eseguiti esami su sangue per la ricerca di reazioni allergiche. Con un semplice prelievo ematico ricerchiamo anticorpi specifici deputati a sensibilizzare il tuo organismo quando entra in contatto con cibi e/o sostanze ambientali inalanti. Di ultima generazione, invece, è l’ImmunoCAP ISAC Test. Quest’esame non è convenzionato con il SSN ma si differenzia dagli altri perché utilizza tecniche di biologia molecolare. In particolare il test analizza la reazione dei tuoi anticorpi a contatto con proteine purificate in laboratorio che ritroviamo in vari alimenti/inalanti, questo ci permette di individuare anche le sensibilizzazioni crociate. Di seguito viene illustrato e approfondito meglio il significato dei RAST e ISAC tests. ALEX TEST A che cosa serve ALEX® Test Allergy Explorer è il primo test allergologico in vitro multiplex che permette la misurazione simultanea delle IgE totali (tIgE) e delle IgE specifiche (sIgE) per numerosi estratti allergenici e allergeni molecolari. Sulla base della nostra composizione dei pannelli degli estratti e degli allergeni molecolari, il test fornisce un quadro completo della sensibilizzazione di ogni paziente. ALEX si basa sulla nostra tecnologia proprietaria a nanosfere: ogni allergene (estratto) viene ottimizzato individualmente per la produzione. Il versatile software permette di analizzare pannelli fatti su misura in base alle necessità cliniche: multiplex on demand. Il protocollo di dosaggio ALEX integra un potente inibitore CCD (determinanti carboidratici cross-reattivi) durante l’incubazione del siero, rendendo così più chiari i risultati per le IgE specifiche. Ciò riduce l’onere dell’interpretazione per i medici dei pazienti positivi ai CCD e aumenta la specificità dei risultati del nostro test. Misurazione simultanea delle IgE totali e specifiche Completo pannello di allergeni, ottimizzato individualmente Test multiplex con composizione del pannello on-demand Inibizione dei determinanti carboidratici cross-reattivi integrata Rilevamento simultaneo degli estratti tIgE + sIgE, e degli allergeni molecolaro sIgE Ottenere profili di sensibilizzazione esaustivi utilizzando i convenzionali sistemi di test singleplex* può risultare laborioso. Spesso sono richiesti diversi cicli di test per arrivare ad una diagnosi chiara, e le IgE totali devono essere esaminate separatamente. ALEX vi offre invece un quadro pressoché completo della situazione del vostro paziente, IgE totali comprese, rendendo più effi ciente questo approccio, altrimenti frammentato. A vostra disposizione vi sono oltre 150 estratti allergenici e oltre 100 allergeni molecolari. Allergeni molecolari disponibili in esclu siva includono marcatori di rischio della famiglia delle proteine di accumulo e altri nuovi marcatori (ad es. acari della polvere di casa, malassezia sympodialis). Caratteristiche di Alex Test è un test multiplex ELISA allo stato dell’arte basato sulla chimica di immunodosaggio e su metodi di rilevamento comprovati. I parametri prestazionali analitici sono allineati con i sistemi di dosaggio commerciali attualmente disponibili. È attesa un’alta correlazione con i metodi di riferimento. Il test ALEX è destinato a supportare la diagnosi di malattie allergiche in associazione ad altri riscontri diagnostici quali anamnesi, storia clinica o esame obiettivo. Oltre ad identificare le fonti allergeniche sensibilizzanti, ALEX fornisce un profilo IgE molecolare pressoché completo ad alta risoluzione, facilmente e senza costi aggiuntivi. In confronto alla sola diagnostica basata sugli estratti, questo sistema può aggiungere informazioni diagnostiche rilevanti: Indicazioni per immunoterapia specifica Valutazione di rischio per il vostro paziente per evitare severe reazioni allergiche alimentari Informazioni molecolari sulla reattività crociata  

Leggi Articolo
Come capire se sono allergico a qualcosa?
Scritto da Redazione scientifica Bianalisi 28-07-2021

Presso il Centro Bianalisi - IGEA vengono quotidianamente eseguiti esami su sangue per la ricerca di reazioni allergiche. Con un semplice prelievo ematico ricerchiamo anticorpi specifici deputati a sensibilizzare il tuo organismo quando entra in contatto con cibi e/o sostanze ambientali inalanti. Di ultima generazione, invece, è l’ImmunoCAP ISAC Test. Quest’esame non è convenzionato con il SSN ma si differenzia dagli altri perché utilizza tecniche di biologia molecolare. In particolare il test analizza la reazione dei tuoi anticorpi a contatto con proteine purificate in laboratorio che ritroviamo in vari alimenti/inalanti, questo ci permette di individuare anche le sensibilizzazioni crociate. Di seguito viene illustrato e approfondito meglio il significato dei RAST e ISAC tests. RAST TEST Come fa il rast test a riscontrare un’allergia? Rast Test – acronimo di RadioAllergoSorbent test – è il nome di un’indagine diagnostica allergologica di secondo livello. Quest’esame si basa sul presupposto che una persona allergica ad una determinata sostanza presenta nel sangue anticorpi specifici contro quel dato allergene. Pertanto, attraverso il Rast Test si ricercano e si dosano le IgE specifiche nei confronti degli allergeni sospettati. In questo modo l’esame può confermare od escludere che il sistema immunitario dell’individuo abbia prodotto elevate quantità di immunoglobuline di classe E. Tali anticorpi sono presenti nella gran parte dei pazienti con allergia clinicamente manifesta, e la loro assenza può essere utilizzata con una certa affidabilità per escludere la sensibilizzazione nei confronti dell’allergene testato.Come anticipato, il Rast Test è un esame di secondo livello; come tale generalmente viene effettuato nei casi in cui:• i risultati delle prove allergologiche cutanee (prick test) non riflettono la storia clinica (possibile falso negativo in presenza di sintomatologia allergica suggestiva);• presenza di alterazioni della pelle, come dermografismo cutaneo o dermatite estesa, che controindicano l’esecuzione del prick test;• assunzione di farmaci antistaminici e cortisonici che renderebbero inaffidabile il risultato del prick test.In effetti, il rast test presenta un costo assai più elevato rispetto al prick test e permette di testare soltanto un numero limitato di allergeni.Il vantaggio del rast test è quello di poter essere eseguito a prescindere da eventuali trattamenti concomitanti a base di corticosteroidi od antistaminici, e da condizioni cutanee o problemi medici che controindicano l’esecuzione di test cutanei. Come si esegue il Rast Test? • Un piccolo campione di sangue viene prelevato attraverso una siringa munita di ago sottile.• Il prelievo viene tipicamente effettuato da una vena dell’avambraccio, come in ogni altro esame del sangue. Il sito in cui verrà effettuata la puntura viene preventivamente disinfettato. Talvolta, per rendere più evidente la vena di prelievo, viene applicato un laccio emostatico a monte. • Dopo il prelievo, il rast test permette una diagnosi eziologica in vitro tramite utilizzo di apparecchiatura specifica sul campione prelevato.I risultati del Rast test sono affidabili? Al pari dei test di provocazione cutanea, il potere predittivo positivo del rast test è generalmente più basso rispetto al potere predittivo negativo. Pertanto, di fronte ad un risultato negativo si è in grado di escludere con elevata probabilità la sensibilizzazione allergica nei confronti dell’allergene testato, mentre più dubbia risulta l’effettiva presenza di un’allergia in caso di risultati positivi. L’interpretazione dei risultati deve prendere in considerazione la possibilità di sensibilizzazione senza rilevanza clinica (falsi positivi al Rast test) e di allergie clinicamente rilevanti senza sensibilizzazione (falsi negativi), che possono apprezzarsi in pazienti atopici. I pannelli per la ricerca di IgE specifiche sono: 1) RAST ALIMENTARI: latte vaccino, albume, tuorlo, farina di grano, farina di mais, farina di soia, piselli, arachidi, fagioli, pomodoro, lievito, cipolla, sedano, gambero, granchio, merluzzo, tonno, polpo, formaggio molle, formaggio fermentato, albicocca, noce, ciliegia, anguria, arance, fragola, kiwi, melone, pera, pesca. 2) RAST ALIMENTARI PEDIATRICI: latte vaccino, albume, tuorlo, merluzzo, riso, farina di grano, farina di soia, carota, mela, alfa-lattalbumina, beta-lattalbumina, nocciole, caseina, glutine, pollo, maiale, manzo, cacao, banana, patata. 3) RAST INALANTI + INSETTI: dermatophagoides pteron, dermatophagoides farina, acarus siro, polvere di casa, alternaria alternate, aspergillus fumigatus, cladospordium herbarum, epitelio di gatto, forfora di cane, mix graminacee, mix erbe, apis mellifera, vespula species, lattice di gomma, betulla, acero, pioppo, quercia, platano, erba vetriola officinalis.

Leggi Articolo
Insieme per la Toscana: la rete Bianalisi - Pas
Scritto da Redazione Bianalisi 26-07-2021

Bianalisi offre un servizio completo di analisi di laboratorio attraverso una capillare distribuzione di punti prelievo sul territorio. Nella provincia di Firenze, Bianalisi opera in sinergia con la rete PAS, una rete di centri medici del non profit, con ambulatori specialistici, diagnostica per immagini e servizio di riabilitazione in un’ottica di assistenza presente e puntuale, ma soprattutto accessibile a tutti. Chiamando il numero unico 055 71.11.11 è possibile prenotare facilmente le analisi del sangue, presentandosi presso il punto prelievo Pas con un documento di identità e la tessera sanitaria; non è obbligatoria la ricetta medica. Scopriamo un po' meglio cos'è PAS La Rete PAS Pubbliche Assistenze Sanità – Centri Medici Non-Profit è il primo sistema di assistenza ambulatoriale diagnostica nato in Toscana, ad opera delle Pubbliche Assistenze: Humanitas Scandicci, Humanitas Firenze, Croce Azzurra Pontassieve e Fratellanza Popolare San Donnino.La Rete PAS si basa su un forte impegno sociale e non-profit, puntando ad offrire alla cittadinanza servizi ambulatoriali di qualità, in un’ottica di assistenza presente e puntuale, ma soprattutto accessibile a tutti. Come funziona la rete PAS?La Rete PAS, grazie alla forte e capillare presenza territoriale delle Pubbliche Assistenze che la compongono e agli oltre 130.000 soci, può garantire un impegno costante e di qualità, caratterizzato da una notevole facilità d’accesso ai nostri servizi. Il cittadino, attraverso una semplice chiamata al numero unico PAS 055 71.11.11 oppure tramite prenotazione online, potrà accedere in tempi brevi al servizio ambulatoriale di cui ha bisogno. Le nostre strutture hanno liste d’attesa ridotte e diffusione degli ambulatori nella provincia di Firenze. Quali vantaggi per chi sceglie PAS?PAS Pubbliche Assistenze Sanità garantisce una serie di vantaggi ai cittadini che scelgono di rivolgersi a noi. Una migliore offerta sanitaria - Servizi distribuiti in 10 sedi ambulatoriali; - Oltre 200 professionisti sanitari (medici specialisti, infermieri, fisioterapisti…) al tuo servizio;- Prestazioni in tutte le discipline cliniche, diagnostiche e riabilitative;- Consulenze mediche specialistiche e riabilitazione ai migliori livelli di qualità.   Prenotazioni facili e centri medici vicini a casa - Un numero unico di prenotazione per tutta la Rete PAS: 055 71.11.11; - Un portale per le prenotazioni online;- Apertura del servizio anche il sabato pomeriggio.   Facilità d’accesso ai servizi PAS - In convenzione con il Servizio Sanitario Regionale, con tempi di attesa garantiti dal sistema CUP Metropolitano;- A pagamento con tariffe sociali, contenute al di sotto di quelle correnti;- Particolari agevolazioni tariffarie per i soci. Progetti di prevenzione ed educazione sanitaria - In collaborazione con la Regione Toscana, l’Azienda Sanitaria e la Società della Salute; - Insieme al mondo delle associazioni e del volontariato;- Con i giovani per promuovere i corretti stili di vita. Da sempre le Pubbliche Assistenze, grazie all’impegno costante dei loro volontari e all’impiego di professionalità di alto livello, hanno come obiettivo primario la cura e l’assistenza alla persona e alla comunità.La Rete PAS, grazie alle sue 10 sedi operative dislocate sul territorio, vuole essere un punto di riferimento per i cittadini, che potranno sempre contare su servizi efficienti e su un personale qualificato, sempre disponibile.

Leggi Articolo
Test Sierologici Covid-19: tutto quello che devi sapere
Scritto da 16-07-2021

INTERVISTA ALLA DOTT.SSA MARIA TERESA SANDRI È utile sottoporsi a un test sierologico prima o dopo la vaccinazione? Con quale frequenza e per ottenerne quali indicazioni? Quanti test sierologici esistono e quale è più adatto alle mie esigenze? Dalla loro introduzione più di un anno fa a oggi, i test sierologici si sono via via evoluti, per diventare oggi uno degli strumenti diagnostici più richiesti in questi ultimi mesi, con la campagna vaccinale a pieno regime. Abbiamo chiesto alla dottoressa Maria Teresa Sandri, Direttore SMeL del gruppo Bianalisi Spa, di rispondere alle nostre domande per fugare ogni dubbio e poterci orientare al meglio nel mare di informazioni dalle quali quotidianamente veniamo raggiunti. Buona visione!

Leggi Articolo
Idrocolonterapia: l’intestino al centro della tua salute
Scritto da Bianalisi - San Cristoforo 29-06-2021

Perchè?  Il mal funzionamento del colon (grosso intestino) è il fattore predisponente di molti problemi di salute. L’accumulo di TOSSINE legate all’alimentazione errata, allo stress, all’inquinamento e ai farmaci, si accumulano giornalmente nel nostro intestino determinando una DISIBIOSI, ossia un cattivo equilibrio tra la flora intestinale utile e quella dannosa. L’idrocolonterapia rimuovendo le feci stagnanti e i germi dalle pareti intestinali restituisce al colon il suo ottimale funzionamento, la sua naturale capacità di difesa e l’inizio di un recupero dello stato di salute ottimale. Cos'è l'Idrocolonterapia? E’ un lavaggio intestinale che consente, attraverso l’introduzione di acqua potabile filtrata ad una temperatura di 36/38° C. di mantenere pulito ed in perfetto stato il colon e di riportare in equilibrio la flora batterica intestinale. Come si svolge? La persona in trattamento si sdraia sul fianco sinistro, si introduce attraverso il canale anale una specula ( sonda ) munita di 2 vie, una per l’introduzione dell’acqua di lavaggio potabile e filtrata, l’altra collegata ad un tubo corrugato sterile e monouso per la fuoriuscita del contenuto intestinale. Dopo di che si assume la posizione supina ( pancia in su ) con l’arto inferiore sinistro disteso e l’altro piegato. Il terapista esegue una serie di lavaggi e svuotamenti a temperatura e pressione controllata.  L’acqua introdotta ammorbidisce e scioglie il contenuto intestinale che potrà fuoriuscire così dal tubo corrugato. Durata di una seduta e frequenza Circa 30/35 minuti e per un risultato vantaggioso si consigliano almeno 3/4 sedute, distanziate una dall’altra di 7/10 giorni. La frequenza è comunque personalizzata in base al paziente e alla problematica da risolvere. Come devo presentarmi? E’ raccomandabile non assumere cibi almeno 2 ore prima della seduta ed è consigliabile assumere fermenti lattici per alcuni giorni dopo il trattamento. E’ inoltre consigliabile indossare una T-shirt per un facile accesso all’addome per i massaggi che vengono esercitati durante l’idrocolonterapia. Indicazioni Dirette: STITICHEZZA COLON  IRRITABILE DIARREE PESANTEZZA E GONFIORE ADDOMINALE METEORISMO  E FLATTULENZA (ARIA NELL’ADDOME) DISBIOSI (ALTERAZIONE FLORA BATTERICA INTESTINALE UTILE) MICOSI INTESTINALE (FUNGHI) IPOTONIA COLICA (RALLENTAMENTO MOTILITA’ DEL COLON) MALATTIA DIVERTICOLARE DEL COLON NON IN FASE INFIAMMATORIA MORBO DI CROHN NON IN FASE ACUTA O CON STENOSI RETTOCOLITE ULCEROSA NON IN FASE ACUTA  EMORROIDI ( NON IN FASE ACUTA O TROMBIZZATE E SANGUINANTI) RIABILITAZIONE DELLE DISFUNZIONI COLON-RETTO-ANALI PULIZIA DEL COLON PRIMA DI INTERVENTI CHIRURGICI PREPARAZIONE ALLA COLONSCOPIA E AD INDAGINI RADIOLOGICHE SPECIFICHE INTESTINALI ( CLISMA OPACO ) DISINTOSSICAZIONE DURANTE LA CHEMIOTERAPIA O UTILILIZZO DI RADIOFARMACI  INTOLLERANZE ALIMENTARI DEFICIT IMMUNITARI  Indicazioni Indirette: AFFEZIONI CUTANEE (ACNE, PELLE GRASSA, CAPELLI GRASSI ) CEFALEE FRONTALI ( MAL DI TESTA ) CISTITI CRONICHE RECIDIVANTI (COLIBATTERI, ESCHERICHIA COLI) PROSTATITI CRONICHE CANDIDOSI VAGINALE

Leggi Articolo
Riabilitazione pavimento pelvico e Vibrosonoterapia con pompage
Scritto da Centro Medico San Donato - Bologna 12-06-2021

Nel reparto di Fisioterapia e Riabilitazione del Centro Medico San Donato si introducono due nuovi trattamenti: - la riabilitazione del pavimento pelvico, cioè della parte più profonda del perineo ed è una struttura muscolare che chiude in basso il bacino, formando una sorta di “cupola rovesciata” sulla quale giacciono gli organi pelvici. Il perineo è formato anche da sfinteri che permettono la continenza urinaria e fecale e da muscoli che si attivano durante i rapporti sessuali. -la vibrosonoterapia, che sfrutta la tecnologia ad onde meccano-sonore selettive insieme alla terapia manuale del pompage per trattare in modo non invasivo le patologie muscolari, dei nervi e delle articolazioni potendo penetrare nei tessuti oltre i 6 centimetri. Pavimento pelvico: che problemi possono insorgere Quando il tono muscolare è scarso, si potrà soffrire di incontinenza (da sforzo quando la perdita avviene durante un colpo di tosse, mentre si ride, si salta, o quando si solleva qualcosa di pesante, da urgenza quando lo stimolo è imperioso e non si riesce a procrastinare la minzione, o mista quando si presentano entrambe nello stesso soggetto). L’incontinenza da sforzo colpisce frequentemente anche i giovani sportivi che praticano sport ad alto impatto, ma che per pudore tendono a non riferirlo ai familiari, al medico di base, all’allenatore o al medico dello sport. Una riduzione del tono favorirà i prolassi dell’utero e della vescica nelle donne, e sempre nelle donne è correlato ad una riduzione della sensibilità durante i rapporti sessuali. Al contrario, un aumento del tono muscolare potrà portare al dolore durante i rapporti sessuali sino a renderli impossibili, oppure ad un dolore pelvico cronico, un problema invalidante ove non si riscontra nessuna patologia evidenziabile con i comuni mezzi di indagine.  Pavimento pelvico: le soluzioni rieducative La riabilitazione ha sia un fine terapeutico ma anche preventivo. L’attuale tendenza è quella di utilizzare questa terapia nella maggior parte dei pazienti destinati ad un intervento chirurgico a livello pelvico. Questo può essere utile nei soggetti che dopo l’intervento chirurgico pelvico necessiteranno con una buona probabilità di una riabilitazione (come ad esempio dopo una rimozione radicale della prostata) apprendendo quindi la tecnica in assenza di dolore ed in buone condizioni generali. Oppure può essere preventivamente utile nelle donne in gravidanza per ridurre il rischio di incontinenza, prolassi, emorroidi e per migliorare il controllo muscolare durante il parto e prevenire le lacerazioni. Le metodiche terapeutiche passano dalla spiegazione dell’anatomia e della fisiologia, alla compilazione del diario minzionale che il paziente dovrà registrare regolarmente per verificare l’andamento della terapia e calibrarla di conseguenza, per poi passare a tecniche respiratorie e apprendimento di una corretta contrazione/decontrazione del perineo da svolgere a domicilio. La pubblicità dei presidi come i pannolini non aiuta la risoluzione del problema perché questi dovrebbero essere non la prima ma l’ultima possibilità, dopo la riabilitazione in primis, seguita dai farmaci ed infine dalla chirurgia.       Vibrosonoterapia: a cosa serve La vibrosonoterapia o focal vibration therapy è indicata per: dolore ai tendini (tendinite, fascite, epicondilite, etc), problemi muscolari (aumento del tono o sua riduzione), alle articolazioni o ai nervi (es. tunnel carpale), edemi, cicatrici, alterazioni della sensibilità, spasticità, sperone calcaneare e fibromialgia. Induce: - la regolazione del tono muscolare - l'alleviamento del dolore - la stimolazione della circolazione sanguigna e linfatica, grazie alle contrazioni muscolari generate dalle vibrazioni - la stimolazione della sensibilità  Il pompage è una forma di terapia manuale che consiste nel trazionare tessuti ed articolazioni con lo scopo ultimo di decomprimere le strutture e creare uno spazio che possa far diminuire il dolore e contemporaneamente aumentare l’ampiezza di movimento. Indicazioni: algie vertebrali ed articolari, retrazioni, contratture muscolari e disturbi circolatori e/o linfatici. Associato alla vibrosonoterapia ne aumenta l’efficacia. Costo e orari Roberto Spinelli, massofisioterapista triennale (pre 1995 e quindi equipollente a Fisioterapista) iscritto all’Ordine delle Professioni Sanitarie della Riabilitazione e alla Federazione Italiana Fisioterapisti, esegue questi trattamenti il martedì pomeriggio e giovedì pomeriggio dalle 14.00 alle 17.00. Riabilitazione del pavimento pelvico: durata 60 minuti, costo 60,00 € Vibrosonoterapia con pompage: 35,00 € a seduta o pacchetto di 3 sedute a 100,00 €. Per prendere appuntamento, è necessario chiamare la segreteria al numero  051.512238. CHIAMACI AL NUMERO 051.512238PER PRENOTARE I TRATTAMENTI RIABILITATIVI

Leggi Articolo
Scleromousse in Angiologia: nuova tecnica per le varici
Scritto da Centro Medico San Donato - Bologna 14-06-2021

Le varici colpiscono in prevalenza le donne risetto agli uomini e si associano a sintomi quali pesantezza alle gambe, gonfiore, formicolio, crampi e a volte dolore. Grazie alle moderne tecnologie l’intervento chirurgico non è più l’unica soluzione possibile nel trattamento delle vene varicose. Esistono, infatti, altre tecniche innovative meno invasive ed altrettanto efficaci. Cos’è la Scleromousse Una di queste è la terapia Scleromousse, ovvero una procedura che contribuisce a limitare e guarire le problematiche legate a complicanze delle vene varicose (gambe pesanti e dolenti, tromboflebiti superficiali, ulcere varicose ecc.). Si tratta di una tecnica eseguita ambulatorialmente che sostituisce lo stripping tradizionale nella cura delle grandi e piccole safene. Come agisce Prima di procedere con il trattamento vero e proprio, è norma eseguire un’analisi angiologica mirata utilizzando lo strumento ecocolordoppler, che permette di individuare con precisone quali sono le vene malate e pericolose, evitando in tal modo di toccare quelle sane. Durante la procedura, della durata di circa 20 minuti, viene iniettata una sostanza sclerosante, sotto forma di mousse, all’interno dei vasi sanguigni attraverso l’uso di una sonda ecografica. L’azione di questa schiuma sostituisce il sangue nella vena da trattare, occludendola e riducendone in tal modo il diametro nel punto della dilatazione. L’uso di questa tecnica, totalmente indolore, non richiede il ricorso al ricovero ospedaliero e permette di sclerosare vene di grosse dimensioni con dosaggi molto ridotti di farmaco. Info e contatti Il trattamento viene svolto dalla Dott.ssa Clelia Dal Piaz, angiologa. Per informazioni chiamare la Segreteria allo 051/512238 o scrivici a info.sandonato@bianalisi.it

Leggi Articolo
Pedana Stabilometrica Statica
Scritto da Fisiomedica Caravaggio 11-06-2021

COS’E’ LA POSTURALa postura è la strategia del corpo umano per restare in equilibrio nello spazio e dipende dalla relazione che assumono i segmenti corporei degli uni con gli altri. È regolata dalla contrazione tonica dei muscoli. Questo sistema tonico posturale si struttura, si sviluppa, si evolve e potendo contare su una serie di informazioni che la persona continuamente accoglie, assume, rielabora genera una serie di risposte ad esso correlate. Dobbiamo quindi immaginarci di dover riconoscere ed analizzare le informazioni che arrivano dai recettori degli organi di senso, quindi gli esterocettori o i propriocettori. Gli esterocettori ci consentono sostanzialmente di rielaborare le informazioni che noi riceviamo dall’ambiente esterno, quindi determinano la relazione che esiste tra la posizione del nostro corpo e l’ambiente in cui ci troviamo, il compito che dobbiamo realizzare. I propriocettori invece ci consentono di riconoscere la posizione che i segmenti corporei, articolazioni, muscoli e tendini vengono ad assumere in relazione al movimento che viene prodotto. Le integrazioni fra informazioni esterocettive e propriocettive, ed in misura non trascurabile anche viscerali, contribuiscono a far assumere alla persona una postura adeguata alla situazione, al momento e al compito che è oggetto dell’agire in quel frangente. Possiamo affermare quindi che l’analisi della postura ci può informare su tutte le strategie che la persona viene ad assumere, per garantire la più efficace interazione e posizionamento del corpo nello spazio. LA TECNOLOGIA La pedana Stabilometrica Statica è un dispositivo che consente di valutare la funzionalità motoria e l’equilibrio in stazione eretta. Il mantenimento della stazione eretta è infatti un task motorio tipico della postura bipodalica, nella quale occorre bilanciare l’effetto de-stabilizzante della massa corporea che presenta, il baricentro a circa il 60% dell’altezza dal piano di appoggio in posizione generalmente più avanzata dell’asse delle caviglie. L’essere umano acquisisce tale capacità, che richiede il coordinamento di abilità motorie sulla base di atti volontari, tenuto conto delle informazioni proprio ed esterocettive al momento disponibili.L’evoluzione della struttura muscoloscheletrica, la pratica di atti motori, ma anche le perdite di funzionalità delle strutture stesse, causano un continuo adattamento degli schemi motori che risentono anche delle alterazioni sensorie – per esempio il calo della vista – ma anche della perdita della forza o della capacità di controllo. Occorre inoltre ricordare che la stimolazione nocicettiva, talvolta anche sotto soglia di percezione, interferisce con i meccanismi della propriocezione alterando la risposta motoria. L’analisi dell’equilibrio in stazione eretta rappresenta quindi uno strumento importante per la valutazione funzionale perché consente di riconoscere un eventuale stato disfunzionale e attraverso l’esame dei dati acquisiti nel test, consente di formulare, ipotesi di approfondimento diagnostico caratterizzate da selettività ed appropriatezza.   Una metodica per lo screening sistematico della funzionalità dell’equilibrio di soggetti over 65 Secondo i dati Istat del 2020, i senior in Italia si avvicinano a quota 14 milioni, rappresentano cioè il 23% della popolazione del Paese. Considerando che secondo i calcoli dell’ONU questa tendenza alla longevità non farà che aumentare a livello mondiale, diventa indispensabile iniziare a ragionare in ottica di prevenzione per mantenersi in salute il più a lungo possibile, secondo i canoni dell’invecchiamento sano. L’OBIETTIVO DEL PROGETTO #IORESTOINPIEDI È INDIVIDUARE IL RISCHIO DI CADUTA NELL’ANZIANO: IN CHE MODO?Quello della caduta è un rischio subdolo, perché spesso alle prime cadute accidentali si pensa a banale sbadataggine. Potrebbe essere invece un primo segno di una disfunzione legata a molti fattori che, se opportunamente analizzati e corretti, cessano di essere fonti di rischio.  Secondo Eurosafe e Profound nel 2015 in Europa: 36.000 persone sono decedute in esito a caduta;1.443.000 persone sono state ricoverate in seguito a trauma da caduta; 2.314.000 anziani hanno visitato il pronto Soccorso a seguito di caduta. Il problema è destinato ad aggravarsi con la crescita della popolazione anziana. Occorre quindi verificare la funzionalità dell’equilibrio per riconoscere la presenza di un deficit ed eventualmente fornire indicazioni per il più appropriato e selettivo percorso di approfondimento diagnostico.  Questo è l’obiettivo del progetto #iorestoinpiedi Ridurre del 20% le cadute Risparmio in Italia =82 M€/ANNO!!! Attraverso uno screening della popolazione anziana per: • Individuare i soggetti con disfunzioni di equilibrio;• Quantificare l’entità della disfunzione;• Suggerire, in modo selettivo ed appropriato, il percorso dell’eventuale approfondimento diagnostico. Rendere disponibile a tutti gli over 65 un test non invasivo, rapido, indolore e idoneo a tutti quelli che riescono a stare in piedi per misurare la funzionalità elementare dell’equilibrio. Starà poi al medico di medicina generale, e agli specialisti che questo vorrà coinvolgere, sviluppare il percorso di approfondimento.  COME VIENE ESEGUITO IL TEST? • Con piedi uniti e paralleli (malleoli interni e radici degli alluci in contatto);• Braccia liberamente pendenti ai fianchi, capo eretto, bocca chiusa e morso non serrato;• Sulla pedana di forza posizionata in modo che il viso del soggetto sia a circa 1 m dalla parete priva di riferimenti lineari;• Facendo eseguire prima il test ad occhi chiusi e poi quello ad occhi aperti (l’ordine mira a prevenire influenze attraverso la memoria dei muscoli oculomotori);• La durata di acquisizione è di 40 sec preceduta da 5 secondi di adattamento che non vengono utilizzati nella elaborazione dei parametri. Il rapporto del Test è immediatamente disponibile insieme ad una guida alla sua lettura ed interpretazione. QUALI PARAMETRI PRENDE IN CONSIDERAZIONE IL TEST PER VALUTARE IL RISCHIO DI CADUTA? Viene proposto il test di Romberg su Pedana di Forza che consiste nel confronto fra i parametri del mantenimento dell’equilibrio ad occhi chiusi e ad occhi aperti. Lo strumento è corredato da un software molto avanzato che consente di discriminare efficacemente la presenza di una eventuale disfunzione e suggerire le più probabili cause dello stesso. In realtà il rischio di caduta è un evento più complesso, del quale l’instabilità posturale è solo uno degli aspetti. Ad esso ci rivolgiamo in questa fase anche perché lo screening consentirà di suggerire tempestivamente un percorso di approfondimento capace di riconoscere anche gli altri fattori di rischio. I parametri che lo strumento fornisce ed i criteri di interpretazione degli stessi hanno lo scopo di consentire al clinico non solo di riconoscere e quantificare l’eventuale deficit ma anche di individuare nei risultati le indicazioni per un possibile approfondimento diagnostico. Oltre al test di Romberg, il dispositivo consente anche diversi tipi di test in diverse posture e modalità. Il test di Romberg, nella sua versione fatta oggetto di standardizzazione, riveste particolare interesse diagnostico (consente infatti la valutazione del rischio di caduta e permette di orientare le scelte di un eventuale approfondimento diagnostico) ed è proprio per questo che viene esaminato con particolare e specifica attenzione. Il test stabilometrico statico consiste nel rilievo della traiettoria seguita dal COP (Punto di applicazione della risultante delle pressioni esercitate al suolo attraverso la pianta dei piedi, per contrastare la normale coppia che ci farebbe perdere l’equilibrio) mentre il paziente mantiene la stazione eretta statica. Il controllo dei movimenti dei segmenti corporei nell’esecuzione del test coinvolge: • la visione: i due occhi forniscono indicazioni “stabilizzanti”, tanto più in presenza di specifico riferimento visivo;• la propriocezione muscoloscheletrica (articolazioni, muscoli, tendini e cute): consente il confronto fra le posizioni dei segmenti corporei attuali e desiderate per l’esecuzione dello schema motorio;• il Sistema Nervoso Centrale (SNC) in tutte le sue componenti: mette in atto gli “schemi motori individuali”, per eseguire in corretta sequenza gli schemi stessi aggiornando i comandi sulla base di informazioni di ritorno proprio ed esterocettive. È bene ricordare che in stazione eretta statica non c’è contributo vestibolare – se non per eventuali anomalie dello stesso – al mantenimento dell’equilibrio (la letteratura dimostra infatti che, in assenza di accelerazioni o di rotazioni assai maggiori di quelle sperimentate nel mantenimento della posizione statica, non c’è contributo vestibolare). Nel 1836 il Professor Romberg aveva proposto un test che, ponendo a confronto le oscillazioni (Sway) misurate nel mantenimento della posizione ad occhi chiusi (dove è attiva la sola propriocezione muscoloscheletrica) e aperti (ove alla propriocezione si aggiunge la percezione visiva), consentiva l’immediato apprezzamento della funzionalità propriocettiva associata ai meccanismi centrali di controllo. Con l’impiego della Pedana Stabilometrica Statica, dotata di prestazioni metrologicamente validate ed impiegando adeguati algoritmi di elaborazione, è oggi possibile fornire una valutazione strumentale molto più sensibile, indipendente dall’operatore e quindi ripetibile, con una varietà di parametri che consentono di suggerire in modo motivato ed oggettivo la possibile presenza di cause di instabilità posturale. Esteso range di paramentri calcolati: • Sway Path- Sway Area (lunghezza della traiettoria seguita dal COP e area spazzata dal raggio che connette il punto medio della traiettoria a tutti i successivi punto della traiettoria stessa); • Rapporto SA/SP (mm): è inversamente proporzionale al “tono posturale”, il tono cresce al diminuire del valore del rapporto generalmente compreso fra 2 e 3; • Oscillazioni Antero-Posteriori/Latero-Laterali: fornisce una indicazione sulla stabilità; • 5 Parametri statici riguardanti la morfologia dell’ellisse: un altro modo di valutare l’ampiezza delle oscillazioni e verificare l’eventuale presenza di una direzione preferenziale di oscillazioni; se presente nel test a OC può suggerire una presenza di una problematica vestibolare, se presente nel test a OA può suggerire la presenza di deficit visivo; • 3 Parametri strutturali attraverso i quali si possono valutare sia la presenza di interferenza nocicettiva sia il deficit motorio; 5 Indicatori diagnostici:   Quoziente di Romberg; Indice di Tono Posturale; Indice di Funzionalità Motoria; Limite di stabilità; INDICE DI FUNZIONALITÀ POSTURALE (SPF), TALE PARAMENTRO DA CONSIDERARE SEGNALE DI DEFICIT QUANDO ASSUME UN VALORE >9. Attraverso i parametri della Stabilometria si possono discriminare soggetti disfunzionali: • Deficit propriocettivo muscoloscheletrico;• Deficit vestibolare;• Deficit visivo;• Deficit centrale. QUAL È IL PERCORSO LOGICO DA SEGUIRE? Il processo “logico” dovrebbe seguire i seguenti passi: a) Se i valori di SPF sono entrambi < 10 il test è negativo. b) Se almeno un valore di SPF >9, è opportuno approfondire. c) Se i quozienti di Romberg sono fuori norma si può ipotizzare un deficit propriocettivo. A seconda delle indicazioni al Soggetto può essere suggerito: • Un approfondimento diagnostico selettivo ed appropriato (Visita Neurologica, Visita OtorinoVestibologica, Visita oculistica, Visita Fisiatrica) • Un percorso di Rieducazione Posturale e Propriocettiva Fra i campi di applicazione della Stabilometria Statica ci sono quindi: LO SCREENING DEL RISCHIO DI CADUTA – UN GRAVE PROBLEMA PER L’ANZIANO TANTO PIÙ IN CONDIZIONI DI “FRAGILITÀ”; la medicina legale – per la valutazione di idoneità ai lavori in quota ma anche per oggettivare (o smentire) danni funzionali da “colpo di frusta”; la neurologia – per la valutazione dei deficit funzionali di competenza; la medicina della riabilitazione – per riconoscere e misurare il deficit funzionale; la medicina dello sport – per il monitoraggio della condizione atletica.

Leggi Articolo
Dormire non ti fa riposare? Da oggi c'è la soluzione!
Scritto da Centro Medico San Donato - Bologna 07-06-2021

Vivisol (multinazionale leader nell'assistenza domiciliare e nei disturbi del sonno) e il Centro Medico San Donato hanno avviato una collaborazione volta alla realizzazione di un Centro di Medicina del Sonno, diretto dal Dott. Marcello Bosi (Pneumologo) nell’ambito del quale sono stati sviluppati percorsi diagnostici-terapeutici all'avanguardia per la cura dei pazienti con disturbi del sonno e con apnee notturne. I SEGNALI CHE METTONO IN LUCE LE APNEE DEL SONNO Se di notte russi, hai un sonno inquieto, al mattino hai mal di testa, hai difficoltà a concentrarti e ti senti stanco durante il giorno, potresti soffrire di apnee notturne, una sindrome che comporta ripetute interruzioni del respiro mentre si dorme.Spesso, però, chi soffre di questa patologia non lo sa. Il primo campanello di allarme infatti è proprio il comune russamento, detto anche roncopatia, che può essere quindi non solo fastidioso, ma anche pericoloso per la salute.La Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSA) può interessare chiunque, a qualsiasi età, anche se risulta più frequente negli uomini con più di 45 anni e nelle donne in menopausa. Uno dei principali fattori di rischio inoltre è l’obesità.Le conseguenze del disturbo, soprattutto se si protrae nel tempo, possono essere molto importanti e compromettere la qualità della vita, contribuendo a causare altre patologie e problematiche tra cui: • disturbi della memoria• riduzione del desiderio sessuale• malattie cardiovascolari• malattie metaboliche (diabete 2)• maggiore rischio di incidenti stradali COME SCOPRIRE SE HAI LE APNEE Per diagnosticare la Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno basta un semplice esame da fare mentre dormi. Si chiama polisonnografia o poligrafia del sonno ed è un test che utilizza un piccolo dispositivo con dei sensori da indossare durante la notte per monitorare la qualità del sonno, registrando l’andamento del respiro e del battito cardiaco. È un esame affidabile, indolore, privo di controindicazioni, che richiede come preparazione, nelle ore precedenti la registrazione, di: non assumere alcolici, non fumare, non consumare bevande contenenti caffeina o sostanze stimolanti, evitare pasti pesanti, per non influire negativamente sul sonno. Per effettuare la registrazione non è necessario interrompere eventuali terapie farmacologiche in atto. L'ESAME Prenota la poligrafia del sonno ed esegui l’esame a casa tua. Il poligrafo verrà montato il venerdì pomeriggio presso il poliambulatorio e dovrà essere riconsegnato il lunedì successivo. I RISULTATI Si esegue la poligrafia con referto entro 15 giorni. I risultati del monitoraggio vengono valutati dal Dott. Marcello Bosi che avvia il paziente alla terapia più adeguata a lui e lo segue con regolarità nel tempo.Se necessario, il Centro di Medicina del Sonno mette a disposizione altre figure specialistiche formate e in grado di prendere in carico e trattare al meglio tutte le comorbosità che emergono (nutrizionista, endocrinologo, neurologo, cardiologo, otorinolaringoiatra). Dormi male o soffri di insonnia? Russi o hai difficoltà a respirare di notte? Rivolgiti al Centro di Medicina del Sonno chiamando lo 051.512238!

Leggi Articolo
Intervento rigenerativo ortopedico
Scritto da Centro Medico San Donato - Bologna 04-06-2021

Da qualche anno in ortopedia per rigenerare le articolazioni si usano con successo le cellule mesenchimali, un tipo particolare di staminali, che, una volta iniettate nell'articolazione interessata, stimolano la ricostruzione della cartilagine. Il Dott. Maurizio Magnani, specialista in ortopedia e traumatologia a Bologna, è stato uno dei primi promulgatori di questa efficace tecnica rigenerativa ed esegue presso il Centro Medico San Donato questo tipo di intervento. QUANDO RICORRERE AL TRATTAMENTO Il trattamento con le cellule mesenchimali è indicato per: • dolori articolari riconducibili a problemi di usura della cartilagine • malattie degenerative dei tendini (epicondilite, tendine di Achille, rotuleo, della cuffia, dei rotatori ecc.) e lesioni muscolari degli sportivi • post operazioni ortopediche al termine dell’intervento (sui menischi, ricostruzione legamento crociato, riparazione cuffia dei rotatori, osteonecrosi, ecc.) per migliorare la guarigione, diminuire il dolore post-operatorio e accelerare il recupero e la riabilitazione, sia per la vita comune che per lo sport. FOCUS CARTILAGINE La cartilagine è il tessuto che riveste le estremità delle ossa di un'articolazione, con il compito di ridurne l'attrito e di fare da ammortizzatore. Purtroppo con l'età la cartilagine rallenta le proprie naturali possibilità di autorigenerarsi: "ciò rappresenta un problema della medicina contemporanea, perché dopo i 50 anni tante persone iniziano a soffrire di artrosi causata dalla sua usura" spiega il Dottor Maurizio Magnani.Le articolazioni che subiscono danni a livello cartilagineo sono quelle soggette a maggiore carico, ossia il ginocchio, l'anca e la caviglia, ma anche la spalla, il gomito e il polso possono evolvere in artrosi per sovraccarico lavorativo o sportivo.   L'IMPORTANZA DELLA DIAGNOSI PRECOCE In caso di sintomi è consigliato consultare il proprio medico ortopedico. E' importante, infatti, avere una diagnosi precoce, perchè la cartilagine ha un limitato potenziale di guarigione ed è molto difficile da trattare.Per riscontrare con certezza l'usura della cartilagine di un'articolazione, occorre sottoporsi a una Risonanza magnetica."Quando il danno è contenuto esistono cure conservative, come le iniezioni periodiche di acido ialuronico per lubrificare l'articolazione. Nei casi più seri, invece, si ricorre alla chirurgia protesica.Oggi, quando non è ancora necessario intervenire chirurgicamente, è possibile stimolare la rigenerazione della cartilagine, ricorrendo all'infiltrazione autologa, ossia di particolari cellule staminali proprie, dette mesenchimali. Questa nuova tecnica, rispetto alle iniezioni di acido ialuronico, ha il vantaggio di essere una soluzione duratura" illustra il dottor Magnani. IN COSA CONSISTE L'INTERVENTO Le mesenchimali sono cellule staminali adulte, immature e indifferenziate, in grado di stimolare la rigenerazione della cartilagine delle articolazioni. Si trovano nel sangue periferico, nel midollo osseo e soprattutto si possono reperire in grandi quantità nel grasso. "L'opzione più conveniente è quella di estrarle dal tessuto adiposo, dove sono facilmente prelevabili attraverso una procedura poco invasiva e indolore" spiega il dottor Maurizio Magnani. prelievo di tessuto adiposo da pancia o coscia Il medico aspira con una cannula il tessuto adiposo e lo processa in un apposito kit monouso, filtrandolo per isolare la porzione di tessuto ricca di cellule mesenchimali; infiltrazione nei tessuti Le cellule mesenchimali vengono infiltrate con una semplice iniezione nello spazio articolare interessato. L'intervento dura circa 30 minuti, è poco invasivo e non prevede ricovero: la persona torna a casa, deambulando, subito dopo la procedura. "Si possono infiltrare più articolazione nello stesso tempo; spesso lo si fa per le ginocchia o le anche, basta dosare il prelievo" dice lo specialista. La procedura ambulatoriale si svolge in una sala operatoria con garanzie di sterilità e con l'assistenza di un anestesista e di personale infermieristico qualificato. I RISULTATI In genere, il miglioramento inizia nell'arco dei primi tre mesi, mentre il massimo beneficio si ottiene dopo sei mesi e continua oltre l'anno. Il risultato immediato è l'aumento della lubrificazione e la diminuzione dell'attrito dell'articolazione e quindi del dolore. Nelle situazioni di maggiore logoramento e nell'artrosi precoce di persone giovani, l'infiltrazione ritarda la necessità di un ricorso alla protesi e potrebbe anche evitarlo, con la possibile ripetizione della procedura dopo diversi anni. Negli anziani di oltre 75-80 anni, in cui è controindicato l'intervento di protesi in presenza di altre malattie, si può ottenere un netto miglioramento della qualità della vita.   Per informazioni, costi e prenotazione rivolgersi allo 051.512238 o info@centrosandonato.com Fonte: dalla rivista Viversaniebelli, servizio di Tiziano Zaccaria con la consulenza del Dottor Maurizio Magnani, specialista in ortopedia e traumatologia a Bologna              

Leggi Articolo
Apnee notturne, quando sono da considerarsi pericolose
Scritto da Centro Medico San Donato - Bologna 04-06-2021

Nei pazienti con sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (OSA), il sonno si caratterizza per la presenza di eventi ostruttivi nelle vie aeree superiori (faringe) della durata minima di 10 secondi, ma che spesso durano più di un minuto.Durante ogni evento ostruttivo si verifica una caduta dell’ossigenazione nel sangue arterioso (evento spesso grave), un microrisveglio cerebrale di cui il paziente non ha memoria al risveglio, aritmia cardiaca e una crisi ipertensiva arteriosa.La gravità della sindrome è definita dal numero totale di eventi e dalla loro durata (nei casi più gravi possono parassitare tutto il sonno). LE CAUSE La Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSA) può interessare chiunque, a qualsiasi età, anche se risulta più frequente per 49% dei maschi e 24% delle donne di età compresa tra i 35 e i 70 anni. I maggior fattori di rischio per l’OSA sono il sovrappeso, la circonferenza del collo superiore a 40 cm, l’obesità e l’invecchiamento. I SINTOMI Spesso chi soffre di questa patologia non lo sa. Il primo campanello di allarme infatti è proprio il comune russamento, detto anche roncopatia, che può essere quindi non solo fastidioso, ma anche pericoloso per la salute. Altri sintomi a breve termine sono: • eccesso di sonnolenza diurna• il sonno poco riposante• la nicturia (cioè i numerosi risvegli notturni per urinare)• la stanchezza• la perdita della capacità di concentrazione e di mantenere l’attenzione  prolungata (questi sono causa di incidenti stradali e di scadenti performance lavorative) I sintomi a lungo termine o malattie che si sviluppano nel tempo sono: • l’ipertensione arteriosa• le cardiopatie ischemizzanti• la fibrillazione atriale e le bradiritmie• lo scompenso cardiaco• le cerebrovasculopatie• il diabete mellito• l’insufficienza renale cronica• i disturbi dell’umore e le malattie neurodegenerative (come la malattia di Alzheimer e il morbo di Parkinson). Vanno considerati ad alto rischio di OSA i soggetti che hanno tre o più di questi sintomi. LE CAUSE La Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSA) può interessare chiunque, a qualsiasi età, anche se risulta più frequente per 49% dei maschi e 24% delle donne di età compresa tra i 35 e i 70 anni. I maggior fattori di rischio per l’OSA sono il sovrappeso, la circonferenza del collo superiore a 40 cm, l’obesità e l’invecchiamento. I SINTOMI Spesso chi soffre di questa patologia non lo sa. Il primo campanello di allarme infatti è proprio il comune russamento, detto anche roncopatia, che può essere quindi non solo fastidioso, ma anche pericoloso per la salute. Altri sintomi a breve termine sono: • eccesso di sonnolenza diurna• il sonno poco riposante• la nicturia (cioè i numerosi risvegli notturni per urinare)• la stanchezza• la perdita della capacità di concentrazione e di mantenere l’attenzione prolungata (questi sono causa di incidenti stradali e di scadenti performance lavorative). Vanno considerati ad alto rischio di OSA i soggetti che hanno tre o più di questi sintomi. I sintomi a lungo termine o malattie che si sviluppano nel tempo sono: • l’ipertensione arteriosa• le cardiopatie ischemizzanti• la fibrillazione atriale e le bradiritmie• lo scompenso cardiaco• le cerebrovasculopatie• il diabete mellito• l’insufficienza renale cronica• i disturbi dell’umore e le malattie neurodegenerative (come la malattia di Alzheimer e il morbo di Parkinson). COME CURARLE L’OSA è una patologia impegnativa e non rara, ma purtroppo oggi è molto sottodiagnosticata. La diagnosi e la presa in carico del paziente OSA richiedono un Centro di Medicina del Sonno qualificato e relativo medico esperto, in cui le diverse opzioni terapeutiche permettono soluzioni personalizzate ed efficaci finalizzate a curare tutti i livelli di gravità della sindrome: questo consente di praticare una medicina personalizzata alle esigenze ma anche alle aspettative del paziente. Le opzioni terapeutiche sono: terapia comportamentale e modifica degli stili di vita (suggerita a tutti i pazienti con OSA e non raramente è risolutiva) terapia posizionale obbligata nel sonno, con piccoli dispositivi elettronici il paziente viene forzato a dormire nelle posizioni in cui non manifestano apnee-ipopnee uso di dispositivi orali chiamati MAD (mandibular advancement device ), cioè byte che impediscono alla lingua di cadere posteriormente durante il sonno occludendo le vie aeree per le forme più gravi OSA è possibile avviare l’opzione CPAP ( continuous positive airway pressure), ossia un piccolo e silenzioso ventilatore collegato al paziente tramite una piccola maschera nasale che funziona come stent pneumatico (generando e mantenendo una pressione positiva nelle prime vie aeree del paziente ne viene impedito il loro collasso) opzione chirurgica otorinolaringoiatrica.   Ti riconosci in questi sintomi? Vuoi trovare la terapia giusta per curarti? Rivolgiti al Centro di Medicina del Sonno chiamando lo 051.512238!  

Leggi Articolo
Dolore alla Colonna
Scritto da Fisiomedical Caravaggio 01-06-2021

Nella pratica clinica quotidiana moltissimi pazienti lamentano dolori cronici della colonna vertebrale, che si presenta ormai da anni, nonostante innumerevoli visite mediche e trattamenti svolti.Nella diagnosi la corretta conduzione dell'anamnesi è fondamentale per dipanare i dubbi Le cause dei dolori riferiti alla colonna vertebrale sono molteplici, e possono essere riassunti, nelle forme più frequenti, come segue: sindrome miofasciale, infiammazione delle articolazioni o dei legamenti della colonna, artrosi della colonna, ernia del disco sintomatica, dolore per patologie viscerali, fibromialgia. SINDROME MIOFASCIALE Nella sindrome miofasciale il dolore è causato da contratture muscolari croniche, definito "trigger point", caratterizzate da ispessimento della zona fibrosa, ischemia, irritazione e sensibilizzazione dei nervi.In questi casi il dolore si presenta già dal mattino, oppure dopo un più o meno lungo periodo di immobilità: classico il caso di chi sta seduto per un'ora di seguito e sente la "stilettata" appena fa lo sforzo di alzarsi.Generalmente i distretti della colonna più colpiti dalla sindrome miofasciale sono quelli alti: dolore al collo, trapezio, dolori alla mandibola o cefalea di  tipo tensivo, oppure dolore tra le scapole. Il dolore classicamente migliora con il movimento, con lo stretching, con il calore o con la "disattivazione" del trigger point, per cui le terapie più efficaci sono: infrarossi, agopuntura , massaggio, energia vibratoria muscolare e stretching. Alla base della sindrome miofasciale c'è sempre un'attitudine costituzionale o caratteriale a stare "in allerta", trattenendo  le emozioni, soprattutto negative. Molto spesso tali situazioni sono accompagnate dalla tendenza a trattenere il respiro e a rimanere per ore, in modo automatico, con i muscoli della mandibola, del collo e delle spalle in tensione continuativa. Per questo motivo il percorso terapeutico, in questi casi, non può prescindere dalla rieducazione del tono muscolare e del respiro: tramite strumenti di bio-feedback il paziente si rende conto delle sue contrazioni automatiche, e può così allenarsi a resettare il tono muscolare e a sentire la differenza tra contrazione e rilassamento, per poi riprodurre questa sensazione nel suo quotidiano. SCIATICA VERA E SCIATICA FINTA Quando, viceversa, i dolori colpiscono la colonna lombare, è importante fare la diagnosi differenziale tra cause muscolo-posturali e cause infiammatorie.E’ infatti molto frequente che un paziente con lombalgia cronica sia sottoposto a risonanza magnetica e che venga evidenziata una protrusione discale. La terapia viene quindi rivolta alla cura della protrusione (a volte chirurgica) e il dolore non si modifica: è presente un’ernia, ma non è la sola causa del dolore.Il dolore di tipo infiammatorio è classicamente aggravato dal movimento e dal carico, quindi si presenta durante o dopo la giornata di lavoro, o quando si sta molto tempo in piedi e, in caso di ernia infiammata, può essere proiettato alla gamba fino al tallone oppure fino al ginocchio, ma, anche in questo caso, esistono condizioni che simulano la sciatica: punto trigger dei muscoli glutei o infiammazioni dell'articolazione sacroiliaca sono cause di "finta sciatica".In caso di dolore infiammatorio la terapia d'elezione è l’Ossigeno-Ozono Terapia , l'Elettroagopuntura, il Laser Hilt e l'Enerpulse Papimi, per il miglioramento dell'infiammazione e del dolore. CONCLUSIONI: RIPROGRAMMAZIONE POSTURALE Una gamba corta, la rotazione del bacino, un appoggio asimmetrico dei piedi sono frequentemente alla base delle alterazioni della colonna lombare: in questi casi la visita medica Posturologica, accompagnata dall’esame visuo-posturale e da esami strumentali, quali la baropodometria e la stabilometria, ha lo scopo di individuare e correggere le anomalie posturali alla base del dolore alla colonna, anche tramite l’utilizzo di plantari propriocettivi. 

Leggi Articolo
Tomeex: Tomografia Elettrolitica Extracellulare

La Tomeex, o Tomografia Elettrolitica Extracellulare, è un dispositivo medico non invasivo che valuta tre importantissimi processi patologici di tipo neuroendocrino e metabolico, non evidenziabili con altre indagini strumentali, in assenza di danno d’organo: 1. La presenza e la localizzazione di processi infiammatori cronici2. Il tono del sistema neurovegetativo di risposta e adattamento agli stress3. L’eventuale degenerazione delle fibre sensoriali I tre processi sono interconnessi tra di loro, in quanto lo stress cronico produce molecole in grado di indurre uno stato infiammatorio diffuso. A sua volta l’infiammazione cronica (conseguente, per esempio, ad un’alimentazione scorretta), rappresenta uno stimolo stressogeno che attiva in modo permanente il sistema neurovegetativo di adattamento.Stress cronico ed infiammazione diffusa, a loro volta, possono condurre a formazione di radicali liberi e di prodotti della glicazione che, nel tempo, logorano le fibre sensoriali ed inducono una serie di sintomi quali: - Sensazione di stanchezza già dal mattino - Difficoltà di concentrazione- Crisi di pianto o sensazione ingiustificata di tristezza- Insonnia- Irritabilità- Palpitazioni cardiache- Dolori muscolari diffusi- Problemi dermatologici- Disturbi funzionali dell’apparato gastrointestinale (gastrite cronica, sindrome dell’intestino irritabile)- Disturbi ormonali e metabolici- Difficoltà a perdere peso- Abbassamento delle difese immunitarie Tecnicamente la Tomeex analizza la bioimpedenza della matrice extracellulare, sia basale che dopo lievi stimoli elettrici, producendo alcuni indici correlati con l’energia cellulare, con il metabolismo e con la capacità reattiva.Il BEC (Basal Extracellular Conductance), quando ridotto, è correlato con la perdita del ritmo del cortisolo, ormone dello stress, e con l’infiammazione cronica, mentre la bioimpedenza ridotta dopo stimolo corrisponde ad una perdita di acqua e di minerali fondamentali in alcuni distretti, viceversa, quando aumentata, è segno di edema, infiammazione ed acidosi (DECW- e DECW+ rispettivamente).Gli indici descritti consentono di individuare anche la sede dell’infiammazione, per esempio “addome superiore destro” o “addome inferiore centrale”, guidando il medico verso eventuali indagini più approfondite. L’analisi Tomeex viene eseguita, in pochi minuti, su 34 zone corporee, quantificando quante zone rispondono agli stimoli in modalità fisiologica (eustress, in verde), quante zone non rispondono agli stimoli (distress, in giallo) e quante zone rispondono in modo paradossale (burnout, in rosso).Più il soggetto si discosta dalla modalità eustress più è alta la probabilità di sviluppare patologie degenerative, cardiache, neurologiche, metaboliche ed immunologiche.La Tomeex analizza anche la densità delle fibre nervose, in particolare delle mani e dei piedi, che possono essere danneggiate dai processi infiammatori e dall’esposizione ai radicali liberi.Attraverso l’analisi Tomeex siamo in grado, pertanto, di porre la diagnosi differenziale rispetto ai processi descritti, impostando quindi una terapia mirata, basata su suggerimenti alimentari, eventuali supplementazioni alimentari e tecniche di neuromodulazione, quali l’agopuntura o la stimolazione vago-auricolare, finalizzate al ripristino dell’equilibrio omeostatico. L’obiettivo ultimo è quello di risolvere le patologie disfunzionali descritte, eliminare i sintomi menzionati ed invertire la tendenza allo sviluppo di gravi patologie degenerative correlate con il processo d’invecchiamento, attuando una reale Medicina Preventiva.

Leggi Articolo
Anemia e Visita Ematologica
Scritto da Redazione Bianalisi Lazio 08-02-2021

L’anemia da carenza di ferro (detta anche anemia sideropenica) è la tipologia più comune di anemia. E’ causata generalmente da un ridotto livello di ferro depositato nell’organismo, per scarso apporto con il cibo ovvero per riduzione dell’assorbimento, ovvero per perdite ematiche (in genere occulte/croniche), livello che interferisce sulla corretta produzione dell’emoglobina, una proteina presente sulla superficie dei globuli rossi, con conseguente riduzione della capacità di trasportare l’ossigeno ai tessuti del nostro organismo. Tra le cause principali: le emorragie acute o croniche, lo scarso apporto attraverso gli alimenti ricchi di tale sostanza, scarsa capacità di assorbimento (in concomitanza con malattie del tratto digerente quali gastriti croniche, morbo di Chron, celiachia, ecc), la gravidanza nei casi in cui la gestante inizia già con livelli ridotti di ferro nel proprio organismo), interventi chirurgici importanti che escludono parte del tratto digerente interessato all’assorbimento del ferro stesso. La sintomatologia può variare da disturbi lievi o trascurabili, fintanto che i depositi di ferro a livello soprattutto del fegato riescono a compensarne la carenza, fino a sintomi importanti quali stanchezza, pallore della cute, irritabilità, insonnia, vertigini e/o cefalee, fragilità delle unghie e dei capelli, tachicardia, ecc. Lo specialista ematologo può indirizzare la ricerca della/e eventuale/i causa/e attraverso esami ematochimici e strumentali in funzione della storia clinica e dei disturbi del paziente, oltre che a fornire uno specifico supporto terapeutico farmacologico volto a ripristinare nel più breve tempo possibile le riserve carenti dell’organismo ed alla risoluzione della sintomatologia.

Leggi Articolo
Professionalità e tecnologia
Scritto da Redazione Bianalisi 07-01-2020

La fine di un anno e l’inizio di uno nuovo sono sempre un momento di bilanci: è il periodo in cui tirare le somme, valutando ciò che si è raggiunto nei mesi passati e stabilendo nuovi obiettivi. Se pure in modalità differenti, tutto questo vale tanto per il singolo individuo, quanto per le aziende. È quindi tempo di bilanci anche per Bianalisi, realtà leader a livello nazionale nell’esecuzione di analisi di laboratorio ed indagini diagnostiche alla persona, presente in Veneto con una rete di punti prelievo e centri medici polispecialistici. Centro Medico Rovigo e Centro Attività Motorie sono le sedi rodigine nelle quali Bianalisi ha impresso maggiormente la propria impronta. Le strutture sono state, e sono tutt’ora, oggetto di una vera e propria riorganizzazione generale, diretta a rispondere in modo sempre più appropriato alle necessità dei pazienti, concretamente traducibile in implementazioni tecnologiche e qualitative dell’offerta di servizi medici. Allo scopo di comprendere in modo più chiaro quali sono le ultime novità e gli obiettivi per il nuovo anno, ne parliamo con il Dott. Giannandrea Carrari, Regional Manager Bianalisi per il Veneto. Dottor Carrari, è ormai oggettivo che i centri Bianalisi della città di Rovigo stiano rilanciando la propria immagine. Ha qualche importante novità da comunicarci? Il profondo cambiamento di rotta cui sono sottoposte già da qualche anno le sedi Centro Medico Rovigo e Centro Attività Motorie è comprovato dalla profonda modifica dei servizi offerti e anche dal recentissimo cambiamento delle direzioni sanitarie. Ricordo che il Direttore sanitario è una figura medica fondamentale nel funzionamento della struttura sanitaria, poiché garantisce la guida, la supervisione e la qualità di tutti i servizi. Il Dottor Antonio Navarro, specialista Radiologo ed ex Direttore di dipartimento dell’Ospedale di Rovigo, per vent’anni primario di Radiologia delle strutture ospedaliere dell’Alto Polesine, è ora il Direttore Sanitario di Centro Medico Rovigo. Il Dottor Pierluigi Castiglione, specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione, ex primario della riabilitazione ortopedica dell’Ospedale di Zevio e professionista con venticinque anni di esperienza alle spalle, è la figura di riferimento per Centro Attività Motorie. Qualche altro professionista ha iniziato un rapporto di collaborazione con le strutture? Dai primi giorni del nuovo anno ha iniziato la sua collaborazione con Centro Medico Rovigo il Dottor Riccardo Panzavolta, specialista in Radiologia, che metterà la sua esperienza al servizio di Bianalisi. Per oltre trent’anni ha lavorato in qualità di radiologo presso l’Ospedale di Rovigo, con particolare specializzazione nel campo della Risonanza magnetica addominale e della gestione delle Tac total body. A questo proposito viene spontaneo chiedere quale sia il rapporto dei centri con la sanità pubblica del territorio. Le nostre strutture sanitarie, tutte accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale, collaborano sinergicamente e si coordinano con gli uffici della Ulss Polesana (Cup, Direzione Sanitaria, Direzione Generale), fornendo un utile e fondamentale supporto per rispondere alle richieste del territorio. Per la diagnostica possiamo offrire Tac, Risonanze magnetiche ed Ecografie, ed il settore riabilitativo può avvalersi di una piscina terapeutica riscaldata che rappresenta un’eccellenza in tutto il territorio provinciale, oltre che di apparecchiature elettromedicali di ultima generazione, come la nuova generazione di Tecar o la Vibra 3.0. Sono inoltre sempre più numerose le specialità mediche e gli specialisti di grande esperienza, disponibili nelle nostre sedi, e non va trascurata la presenza dei nostri punti prelievo che, sparsi nel territorio, completano l’offerta dei servizi. In merito alla collaborazione con il Rugby Rovigo Delta, può dirci qualcosa? Sono orgoglioso di affermare che Bianalisi continua anche per la stagione 2019-2020, ad essere lo sponsor tecnico diagnostico sanitario di riferimento del club rodigino, una delle squadre di rugby più titolate d’Italia. La squadra continuerà a godere dei servizi sanitari offerti dal gruppo Bianalisi, che spaziano dall’ambulatorio di Medicina dello Sport al supporto riabilitativo di Centro Attività Motorie, dalla diagnostica per immagini alle valutazioni mediche “urgenti” della traumatologia sportiva di Centro Medico Rovigo. Il 2019 sembra essersi concluso in modo estremamente positivo per le sedi Bianalisi rodigine. Quali sono gli obiettivi per il 2020? L’obiettivo principale, sicuramente ambizioso, è continuare il percorso intrapreso: proseguire con gli investimenti tecnologici e nelle alte professionalità, diventare il riferimento sia per i cittadini di Rovigo che per tutta la provincia. Il tutto costantemente supportato dai valori simbolo del gruppo BIANALISI che sono: centralità della persona, qualità ed innovazione.

Leggi Articolo
Check-up tiroideo

Sempre più persone soffrono di disturbi legati alla tiroide, un'importante ghiandola coinvolta nella regolazione del metabolismo basale e in numerosi importanti processi. Dal suo malfunzionamento possono derivare sintomi a carico di diversi organi, ecco perchè è importante effettuare dei controlli frequenti.

Leggi Articolo
Prevenzione: un semplice e rapido emocromo

Le piastrine sono i più piccoli elementi figurati del nostro sangue e rivestono un ruolo fondamentale nella coagulazione; queste cellule, infatti, aggregandosi sono in grado di bloccare le emorragie. Le piastrine si attivano soltanto in risposta a stimoli ben precisi; se avvenisse il contrario, se cioè si aggregassero quando le circostanze non lo richiedono, o se, al contrario, non si attivassero al momento in cui il loro intervento è richiesto, si avrebbero conseguenze molto severe per l’organismo. La conta delle piastrine nel sangue è molto utile per diagnosticare diversi disturbi, non solo del midollo osseo, fegato, coaugulazione, ma anche in caso di tumore, artrite e infezioni di diverso tipo.Un check-up periodico, con un semplice e rapido emocromo, è il modo migliore per prevenire o intervenire tempestivamente in serie patologie. Vi aspettiamo.

Leggi Articolo
Nuove apparecchiature Walker View e Iso-Free
Scritto da Redazione Medical Center 03-02-2020

Medical Center si è recentemente dotato di nuove e sofisticate attrezzature con cui è possibile valutare lo stato e la forma fisica ed eseguire allenamento e recupero funzionale personalizzato. WALKER VIEW Un tapis roulant computerizzato ad alta tecnologia in grado di valutare contemporaneamente ed in tempo reale sia una analisi del passo che del movimento  di tutti i segmenti del corpo. Permette, con un avanzato  sistema di sensori,  telecamere e monitor ad alta risoluzione,  di eseguire  esami  e tests posturali e di movimento specifici  ed allo stesso tempo  di trattare direttamente la Persona correggendo in tempo reale l’assetto posturale in fase dinamica e di movimento, in più valutando di continuo questi parametri  e la eventuale  correzione che viene visivamente trasmessa  dal monitor all’Utente. Dispone di specifici programmi di allenamento che possono essere eseguiti  immergendo la Persona in  una realtà virtuale trasmessa dal monitor  in base all’attività sportiva prescelta. Indicato sia nella riabilitazione e recupero funzionale che nell’allenamento sportivo. ISO-FREE Un apparecchio innovativo che attraverso un sofisticato sistema di rilevamento con telecamere e sensori permette di riconoscere i movimenti della Persona  ed il Suo equilibrio posturale sia statico che dinamico. E’ in grado di eseguire importanti tests modulari specifici per valutazione dell’atteggiamento posturale, statico e dinamico, e tests addizionali per l’analisi del salto e della velocità di reazione specifica nei diversi sport. Fornisce modelli di  riabilitazione, training ed allenamento personalizzabili, con controllo e correzione  del movimento immediatamente  percepiti dalla Persona con visione diretta al monitor, ed anche in questo caso sono  disponibili  specifici programmi di allenamento che possono essere eseguiti  una realtà virtuale trasmessa dal monitor  secondo l’attività sportiva prescelta. E’ estremamente utile in riabilitazione, nel recupero funzionale e nell’allenamento sportivo.

Leggi Articolo
CHE COSA SI INTENDE PER PREVENZIONE VASCOLARE?

La Chirurgia Vascolare e l’Angiologia sono una branca della Medicina e della Chirurgia dedicata allo studio e La cura delle malattie delle arterie e delle vene, cioè i vasi che permettono al sangue di circolare e quindi di portare nutrimento a tutti gli organi del nostro corpo. L’arteriosclerosi è il più comune difetto degenerativo che colpisce le arterie, portandole a fenomeni di tipo espansivo (ANEURISMI) oppure riduttivo (STENOSI/OCCLUSIONI) con conseguenze anche mortali o molto invalidanti se non correttamente diagnosticati e trattati. Strumento essenziale della valutazione del rischio vascolare è l’esame clinico del paziente associato all’esecuzione dell’ecocolordoppler. Quest’ultimo è un ecografia dinamica delle arterie e della vene. Le informazioni che un esame ecocolordoppler può fornire sono sia di tipo morfologico (il calibro e le caratteristiche dell’arteria o della vena) che di tipo flussimetrico (la velocità di passaggio del sangue, la presenza di turbolenze che possono essere i prodromi della formazioni di un evento trombotico ed embolico). L’esame ecocolordoppler è uno strumento non invasivo, di rapida esecuzione ambulatoriale che permette di ottenere, in mani esperte, un enorme quantità di dati sulle condizioni di rischio vascolare del paziente esaminato. Nella valutazione ambulatoriale del rischio vascolare si possono identificare 2 momenti essenziali: L’esame anamnestico (la storia) e fisico completo della valutazione dei polsi arteriosi L’esame ecocolordoppler dei vari distretti corporei che si intendono studiare Grazie a questi due passaggi il medico specialista in Chirurgia Vascolare è in grado di esprimere un giudizio clinico-strumentale sullo stato di salute vascolare della persona esaminata. QUALI RISPOSTE DOPO UNA VISITA DI CHIRURGIA VASCOLARE E ANGIOLOGIA? Al termine della visita clinica e strumentale il paziente potrà essere informato dello stato di salute dei seguenti distretti vascolari: Vasi carotidei e vertebrali (valutazione del rischio cardio-neurologico) Vasi succlavi e degli arti superiori Aorta addominale e suoi rami principali (arteriopatie obliteranti e aneurismi aortici addominali) La vena cava inferiore e le sue tributarie La vena porta e le sue tributarie Vasi femorali, poplitei e tibiali (arteriopatie periferiche, rischio vascolare nel diabetico, sindromeda intrappolamento popliteo nei soggettivi giovani sportivi) Vasi venosi femorali e popliteo gemellari per la diagnosi della trombosi venosa profonda Vena grande e piccola safena (valutazione chirurgica delle varici, diagnosi di flebite o varicoflebite) Studio del drenaggio linfatico (edema declive, gambe gonfie, crampi notturni). LA TERAPIA MEDICA E CHIRURGICA IN CHIRURGIA VASCOLARE Se l’esame clinico e strumentale ha evidenziato particolari criticità vascolari, lo specialista è in grado di esprimere un giudizio di cura adeguata al soggetto specifico. La cura non sempre è chirurgica, anzi il più spesso delle volte la terapia medica si basa sull’utilizzo di farmaci in grado di favorire la circolazione arterovenosa e linfatica. Tipicamente il quesito più frequente per il quale il chirurgo vascolare viene interpellato è l’edema declive (gambe gonfie) che è legato ad una alterazione del circolo linfatico spesso associato ad abitudini di vita scorrette (sovrappeso, poco movimento) o malattie delle vene superficiali. In questa tipica patologia benigna, l’utilizzo di integratori minerali e farmaci drenanti uniti alla corretta compressione elastica, è già in grado di dare sollievo e risultati estetici in breve termine. La prevenzione vascolare quindi è un ampio capitolo della Medicina che spazia da patologie complesse come i mortali aneurismi aortici fino alle più comuni patologie delle varici superficiali. Un esame clinico e strumentale vascolare eseguito in un ambiente specialistico adeguato è uno strumento essenziale per la comprensione dello stato di salute del paziente.

Leggi Articolo
Prevenzione dermatologica: l'attenzione sotto al sole
Scritto da Redazione Artemedica Tor Vergata 05-11-2020

La bella stagione è in arrivo e, come ogni anno, fin dalla primavera aumentano le occasioni per esporci ai caldi raggi solari. Dai primi bagni di sole, infatti, si scoprono braccia, gambe e viso, fino alla ricerca dell'abbronzatura estiva, per la quale ci si sveste completamente e si gode dei raggi solari in costume. Se la sensazione di benessere è notevole, non si può trascurare il fatto che alcune conseguenze relative alla cosiddetta tintarella esistono, e non vanno sottovalutate. L'esposizione ai raggi solari, infatti, può provocare diverse reazioni cutanee: dagli eritemi alle modificazioni dei nei, fino alla comparsa del melanoma cutaneo. Per questo, è fondamentale adottare degli accorgimenti di prevenzione dermatologica, che possano ridurre i rischi che i raggi UV portano con la loro azione. I rischi dell'esposizione ai raggi UV non protetta Il sole fa bene? Questa domanda, che fino a qualche decennio fa aveva come unica risposta il “sì”, negli ultimi anni è stata fonte di discussione tra molti esperti dermatologi ma anche tra tutti coloro che, quotidianamente, si espongono ai raggi solari e ne hanno valutato le conseguenze. I rischi per la pelle dovuti ai raggi UV sono ormai assodati se l'esposizione risulta eccessiva, o senza un'adeguata difesa dai loro effetti. Al di là del benefico effetto sull'umore e sulla sintesi della vitamina D, prendere il sole su alcune parti del corpo non coperte non risulta affatto salutare. Specialmente nel caso in cui ci si dimentichi un'adeguata crema protettiva o ci si “abbandoni” per un tempo eccessivo all'azione dei raggi ultravioletti. In questo caso, la pelle si difenderà dal sole tramite la produzione di un pigmento definito melanina in grado di provocare lo scurimento della pelle; quell'abbronzatura risulta, quindi, spia dell'aggressione che abbiamo subito dai raggi UV (e dai più pericolosi UVA, che scendono maggiormente in profondità). Questi raggi sono in grado di penetrare nei nostri tessuti e riflettere la luce sulle cellule, con un'energia che viene in parte assorbita e, per la parte rimanente, verrà immagazzinata negli strati sottocutanei. In questa sezione del derma si trovano i melanociti che, producendo la melanina "scuriscono" la pelle e assorbono i raggi UV, scaricandone l'energia. In questo procedimento la pelle viene sottoposta ad uno stress notevole, che la renderà bersaglio di un processo di invecchiamento precoce, con la possibile comparsa del melanoma, di neoplasie della pelle e di nei.  Raggi solari e DNA: rischi e danni Il DNA delle cellule cutanee può essere danneggiato dalle radiazioni ultraviolette, che a volte causano la morte delle cellule stesse, mentre in altri casi le trasformano in cellule cancerose, mediante una crescita incontrollata. I raggi UV sono in grado di modificare il patrimonio genetico della cellula cutanea con la loro azione che ne altera le basi di azoto, andando a formare dei legami anomali. Di regola le alterazioni vengono riparate dal meccanismo di difesa della pelle ma, in altri casi, portano alla comparsa di mutazioni cellulari che possono causare la comparsa di tumori cutanei. Tumori della pelle e sole: conferme e smentite I tumori del rivestimento cutaneo possono essere di varia tipologia e il più aggressivo è sicuramente il melanoma, che presenta fattori di rischio legati anche alla genetica, alla presenza di numerosi nei e lentiggini sul corpo, tipici del fototipo con capelli e pelle chiari. Gli studi dermatologici recenti hanno messo in luce il ruolo dell'esposizione solare nel rischio di sviluppo dei tumori cutanei, ma la relazione causa-effetto non è certo così netta. I rapporti tra raggi ultravioletti e neoplasie sono complessi, se si considerano anche altri organi. La luce solare, consentendo all'organismo di produrre un adeguato livello di vitamina D, è in grado per esempio di ridurre il rischio tumorale per altre parti del corpo, di ridurre alcuni sintomi depressivi o migliorare alcuni disturbi veglia-sonno. Come comportarsi allora? È fondamentale una prevenzione dermatologica ma non la rinuncia totale al sole. Da diversi anni l'assottigliarsi dello strato di ozono dell'atmosfera, che ci proteggeva come un filtro dai raggi emessi dal sole, ci impone di valutare i tempi e le modalità di esposizione con la massima attenzione, tramite un'azione di prevenzione dermatologica globale. Come prevenire i disturbi cutanei dovuti al sole Sono necessarie delle regole di prevenzione dermatologica, da mettere in atto ad ogni esposizione solare, per evitare danni al nostro sistema cutaneo.  Utilizzare creme di protezione SPF +50 – vanno spalmate prima e durante l'esposizione al sole. Evitare le ore più calde.. Effettuare visite dermatologiche periodiche (consigliate nei periodi pre e post vacanza). Eseguire una mappatura nei per controllarne lo stato e l'eventuale crescita anomala. Praticare una minima auto-ispezione periodica: nel caso si rivelino nei che cambiano forma o colore, rivolgersi al dermatologo. Mappatura nei: cos'è e dove si fa Tra i vari esami dermatologici possibili, la mappatura dei nei è ideale per il controllo del quadro cutaneo, con una diagnosi accurata sullo stato dei nevi (definizione medica dei nei) e per una corretta prevenzione o cura. Detta anche dermatoscopia ad epiluminescenza con videoregistrazione, la mappatura nei permette al dermatologo di osservare la cute, esaminandone le strutture e micro-strutture che caratterizzano i nevi tramite il dermatoscopio. Grazie a questo esame diagnostico dermatologico, è possibile individuare più facilmente eventuali melanomi e controllare eventuali modificazioni dei nevi, tramite il confronto delle loro immagini nel tempo. Il percorso di difesa dermatologica va seguito fin dai primi mesi di esposizione solare per evitare danni epiteliali o di entità maggiore. La velocità della luce, si potrebbe dire ironicamente, può essere battuta sul tempo solo da una corretta prevenzione o da una diagnosi precoce!

Leggi Articolo
I disturbi della menopausa: come trattare la sindrome genito-urinaria
Scritto da Redazione Artemedica Tor Vergata 20-01-2021

Il periodo fisiologico che caratterizza la menopausa, per una donna può essere percepito attraverso diversi sintomi, oltre alla scomparsa del ciclo mestruale. Per alcune, può presentare dei disturbi correlati, che partono da una fase di preparazione del corpo a questo cambiamento, con alterazioni riguardanti l'apparato uro-genitale. L'apparato che presiede le attività urologiche e sessuali, è ovviamente quello che risente maggiormente del mutamento ormonale, dato che la scomparsa di estrogeni e testosterone, può provocare dei disturbi a carico dell'apparato urinario e genitale.Tra i vari sintomi, si possono presentare delle sensazioni di secchezza vaginale, i fastidi durante la minzione, incontinenza urinaria, fino alla comparsa di dolore durante i rapporti sessuali completi. Tali disturbi vanno prevenuti fin dalla loro comparsa, che può avvenire sia in fase di pre-menopausa, in media dai 46 ai 51 anni, sia nella fase di menopausa, che si svolge intorno ai 51-55 anni. L'atrofia vulvovaginale Si tratta di una delle patologie principali, detta anche VVA (VulvoVaginal Atrophy), che comporta una degenerazione degli organi e dei tessuti, dovuta a cause ormonali ma anche a cattiva circolazione sanguigna, infezioni, patologie neurologiche etc. I tessuti diminuiscono di volume e di peso, anche nell'apparato genitale e urinario esterno; l'atrofia determina l’involuzione delle cellule che costituiscono i tessuti vaginali e vulvari, un processo che coinvolge anche la vescica e l’uretra. È proprio questa atrofia a determinare i suddetti sintomi di secchezza e difficoltà urinarie, con specifiche manifestazioni Sintomi vaginali: irritazione, bruciore, perdite vaginali biancastre a volte odorose. Sintomi urinari: urgenza nella minzione, incontinenza, bruciori, infezioni con cistiti ricorrenti. Sintomi sessuali: mancanza di lubrificazione vaginale e dolore durante i rapporti sessuali.  La sindrome genito-urinaria in menopausa Si parla, con tali sintomi, di sindrome genito-urinaria, la quale comporta un assottigliamento dei tessuti a livello della vescica e dell’uretra, che perdono struttura e funzionalità. La mucosa della vagina subisce facilmente microabrasioni spontanee, che provocano una sensazione di “taglietti dolorosi” dopo il rapporto sessuale. In tal caso, oltre al dolore, aumentano i rischi di infezioni contratte per via sessuale, raddoppiate nelle donne con secchezza e atrofia. Anche la mucosa uretrale diventa meno efficiente nel contenere l'urina e si infiamma facilmente dopo i rapporti, provocando bruciori durante la minzione. In alcuni casi, si arriva ad una cistite originata dall’aumentata vulnerabilità della mucosa agli elementi patogeni. Un fenomeno legato alla menopausa è anche quello a carico delle fibre elastiche della mucosa e della sottomucosa vaginale, vulvare e uretrale: si assottigliano e il collagene scarseggia, come in ogni processo legato all'età che avanza. I tessuti perdono l'elastina e le fibre di collagene divengono biologicamente scadenti, a causa della mancanza di fibroblasti prodotti dagli ormoni, che fino a questo periodo costruivano giornalmente i tessuti. Nel tempo, la vagina diventa sempre più stretta e rigida, mentre la vulva presenta secchezza e sottigliezza e anche dal punto di vista sessuale si hanno ripercussioni; i vasi sanguigni, infatti, tendono a chiudersi, provocando una minore reattività agli stimoli nervosi di eccitazione, con una progressiva perdita della sensibilità sessuale.Cosa fare? Diagnosi e terapie per la sindrome genito-urinaria Prima di tutto è consigliabile, ai primi sintomi, effettuare una diagnosi, tramite i Vaginal Health Index. Il ginecologo o l'urologo lavorerà attraverso l’analisi di 5 parametri che consentono di definire la presenza dell'atrofia e il suo stadio di avanzamento: elasticità vaginale secrezioni vaginali pH mucosa epiteliale umidità della vagina. Dopo di che, una volta definito un livello di sintomatologia alto, ovvero con manifestazioni di un certo rilievo, si può pensare ad una cura efficace per la sindrome genito-urinaria. Spesso vengono prescelte terapie ormonali, che si avvalgono di estrogeni locali come l'estriolo o il promestriene, impiegati per supplire alla mancanza di produzione ormonale del corpo. Il primo può essere usato anche per diversi anni ed è più leggero dell’estradiolo. Il promestriene, invece, è formato da estrogeni coniugati ed è quindi un estrogeno di sintesi farmaceutica. Inoltre, da poco è diffuso un nuovo farmaco da assumere per via orale, l’ospemifene: non si tratta di un ormone, ma di un modulatore selettivo dei recettori estrogenici (Selective Estrogen Receptor Modulator, SERM), in grado di agire sui tessuti in modo differente, a seconda delle necessità. A livello di terapia locale, invece, vengono spesso adoperati i gel vaginali per le loro proprietà di idratazione, lubrificazione e rigenerazione dai danni vaginali. Questi gel arrivano ad idratare gli strati più profondi del tessuto vaginale, tramite i liposomi e il loro contenuto di acido ialuronico, che forma una pellicola liquida contro l’irritazione cutanea, prurito e bruciore. Il trattamento Vagy Combi Una tecnologia altamente innovativa, utilizzata nei trattamenti della sindrome genito-urinaria, con modalità similari ai trattamenti anti-età per il rilassamento cutaneo, abbina infatti le tecnologie cosmetiche di elettroporazione e radiofrequenza. L’elettroporazione veicola l’acido ialuronico o altri prodotti idratanti nella zona interessata dall'atrofia, con ottimi risultati di maggiore permeabilità nei tessuti vaginali dei principi attivi, che li tonificano e aumentano il trofismo vaginale. La radiofrequenza somministra calore nella zona interessata per un certo periodo di tempo, determinando un innalzamento del potenziale energetico delle membrane cellulari favorendo, anche in questo caso, il trattamento per contrastare l'atrofia vulvovaginale. In ogni caso, un'ottima prevenzione per questi disturbi, è quella di effettuare una serie di controlli durante le prime fasi della menopausa, onde evitare che le situazioni di atrofia degenerino, fino ad episodi di incontinenza urinaria, bruciori e lesioni dei tessuti.

Leggi Articolo
La dieta detox dopo le feste: depurare e dimagrire

Nel periodo natalizio, si sa, si tende a esagerare con il cibo e le calorie. Una volta terminati i pranzi in famiglia e le cene tra amici, però, è tempo di ritrovare la leggerezza... se non altro sulla bilancia! Nel momento in cui vengono meno le occasioni di abbuffate e brindisi di fine d'anno, ci potremmo ritrovare con qualche chilo di troppo e con un accumulo di alimenti, che hanno messo a dura prova il nostro fegato. Già, perché tutto ciò che mangiamo passa attraverso quest'organo, che lo filtra e lo metabolizza. Come depurarsi e detossinare il fegato, dopo le feste? La prima regola da adottare è quella di seguire una dieta depurativa, non solo nei giorni post abbuffata ma anche per un periodo più ampio di tempo. Questo non vuol dire sottoporsi a grossi sacrifici, ma seguire alcuni semplici consigli nutrizionali e sulle corrette abitudini alimentari.   Evitare di salire sulla bilancia. Può avere solo delle conseguenze psicologiche negative, senza aiutarci a rientrare nei ranghi. Per rendere meno problematica la situazione sarebbe decisamente meglio disfarsi delle montagne di dolcetti e cioccolatini.  Ridurre drasticamente alcuni alimenti. Eliminare il più possibile grassi o fritti, evitare di cucinare con il burro, limitarsi a un bicchiere di vino al giorno (meglio sospendere per 10 giorni se si è bevuto troppo durante le feste). Inoltre, l'alcol non va mai associato ai farmaci, nemmeno in piccole quantità.  Iniziare la giornata con una colazione nutriente e leggera. Perfetto l'ananas, che aiuta il metabolismo e scioglie i grassi, insieme a frutta fresca di stagione tagliata a pezzi, da abbinare a yogurt bianco magro e una manciata di noci, nocciole o mandorle. Il tè verde è antiossidante e disintossica l'organismo. In alternativa una spremuta fresca. Alla larga dal latte: al contrario di quel che credono in molti, è un alimento che non depura, anzi contiene dei grassi dannosi. I latticini di derivazione animale possono essere sostituiti dai derivati del latte di soia o di riso.  Saltare i pasti pensando di depurarsi è sbagliatissimo. In realtà si attiva un meccanismo di difesa. Il cervello, infatti, già al pasto successivo ordina al metabolismo di accumulare più grassi, per compensare le "perdite" precedenti e prevenire eventuali digiuni a distanza ravvicinata. Allo stesso modo, non è assolutamente necessaria la classica dieta in bianco, del tutto inutile e pesante da un punto di vista psicologico.  Non abbandonare del tutto l’attività fisica. Anche se durante e dopo le feste è dura fare qualche sacrificio, l’attività fisica può essere d’aiuto per smaltire i chilogrammi presi: scegliere tra 30 minuti di cyclette o passeggiata o corsetta. Per i più fortunati, optare per sport come lo sci alpino, lo snowboard o anche il pattinaggio sul ghiaccio.  Ridurre per 10 giorni il consumo di frumento. Pane, pasta e prodotti da forno possono essere rimpiazzati dagli stessi cibi preparati con le alternative al grano: farine di segale, grani antichi, mais, avena, quinoa, amaranto, riso, farro, orzo, grano saraceno, sorgo.  Sostituire la carne rossa con la carne bianca: pollo, tacchino, coniglio. Inoltre, anche pesce fresco, uova e legumi, aiutano il fegato a smaltire le tossine e sono ricchi di fibre - veri e propri spazzini dell'apparato digerente. Le proteine delle carni magre e del pesce contribuiscono ad aumentare il senso di sazietà e a mettere in moto il metabolismo. Inoltre costruiscono i muscoli, sfavorendo l'accumulo adiposo. La conseguenza è la riduzione graduale del gonfiore addominale.  Ai pasti principali, aggiungere verdura cruda o cotta al vapore o lessata. La sua elevata azione drenante, depurante e riempitiva, è nota per verdure come indivia, carciofi, broccoli, porri, verdure a foglia verde come spinaci, cicoria. Da non dimenticare, inoltre, le barbabietole, che abbondano in vitamine del gruppo B e C, in magnesio, calcio, zinco, ferro e betacarotene. La verdura può essere condita da olio extravergine di oliva crudo, mentre sono banditi tutti i condimenti grassi, come burro, margarina e maionese. Via libera a zuppe, brodo vegetale, minestroni e passati di verdura.  Eliminare additivi e zuccheri, per un regime alimentare detossificante. I conservanti artificiali sono additivi che rendono più laboriosa la digestione: eliminarli contribuisce a raggiungere l'obiettivo disintossicante. Non consumare piatti pronti e alimenti confezionati, ricchi tra l'altro di sali e zuccheri. Se possibile scegliere i prodotti biologici. Per rendere i cibi più saporiti condirli con spezie dalle proprietà disintossicanti come rosmarino, timo, cumino, curcuma e zenzero. Abbondare inoltre con aglio e cipolle, rinomati ortaggi dalle proprietà depurative.  Per quanto riguarda le bevande, evitare tè, caffè, bevande gassate, succhi di frutta industriali. Sono troppo ricchi di zuccheri; meglio bere almeno 2 litri di acqua a temperatura ambiente per tutta la giornata, oltre a tè verde e infusi a base di erbe drenanti come il tarassaco, il finocchio, la betulla, malva e il cardo mariano. Un'ottima idea detox è quella di preparare centrifugati di frutta, aggiungendo molta acqua oppure l'aceto di sidro di mele, rinomato per le notevoli proprietà disintossicanti.  Può sembrare un lungo elenco, ma val bene studiarlo e farlo proprio, per poter eseguire una dieta disintossicante in ogni momento dell'anno, quando la si desidera e quando l'organismo la richiede!Anche se la prova costume è lontana, si inizia dalla cura della salute fin da gennaio, per arrivare il prima possibile in perfetta forma, evitando un eccessivo accumulo di grassi e alimenti intossicanti.

Leggi Articolo
La corretta postura? In ogni momento assumiamo quella giusta
Scritto da Redazione Artemedica Tor Vergata 12-01-2021

Il benessere che deriva da una posizione corretta quando si siede, si cammina o si lavora, è fondamentale per preservarci da disturbi legati all'apparato osteo-articolare o muscolo-scheletrico. Già, perché una corretta postura equivale a tenere la colonna vertebrale nella sua posizione naturale e fisiologica, e la nostra spina dorsale risente per prima delle posizioni sbagliate della schiena e, conseguentemente, di tutto il resto del corpo. Educazione posturale, in ogni posizione. Sembra un gioco di parole, in realtà il titolo dichiara la necessità di acquisire una capacità di tenere il proprio corpo nella posizione più ergonomica in ogni momento della giornata, sia quando siamo seduti o fermi, sia quando camminiamo o corriamo. Le tante circostanze contribuiscono invece a farci assumere posture innaturali che si ripercuotono sulla muscolatura della schiena e in alcuni casi, se recidive, rendono necessaria una consulenza posturologica oppure una visita con l'osteopata. Prima di rendere la situazione critica, è bene ricordare non solo quali siano le posizioni da prendere, ma anche quanto sia necessario rilassarci anche e soprattutto quando è richiesta la nostra concentrazione.Come mai? Anche gli stati emozionali influiscono sulla postura! Sovrappensiero o stressati: attenzione alla postura Le tensioni irrigidiscono il corpo, si sa. Quante volte, in un periodo di particolare stress, si sente un peso sulle spalle non solo simbolico: contratture, infiammazione cervicale, stanchezza all'altezza del collo e mal di testa... insomma in molti si rendono conto che le somatizzazioni da stress possono aumentare le già scorrette posture, deformando il sistema muscolo-scheletrico. Queste problematiche, in ogni caso, vanno a sommarsi a quegli atteggiamenti sbagliati che, senza accorgercene, assumiamo spesso durante le attività giornaliere.   Davanti al PC Per chi esercita un lavoro sedentario di questo tipo, la posizione corretta da mantenere davanti lo schermo non è facile ma fattibile, una volta conosciuta. Le gambe devono essere piegate in modo da creare un angolo a 90 gradi, in cui i piedi sono ben poggiati a terra. La schiena deve essere dritta e le spalle non alzate, bensì volte all'indietro e rilassate verso il basso. Non incrociate le gambe, la circolazione trova un blocco, che potrebbe portare al gonfiore degli arti inferiori.È importante, poi, fare pause periodiche per sgranchirsi le gambe, dato che in tal modo si riattiva il sistema circolatorio. In piedi, in fila e fermi in attesa Petto in fuori e pancia in dentro! Così usavano dire nei film i militari alle loro reclute: e non è sbagliato. I muscoli dell'addome si possono così estendere, aumentando la capacità del respiro. Bisogna caricare il corpo su entrambe le gambe: pesando invece solo su una delle due gambe, magari con borse pesanti portate sempre dallo stesso lato, si rischiano dei forti dolori alla schiena. Inoltre, è sbagliato portare sempre tacchi alti e rimanere molto tempo in piedi, se non possiedono un appoggio abbastanza esteso.  Tecnologia e postura: attenzione ai cellulari! Arriva un messaggio e si digita, poi una notifica, dopo un po' la posta elettronica... insomma un viavai continuo che fa abbassare la testa, alzare il braccio per tempi troppo lunghi, curvare la nostra colonna vertebrale. È importante prevenire i dolori cervicali anche da queste piccole cose, mantenendo la testa alta, con lo schermo all'altezza degli occhi ed evitando di stare troppi minuti con il braccio nella stessa posizione (magari il gomito piegato per scrivere si può sostituire con un allungamento ogni 2 minuti, oppure un comodo messaggio vocale, più breve!).  Durante la camminata Camminate anche sovrappensiero ma... guardate davanti a voi, la testa e il collo sempre puntati verso terra portano ad un'infiammazione dei muscoli cervicali. La camminata deve essere formata da un appoggio sicuro, con il tallone prima e con la punta poi. Se si cammina sempre “in punta di piedi”, di certo possono sorgere diverse problematiche sia a livello podologico che circolatorio. Al volante, seduti correttamente La sicurezza di guida e il benessere del nostro apparato muscolo-scheletrico, partono anche da una corretta postura durante il tragitto in macchina. Specie per chi guida, è importante appoggiare la schiena al sedile per bene, con la nuca sul poggiatesta, regolando il sedile per arrivare ai pedali senza doversi curvare in avanti o premere sul bacino. Per chi sta molto tempo in macchina, sono utili anche dei poggiatesta a prova di comodità! La corretta postura mentre si sogna Di certo non ce ne accorgiamo, ma mentre dormiamo potremmo ritrovarci in strane posizioni. L'importante è partire bene, posizionandoci su un lato, sdraiati di fianco, con le gambe flesse. La colonna vertebrale si mantiene ben allineata nella posizione fetale. Fondamentali per chi soffre di cervicale, materassi e cuscini ad hoc.   Piccoli consigli di posturologia Immaginare che siate legati ad una corda, che dalla testa vi sollevi in alto, mantenendovi nella giusta tensione muscolare, ma attenzione a non irrigidire la muscolatura. Ogni tanto fate un esercizio per la distensione delle gambe: seduti a terra, stendetele e toccate la punta dei piedi con le mani, abbassando il busto. Allungamento della schiena, spalle e collo saranno di gran beneficio anche per i polpacci e le ginocchia, preposti a sostenere tutto il peso corporeo. Seduti, magari davanti al PC, ogni tanto sollevate le gambe e mantenete le spalle rilassate, con la schiena dritta: la circolazione e la muscolatura se ne avvantaggeranno. Attenzione, allora, a non perdere mai la giusta posizione, dato che le conseguenze di una postura scorretta potrebbero riversarsi su diverse zone del corpo, favorendo disturbi come: tendiniti, dolori articolari, cervicalgie, dorsalgie, lombagie, dolori costali o intercostali, dolori al coccige, disturbi all'ATM - sistema muscolo scheletrico sciatiche, cruralgie, nevralgie, etc. - sistema neurologico acidità gastrica, ernia iatale, turbe digestive, etc. - sistema digestivo dolori funzionali del piccolo bacino in gravidanza rinite, sinusite cronica, patologie asmatiche, vertigini, cefalee problemi di deglutizione, etc. - sistema ORL - Otorinolaringoiatria.

Leggi Articolo
Vaginosi Batteriche
Scritto da Redazione Labomedica 01-05-2020

Le VAGINOSI BATTERICHE sono una tra le più comuni cause di infiammazione vaginale, talvolta anche durante la gravidanza. Presso il centro Labomedica potrete eseguire un semplice tampone vaginale per verificare la presenza di batteri responsabili di vaginosi, ed individuare la terapia più efficace. Questa analisi è eseguita con tecniche molecolari. Parlane con il tuo ginecologo di fiducia! Potrete eseguire il test molecolare per la Vaginosi ed il tampone vaginale per la ricerca di germi comuni e miceti nei seguenti orari: PRELIEVI: lun-ven 07:00 – 10:30 sab 08:00 – 10:00 SENZA APPUNTAMENTO. INFO 06/710.26.68  

Leggi Articolo
Prenotazioni ON-LINE!
Scritto da Redazione Bianalisi 01-07-2020

Non fare la fila! Ricordati che puoi prenotare on-line le tue visite ed i tuoi accertamenti direttamente dal sito. Iscriviti e resta aggiornato su tutte le nostre news e promozioni. Sul sito Bianalisi Lazio è possibile registrarsi dalla sezione “Area Clienti” ed avere così accesso al sistema di prenotazione on-line. In questo modo sarà possibile prenotare visite ed esami direttamente dal proprio pc, senza attese, visionando le date disponibili per l’appuntamento richiesto e scegliendo tra queste quella preferita. Se presenti, verranno visualizzate a video anche le eventuali indicazioni per la preparazione all’esame. Newsletter Inoltre iscrivendosi alla nostra newsletter verrete informati periodicamente delle iniziative, promozioni e novità offerte dal Centro.

Leggi Articolo
Tante tariffe vantaggiose a tutela della tua salute!
Scritto da Redazione Bianalisi 07-09-2020

Bianalisi Lazio è vicino alle tue esigenze! Abbiamo pensato per te tante tariffe vantaggiose a tutela della tua salute: chiamaci o vieni a scoprirle presso il Centro. In Bianalisi Lazio abbiamo a cuore la salute dei nostri pazienti: proprio per questo abbiamo pensato di offrire alcune prestazioni a tariffa speciale, per favorire una corretta prevenzione alla portata di tutti, con prezzi vantaggiosi molto vicini a quelli del ticket ospedaliero. Così al vantaggio economico si aggiunge la comodità di poter eseguire gli esami in tempi brevi e senza lista d’attesa, e la garanzia di qualità offerta dai nostri Specialisti, tutti esperti e qualificati. In più periodicamente verranno proposti pacchetti di prevenzione, visite e/o esami specifici a tariffe promozionali a tempo limitato. Tutto questo per essere sempre vicini ai bisogni del paziente. Puoi informarti sulle promozioni in corso visitando la pagina dedicata sul sito, chiamando il nostro centralino al numero 06/87153294 oppure direttamente presso il Centro in Via Quinto Sertorio n.27.

Leggi Articolo
PREVENZIONE: Glaucoma e Maculopatie
Scritto da Redazione Bianalisi 02-07-2020

BIANALISI LAZIO promuove una campagna di prevenzione dei DANNI DA PATOLOGIE OCULARI DEGENERATIVE come le maculopatie, che risultano ai primi posti tra le cause di cecità, specie nella popolazione anziana, con valutazione funzionale del sistema visivo. Agire con precisione e tempestività, comprendendo le cause di danno oculare, permette di avere risultati di successo ed evitare un decorso negativo. Presso il nostro Poliambulatorio, in giornate specifiche che verranno di volta in volta segnalate, saranno  disponibili i seguenti esami: OCT (Optical Coherence Tomography) uno strumento diagnostico High.Tech che attraverso un laser diagnostico permette la valutazione ultrastrutturale di macula e papilla (testa del nervo ottico). Campo Visivo Computerizzato utile alla valutazione funzionale del sistema visivo. SABATO – 26 OTTOBRE 2019 sarà possibile eseguire gli Esami: OCT + CVC  (Campo Visivo Computerizzato)   € 99 Info e Prenotazioni 06 87.153.294

Leggi Articolo
Endoscopia Digestiva
Scritto da Redazione Bianalisi 02-05-2020

In Bianalisi Lazio è oggi possibile eseguire due esami endoscopici utili nella prevenzione e diagnosi di diversi disturbi a livello gastroenterico ed intestinale: COLONSCOPIA e GASTROSCOPIA. LA COLONSCOPIA L’esame si esegue mediante l’utilizzo di una sonda endoscopica alla cui estremità è fissata una microcamera. E’ utile per esaminare le pareti del tratto digestivo inferiore (colon e retto) al fine di valutarne l’aspetto e di conseguenza lo stato di salute e di individuare eventuali indicatori di problematiche specifiche (ad esempio stati infiammatori) o la presenza di lesioni (ad esempio polipi intestinali). L’esame è indicato in  caso di dolori addominali non spiegabili, stitichezza improvvisa, diarrea di lunga durata, perdite di sangue attraverso il retto. Permette di prevenire, diagnosticare e curare alcune tra le più frequenti patologie a carico dell’apparato digerente. La colonscopia è l’esame raccomandato a partire dai 50 anni di età come efficace strumento di screening e prevenzione dei tumori colon-rettali. L’esame può essere eseguito sotto sedazione profonda (non si tratta comunque di un’anestesia generale ma di una sedazione controllata). LA GASTROSCOPIA Anche in questo caso l’esame è effettuato mediante l’utilizzo di una sonda endoscopica alla cui estremità è fissata una microcamera, tramite la quale si esplora il tratto digestivo superiore (esofago, stomaco e duodeno). Viene pertanto consigliata dal medico quando vi siano sintomi quali dolore, bruciore di stomaco, acidità o reflusso, nausea, vomito o difficoltà digestive che persistono da lungo tempo. E’ inoltre utile per accertare la causa di sanguinamenti del tratto digestivo alto o di alcune anemie. E’ un esame che permette di effettuare diagnosi precoce in caso di infiammazioni (esofagite, gastrite) o lesioni (ulcere). La possibilità di effettuare biopsie (cioè di prelevare piccoli frammenti di mucosa) quando il medico lo ritenga utile, migliora ulteriormente le capacità diagnostiche di questo accertamento specialistico sia attraverso la ricerca del batterio che causa l’ulcera (Helicobacter pylori), sia attraverso la diagnosi delle eventuali lesioni sospette. Non è necessaria la sedazione profonda. L’esame, del tutto indolore, è ben tollerato dalla maggioranza dei pazienti e viene accompagnato da una blanda sedazione che mantiene il paziente vigile ma rilassato. La preparazione per entrambe gli esami deve essere eseguita scrupolosamente per non comprometterne l’effettiva fattibilità ed il buon esito. Al momento della prenotazione, la Segreteria fornirà la scheda di preparazione riportante tutte le informazioni relative alla dieta da seguire nelle ore (in caso di gastroscopia) o nei giorni (in caso di colonscopia) precedenti l’esame, e in questo ultimo caso alla procedura da seguire per una corretta pulizia del colon. In caso di esame eseguito in sedazione, è sempre prevista la presenza di un anestesista. L’effetto del farmaco è in ogni caso solo temporaneo e svanisce immediatamente dopo il termine dell’esame, tuttavia è richiesta la presenza di un accompagnatore  in quanto è consigliato non mettersi alla guida di veicoli per alcune ore. Per maggiori informazioni e prenotazioni 06/87.153.294

Leggi Articolo
Nuovo Ambulatorio per lo studio dell’infertilità
Scritto da Redazione Bianalisi 05-02-2020

La ricerca di un bambino può risultare difficoltosa per molte coppie.Prenota la tua visita per identificare le possibili cause. Quando la gravidanza non arriva occorre indagarne le cause per poter intraprendere il percorso più adatto e raggiungere l’obiettivo. La Dott.ssa Giovanna Vettraino esegue visite ed accertamenti utili ad individuare le cause dell’infertilità ed intraprendere un iter diagnostico completo, finalizzato ad indirizzare la coppia verso il trattamento più idoneo nella ricerca di una futura gravidanza. PRENOTA ORA la tua visita ginecologica per infertilità.Per Info e Prenotazioni 06/87.153.294

Leggi Articolo
Inaugurazione del centro medico Bianalisi Lazio
Scritto da Redazione Bianalisi 31-10-2017

Il centro medico Tuscolana Bianalisi Lazio Vi invita al suo evento di inaugurazione Giovedì 30 Novembre 2017. Apriremo le porte al pubblico per presentare ed inaugurare la nuova Struttura di Via Quinto Sertorio n. 27 (adiacente Mercato Cinecittà). Il centro medico Bianalisi Lazio nasce con lo scopo di affiancare la Labomedica, storico laboratorio analisi di zona, con una struttura omnicomprensiva ove operano Specialisti di riconosciuta professionalità ed esperienza, al fine di offrire un servizio ancor più completo e diversificato. Il nostro Centro, nuovo e di recente apertura, ospita in ambienti luminosi e confortevoli 9 sale mediche equipaggiate con apparecchiature di ultima generazione. Troverete: una sezione di Risonanza Magnetica, un dipartimento di Diagnostica per Immagini (Ecografia, Radiologia, Mammografia, Ortopanoramica e MOC) ed una sala chirurgica per piccoli interventi ambulatoriali. L’inaugurazione Vi aspettiamo il 30 Novembre, per l’intera giornata, per mostrarvi la Struttura e rispondere a tutte le vostre domande. Oltre al bridinsi ed il buffet dolci, a tutti i partecipanti verrà offerto un omaggio di benvenuto. Vi aspettiamo!

Leggi Articolo
Ecografia delle anse intestinali

Cosa è l’ecografia delle anse intestinali E’ una semplice ecografia che studia la parte dell’intestino compreso tra lo stomaco ed il colon, con particolare attenzione all’ileo terminale, ultima ansa del piccolo intestino, interessata da patologia infiammatoria cronica. A chi è indirizzato l’esame? Pazienti con malattia infiammatoria cronica intestinale ( Malattia di Crohn, Rettocolite ulcerosa).Nel sospetto di sindrome del colon irritabile in pazienti giovani in assenza di segni e sintomi di allarme (come dimagrimento diarrea, inappetenza, sangue misto alle feci, insorgenza del disturbo di notte ) e di alterazioni di esami ematochimici ( no anemia no aumento degli indici di flogosi..).In questi casi, previa consulenza gastroenterologica, il paziente può essere sottoposto ad un’indagine non invasiva che può offrire al medico dei dati di patologia o meno ed indicare il percorso diagnostico e terapeutico. Chi esegue l’esame? Un gastroenterologo. Come si esegue l’esame? Con una semplice sonda convex ed una lineare. Quanto dura l’esame? Circa 15-20 minuti, a meno che non ci sia l’indicazione a somministrare al paziente due bicchieri di acqua miscelata con il Macrogol, stesso principio della preparazione intestinale.Questo serve a distendere le anse intestinali e studiare con la sonda ecografica l’addome del paziente con passaggi ogni 20 minuti ca., finche il preparato non arriva nel colon.In questo modo si visualizzano bene le anse intestinali, ed in particolare l’ileo terminale. Esiste una preparazione? Digiuno nelle 3 ore antecedenti l’esame. Non è necessario sospendere alcun tipo di farmaco, che può essere assunto con un po’ di acqua. L’esame sostituisce la colonscopia? No.L’esame non sostituisce la colonscopia, unico esame diagnostico ed eventualmente terapeutico per lo studio del colon. Ci sono controindicazioni all’esecuzione dell’esame? Gravidanza.Non si può eseguire in gravidanza per la difficoltà data dall’aumento volumetrico dell’utero che inevitabilmente impedisce la corretta visualizzazione del piccolo intestino.

Leggi Articolo
L’ecografia
Scritto da Dr. Demetrio Bacaro 05-08-2020

Fin dalle sue prime applicazioni cliniche dagli esordi della seconda metà degli anni ’50, la diagnostica ultrasonografica in biologia ha conosciuto una rapida diffusione e sempre maggiori applicazioni: in soli 20 anni raggiunse una larga diffusione ed un’espansione applicativa, in termini qualitativi e quantitativi, che si può dire negli ultimi 40 anni non si sia ancora arrestata. La “popolarità” della metodica ecografica si basa su diversi fattori, soprattutto validi negli ultimi 20 anni: maneggevolezza degli strumenti, diffusione dell’apprendimento fra gli operatori, affinamento tecnologico delle metodiche con facilitazioni di software e applicazioni sempre più performanti. Ma i motivi del vero successo dell’ecografia a livello planetario sono essenzialmente la sua sostanziale neutralità in termini di effetti dannosi, la velocità di esecuzione e la ripetibilità persino quotidiana sullo stesso soggetto. La metodica consente di indagare, oltre che la già notissima applicazione in gravidanza durante la quale consente di diagnosticare tempestivamente numerose patologie e malformazioni del nascituro, pressoché tutti i distretti corporei (dall’encefalo, al collo, al torace, addome, articolazioni, muscoli, etc.) con una precisione e possibilità di dettaglio che possiamo dire si affini quasi quotidianamente grazie ai progressi dell’industria ingegneristica ed informatica. Pur essendo di larga diffusione, la metodica ecografica necessità di un training continuo da parte dell’operatore sanitario che la esegue, sia per tenersi aggiornato sulle nuove applicazioni possibili, sia per accumulare il più alto numero possibile di esami, unica via che permette di immagazzinare quella memoria clinica e visiva che consenta adeguata esperienza nella interpretazione delle immagini. Per sottoporsi oggi ad un’ecografia basta davvero poco ed un investimento di poche decine di euro. Ottenere però un buon servizio, di livello superiore in termini qualitativi ed iconografici, significa affidarsi a centri e professionisti che siano dotati di apparecchiature di massima performance e corposa esperienza, così da garantire il miglior indirizzo clinico diagnostico successivamente necessario al paziente. L’ecografia, suo vero limite, pone una diagnosi sempre “presuntivo iconografica” e difficilmente una specificazione anatomopatologica certa, diventando il primo anello (ma forse il più importante) di un percorso e non solo il termine di una verifica ipotetica.

Leggi Articolo
Forame Ovale Pervio (PFO)

Negli ultimi anni ha assunto una sempre maggiore importanza diagnosticare correttamente la presenza di una pervietà del forame ovale, ormai conosciuta anche con il termine inglese Patent Foramen Ovale o PFO. La ragione risiede nelle problematiche cliniche legate alla persistenza in età adulta di questa caratteristica anatomica propria dell’epoca fetale. Il PFO, infatti, sta via via assumendo sempre maggiore rilevanza, soprattutto per quanto riguarda il rischio di eventi ischemici cerebrali anche in età giovanile. Cos’è il PFO? Il PFO non è una vera malformazione cardiaca, ma il persistere di una caratteristica fetale del cuore. Il PFO è una apertura di forma ovale, ricoperta da un lembo di tessuto che si appoggia sul margine sinistro del foramen stesso. Il PFO permette il passaggio del sangue dall’atrio destro all’atrio sinistro e quindi nella circolazione arteriosa generale, passaggio chiuso in età adulta. Dopo la nascita questo lembo di membrana aderisce al setto atriale e il passaggio di sangue dall’atrio destro all’atrio sinistro è impedito definitivamente. Frequenza di PFO In 1/4 della popolazione italiana (circa 15 milioni di persone), però, la chiusura non avviene. Il 70% di questi 15 milioni di persone in cui il forame ovale pervio non si chiude, non avranno mai un sintomo per tutta la vita. In situazioni particolari, tuttavia, nel 30% dei soggetti con PFO può verificarsi l’apertura del forame ovale in seguito a un aumento della pressione intratoracica causato, per esempio, durante una manovra di valsalva, o colpi di tosse, o conati di vomito. In questi casi può verificarsi un passaggio paradosso non solo di sangue, ma anche di trombi, dal settore destro a quello sinistro del cuore, che possono ostacolare il flusso di sangue ad organi come il cervello che tollerano male l’ischemia. Quando sospettare la presenza di PFO Vi è ormai accordo scientifico internazionale che il PFO va ricercato in caso di: Ischemia cerebrale (TIA-ictus) Malattia da decompressione Emicrania con aura Vi sono però molte altre situazioni in cui un PFO viene sospettato, causando così allarmismo e condizionando le normali attività lavorative oppure ostacolando la pratica di alcune discipline sportive. Esistono difatti soggetti potenzialmente a rischio: circa il 15-20% di quei 15 milioni di persone che soffrono di quest’anomalia cardiaca congenita.Si sono, così, individuate alcune classi di persone, che andrebbero sottoposte a indagine diagnostica. Anzitutto, i soggetti che presentano ipercoagulabilità, un difetto congenito della coagulazione, tale per cui il sangue è più spesso e tende a formare più coaguli. Poi, gli individui di sesso femminile con antecedenti di tromboflebiti o di trombosi delle vene degli arti inferiori, che hanno nel sangue venoso tantissimi trombi. A rischio anche coloro che svolgono attività pericolose, come gli istruttori di sub e i sommozzatori dilettanti, che presentano la malattia da decompressione: l’immersione aumenta la pressione e il flusso del sangue nell’atrio destro e inverte il passaggio. Infine, gli sportivi che praticano attività a livello agonistico che richiedano grandi performances, tipo i sollevatori di peso che compiono una manovra di Valsalva continua durante i loro esercizi, a causa dell’aumento del ritorno venoso al cuore dovuto allo sforzo fisico. Esami diagnostici per lo screening di PFO In caso di sospetto clinico-anamnestico, è indicato effettuare esami diagnostici diretti sia a verificare la predisposizione a produrre trombi ed emboli, che tesi a dimostrare la presenza di un passaggio anomalo di sangue dalle sezioni cardiache destre a quelle sinistre. Nei soggetti giudicati a rischio è quindi indicato effettuare: Esame sangue completo (emocromo con formula e piastrine, aptoglobina, protidemia totale, sideremia, creatininemia, glicemia, GPT, GOT, esame delle urine, colesterolo totale, colesterolo HDL, trigliceridi, uricemia, VES, PCR, fibrinogeno, ANA, anti ENA, C3, C4, proteina S, antitrombina III, resistenza proteina C attivata, omocisteina, CEA, GICA, Ca 19-9, markers epatite, fattore reumatoide, FT4, TSH, PT, PTT, INR) Test genetico per la ricerca dei geni relativi al fattore V di Leiden, al fattore II della coagulazione (protrombina) e il gene MTHFR (metilentetraidrofolatoreduttasi). Ecocardiogramma trans-toracico con ecocontrasto costituito da soluzione fisiologica “agitata” Doppler transcranico, tecnica non invasiva e ugualmente sensibile rispetto alla ecografia trans esofagea per l’identificazione di eventuali passaggi paradossi di sangue attraverso il PFO (Linee Guida SPREAD 2010). L’iter diagnostico può essere completato con: Eco-Doppler dei tronchi sopra-aortici Eco-Doppler venoso degli arti inferiori

Leggi Articolo
Farmacogenetica e Cardiologia

La risposta di ciascun paziente ai farmaci è un fenomeno complesso.Per avere effetto terapeutico, un farmaco deve raggiungere e mantenere determinate concentrazioni nel sangue.Se tali concentrazioni sono inferiori a quelle terapeutiche richieste per quel farmaco, il trattamento non darà i risultati attesi.Se le concentrazioni sono inferiori a quelle terapeutiche, si ha sovradosaggio, che può essere anche molto pericoloso per alcuni farmaci.E’ questo il caso dei farmaci antiaggreganti (in particolare il clopidogrel) e anticoagulanti (in particolare il warfarin).La ricerca scientifica ha di recente accertato che alcuni fattori genetici sono responsabili della variabilità individuale nella risposta ai farmaci. Individui diversi possono avere variazioni all’interno di un determinato gene (polimorfismo) e questi possono determinare comportamenti diversi nel metabolismo dei farmaci. Trattamento antiaggregante con CLOPIDOGREL Uno dei farmaci di maggior impiego nei pazienti con cardiopatia ischemica, specie dopo un infarto miocardico o una sindrome coronarica acuta, è il Clopidogrel, una tienopiridina che ha una funzione anti-aggregante piastrinica agendo sul recettore dell’ADP, P2Y12, e diminuendo così l’aggregazione piastrinica ADP-dipendente.Una percentuale significativa di pazienti, fino al 30%, è resistente al farmaco ed è quindi meno protetta dal rischio di nuovi episodi ischemici o infartuati.La farmacoresistenza al clopidogrel è dovuta al fatto che il farmaco per poter funzionare deve essere attivato da un enzima epatico che è codificato dal gene CYP2C19.I portatori di varianti alleliche del CYP2C19 (in particolare CYP2C19*2) presentano una ridotta efficacia del farmaco ed è stato dimostrato che hanno una incidenza 2 volte più elevata di andare incontro a complicanze cardiovascolari. Ecco perché dopo un infarto miocardico o una sindrome coronarica acuta (soprattutto se sottoposti ad angioplastica coronaria con impianto di stent), tutti i pazienti in terapia con clopidogrel dovrebbero effettuare uno screening per valutare la eventuale presenza di varianti del gene CYP2C19 che hanno dimostrato di interferire con la risposta al farmaco e che impongono quindi scelte terapeutiche alternative (aumento del dosaggio quotidiano di clopidogrel da 75 mg a 150 mg/dì o la prescrizione di tienopiridine alternative). Trattamento anticoagulante con WARFARIN La variabilità nella risposta alla dose dell’anticoagulante che si osserva fra i diversi pazienti è spiegabile sia con la riduzione del metabolismo del warfarin legata alla variazione genetica dell’isotipo 2C9 del sistema epatico del citocromo P450 (CYP2C9), sia alle variazioni nel complesso vitamina K epossido reduttasi (VKOR).La conoscenza di queste cruciali variazioni genetiche consente al medico di migliorare la scelta della dose giornaliera di warfarin ed è stato dimostrato che questa strategia consente di ridurre del 30% l’incidenza a 6 mesi di complicanze emorragiche e trombotiche nei pazienti sottoposti a terapia anticoagulante cronica. CYP2C9 Il warfarin è metabolizzato dall’isotipo 2C9 del sistema epatico del citocromo P450 (CYP). Fra i circa 12 diversi alleli del CYP2C9 finora descritti, ne sono stati identificati 3 che hanno diverse velocità di metabolismo del warfarin. L’allele wild-type, identificato come CYP2C9*1, e due alleli varianti contrassegnati come CYP2C9*2 e CYP2C9*3.I pazienti con le due varianti alleliche di CYP2C9 hanno un rischio maggiore di andare incontro a una grave anticoagulazione sovra-terapeutica (INR >6,0) e pertanto richiedono la riduzione della dose giornaliera di warfarin (dagli usuali 5 mg/die fino a 2 mg/die). VKOR Il complesso vitamina K epossido reduttasi (VKOR) è l’enzima bersaglio tramite cui il warfarin esplica il suo effetto anticoagulante. Esistono diversi polimorfismi del complesso vitamina K epossido reduttasi che influenzano i requisiti di dosaggio del warfarin perché influenzano la risposta al warfarin. Sono stati individuati 5 aplotipi comuni (così definiti perché si verificano con una frequenza superiore al 5%) identificati come aplotipi H1, H2, H7, H8 e H9.Il requisiti di dosaggio giornaliero per il mantenimento con warfarin sono significativamente differenti nei vari aplotipi: gli aplotipi H1 e H2 impongono l’uso di un basso dosaggio di warfarin (meno degli usuali 5 mg/dì), mentre gli aplotipi H7, H8 e H9 richiedono un alto dosaggio di warfarin (più degli usuali 5 mg/dì).

Leggi Articolo

ULTIMI ARTICOLI DEL BLOG

Resta aggiornato sulle ultime notizie del Mondo della Sanità

07-09-2021
Redazione Bianalisi
losteopatia-in-gravidanza-ed-in-eta-pediatrica
L'Osteopatia in gravidanza ed in età pediatrica

Intervista a Simona Limonta

La figura dell’osteopata si può inserire in una collaborazione con professionisti come ginecologo, ostetrica, fisioterapista e pediatra per la gestione delle problematiche legate a gravidanza e post-partum e delle fasi di sviluppo del neonato. Per quanto riguarda la parte ostetrica, compito dell’osteopata in un contesto di equipe composta da questi professionisti, sarà quello di migliorare, durante l’epoca gestazionale delle pazienti, la mobilità e lo stato generale di salute della futura mamma.                                                                Scopo principale, in assenza di problematiche specifiche che potranno comunque essere valutate ed eventualmente trattate, sarà quello di creare uno stato di equilibrio fisico così da poter accompagnare la gestante ad affrontare un parto che segua il più possibile la fisiologia (per esempio un lavoro di riequilibrio di bacino e zona pelvica in relazione alle articolazioni coxo femorali, importantissimo per le fasi di travaglio ed espulsiva). Nella fase post-partum si potrà poi pensare, in collaborazione con il fisioterapista, ad un lavoro mirato al ripristino della funzionalità pelvica (per problemi d’incontinenza) e al riassetto posturale dopo nove mesi di importanti cambiamenti fisici.  Per quanto riguarda più specificatamente la parte pediatrica, l’osteopata collabora con diverse figure professionali al fine di migliorare l’inquadramento diagnostico e l’iter terapeutico a favore dei piccoli pazienti.  Le sedute osteopatiche sui neonati, dopo una prima valutazione, seguiranno il neonato dalla nascita nelle varie tappe di sviluppo motorio fino al raggiungimento della deambulazione autonoma. Durante la prima valutazione verranno raccolte informazioni sull’andamento della gravidanza e sulla dinamica del parto. Nella stessa seduta il neonato verrà osservato, valutato e trattato. Compito dell’osteopata nel trattamento dei più piccoli sarà, quindi, quello di correggere e prevenire atteggiamenti viziati, così da poter mettere l’organismo in grado di ricercare in modo autonomo lo stato di salute. Intervista DOTT.SSA SIMONA LIMONTA - OSTEOPATA Chi sono Limonta Simona, nata a Lecco nel 1979. Dopo la formazione linguistica ho frequentato l’Istituto Biennale di Massofisioterapia a Bergamo e conseguito diploma di Massaggiatore-Massofisioterapista.  Ho in seguito intrapreso il percorso, della durata di sei anni, presso l’Istituto Italiano di Osteopatia a Milano e conseguito titolo di Osteopata.  Ho sviluppato, negli anni, interesse verso l’approccio osteopatico sulla donna nel pre e post partum e nell’ambito pediatrico e ho pertanto approfondito le mie conoscenze in materia, attraverso corsi specifici, volti alla gestione della donna in gravidanza,  e master biennale di Osteopatia Pediatrica.  Cos’è l’OSTEOPATIA?  L'Osteopatia si basa sul principio che l'essere umano è un’unità di corpo, mente e spirito e ha la capacità di autoregolarsi, di auto-guarire e di mantenere il proprio stato di salute. Struttura e funzioni corporee sono reciprocamente correlate, per tale motivo il trattamento osteopatico è basato sulla comprensione dei principi fondamentali di unità del corpo, autoregolazione e interrelazione tra struttura e funzione. E’ una medicina non convenzionale e non invasiva di sostegno alla salute che non si avvale dell’utilizzo di farmaci, rimedi naturali e strumenti elettromedicali, bensì di un approccio esclusivamente manuale sui tessuti, tramite il quale è in grado di innescare i processi di autoguarigione di cui è naturalmente dotato l'organismo. Si occupa principalmente dei problemi strutturali e meccanici di tipo muscolo-scheletrico a cui, però, possono associarsi delle alterazioni funzionali degli organi viscerali e del sistema cranio-sacrale.  Il trattamento osteopatico può ridurre il dolore, migliorare l’abilità della persona nello svolgimento delle attività abituali e incrementare lo stato di salute. E’ indicata in condizioni quali: lombalgia, cervicalgia, dolori vertebrali, problemi posturali derivanti da scorrette posizioni lavorative o dalla gravidanza, traumi da sport, cefalea ed emicrania, otiti, vertigini, sinusiti, stipsi, asma e altre problematiche ancora. Possono beneficiare del trattamento osteopatico adulti, neonati, bambini, giovani e anziani, donne in gravidanza ovvero persone di qualsiasi età e impegnate in ogni tipo di professione. E’ complementare ad altre professioni sanitarie, come la fisioterapia e la medicina convenzionale.  Osteopatia e Pediatria L’osteopatia è particolarmente utile per i più piccoli poiché, utilizzando tecniche manipolative delicate non invasive né dolorose, riesce a risolvere alcune problematiche diffuse tra i bambini. Il trattamento osteopatico permette di individuare celermente e prontamente le cause dei disturbi di cui soffrono ad esempio bambini nati in seguito a travagli e parti difficili e da cesareo, evitando la cronicizzazione di tali disturbi e migliorando, dunque, il loro naturale sviluppo di crescita. L’osteopatia permette di riequilibrare le tensioni superficiali e profonde, ripristinando il normale funzionamento dell’organismo del bambino, grazie a manipolazioni leggere e delicate che avvengono solo e soltanto dopo una corretta e profonda anamnesi, dopo aver raccolto tutti i dati della storia clinica del bambino dal decorso della gravidanza alla sua nascita. L’osteopatia pediatrica segue, dunque, il neonato di poche settimane di vita sino all’adolescenza. Tra i più comuni traumi da parto e che si verificano nelle prime settimane di vita vi sono: • plagiocefalia • rigurgiti e reflusso gastroesofageo • stitichezza • coliche gassose • disturbi del sonno • otiti o sinusiti ricorrenti Osteopatia in gravidanza L’Osteopatia è una terapia dolce che consente un migliore adattamento dell’organismo materno ai cambiamenti dei tessuti del corpo e alle pressioni addominali associate alla gravidanza.  Compito dell’osteopata è aiutare ad alleviare le più svariate problematiche che si presentano durante la gravidanza, donando alla futura mamma un benessere ed un equilibrio che le permetteranno di vivere questo periodo in maniera più serena, anche accompagnandola ad un parto il più possibile naturale e privo di complicazioni.  Oltre a prevenire dolori e contratture nei nove mesi, le manipolazioni osteopatiche consentono di arrivare al parto in condizioni fisiche ottimali. Durante la seduta l’operatore lavora soprattutto sul bacino e zona pelvica, che al momento del parto subiscono forte stress per permettere il passaggio del feto. Per far sì che questo succeda, occorre che tutte le articolazioni del bacino siano mobili, libere e non bloccate da restrizioni di movimento, e a questo scopo le manipolazioni dell’osteopata creano una condizione ottimale che, da un lato riduce le tensioni dolorose provate dalla donna, dall’altro facilita le “fatiche” del bebè, che subirà meno traumi durante la nascita. L’Osteopatia non costituisce nessun pericolo né per la mamma né per il feto, ma è un valido aiuto per le sofferenze che si possono incontrare: il trattamento osteopatico non deve essere interpretato come un eccesso di medicalizzazione, ma come prevenzione soprattutto se si interviene fin dai primi mesi. Limonta Simona – Osteopata                                                                                                                                           Cell. 338.8005034                                                                                                                                                                E-mail osteopatia.sl@gmail.com

Leggi Articolo
07-09-2021
risonanza-magnetica-con-un-magnete-a-basso-campo
Risonanza Magnetica con un magnete a basso campo

Apre ad Imperia, in Galleria Isnardi presso il poliambulatorio Bianalisi-Centro Medico Polispecialistico, la sezione di Risonanza Magnetica con un magnete a basso campo, completamente aperta, di ultimissima generazione  (ArtoScan). Le più moderne tecnologie permettono di eseguire una risonanza magnetica “aperta” direttamente sull’arto interessato, evitando al paziente quella fastidiosa sensazione di essere rinchiusi nei macchinari per la risonanza magnetica (claustrofobia). La risonanza magnetica con l’apparecchiatura ArtoScan, oltre a non comportare alcun rischio per la salute ed a evitare, come detto, ansia e claustrofobia, consente un’indagine diagnostica delle articolazioni dell’apparato locomotore e permette al paziente di inserire all’interno del magnete solo l’arto sul quale si eseguirà l’esame.   La nostra apparecchiatura è nata per l’imaging muscolo-scheletrico delle articolazioni distali come: ginocchio, polpaccio, caviglia, piede, avampiede, gomito, avambraccio, polso e mano.    La richiesta di esami RM relativa a distretti osteoarticolari è in costante crescita, in particolare nei settori della Traumatologia, Medicina dello sport e Reumatologia e risulta indispensabile per alcune patologie.  L’esame di risonanza Magnetica Articolare con questa macchina garantisce l’elevata qualità diagnostica, fornendo immagini dettagliate delle articolazioni, utilizzando onde radio e campi magnetici, così escludendo i rischi legati alle tecniche più tradizionali delle radiazioni ionizzanti (raggi X).

Leggi Articolo
04-08-2021
Redazione Bianalisi
mediazione-familiare
Mediazione Familiare

Come gestire bene una separazione o un divorzio

La mediazione familiare, rivolta ad entrambi i membri della coppia, ha come obiettivo la risoluzione della conflittualità in separazione o il divorzio (Intervento a medio- breve termine) e favorisce la comunicazione alla ricerca di un accordo. Bianalisi si avvale della competenza della dott.ssa MORENA LANDINI, Specializzanda in psicoterapia sistemico-famigliare e sessuologa clinica, mediatrice famigliare AIMS.  PERCHE’ NASCE QUESTO SERVIZIO? Da tempo ormai si è capito e, purtroppo sperimentato, quanto faccia male un’unione ostile e conflittuale, sia per la coppia che per i figli. Tuttavia separarsi rimane ancora uno dei passaggi più difficili e dolorosi per ogni membro del sistema familiare, specialmente se le divergenze e i “rancori” agiscono in modo acuto e, talvolta, incontrollato, investendo la sfera della convivenza civile. Da diversi anni ha preso vita una branca della terapia della famiglia che si è specializzata nell'intervento all'interno di sistemi-familiari grazie al quale è possibile arrivare alla risoluzione dei conflitti pre o post separazione, cioè la mediazione familiare. Nei secoli la fotografia della famiglia è mutata notevolmente, non è più possibile pensare esclusivamente alla famiglia degli anni '60 caratterizzata spesso da una netta distinzione di ruoli, questo modello sta lasciando spazio alle famiglie ricostruite a seguito di separazioni e divorzi e queste nuove strutture modificano la continuità della coppia e gli intrecci intergenerazionali (nonni -nipoti, generi e nuore e suoceri) producendo nuovi complessi reticoli. Andiamo quindi verso un modello in cui le persone danno vita, plasmando e dissolvendo più strutture familiari ed anche in queste nuove configurazioni sono possibili i conflitti... pertanto, sebbene la mediazione nasca come intervento diretto alle famiglie in separazione, la ricerca ha sperimentato quanto l'intervento di un mediatore possa essere funzionale nella risoluzione di conflitti in diversi tipi di sistemi, come la scuola, l'azienda e le famiglie ricomposte. Il primo centro di mediazione familiare nasce nel 1974 ad Atlanta per opera dello psicologo e avvocato statunitense James Coogler il quale fonda la Family Mediation Association che offre un servizio di mediazione alle coppie in via di separazione o divorzio. Nel 1978 Howard Irving attiva a Toronto il Toronto Conciliation Project e John Haynes, nel 1982, fonda l'Academy of Family Mediators negli USA e dagli Stati Uniti la pratica della mediazione familiare si diffonde fin dai primi anni ottanta anche in Europa. DECIDERE INSIEME Nel 1987 si costituisce a Milano l'associazione GeA (Genitori Ancora) con l'intento di divulgare la pratica della mediazione familiare, su iniziativa di Fulvio Scaparro e Irene Bernardini, i quali avvertirono l'esigenza di introdurre, nel campo della separazione e del divorzio, i principi della mediazione, ovvero la necessità di fare in modo che i coniugi configgenti potessero, grazie all'aiuto di un terzo neutrale, decidere insieme  in modo costruttivo e non conflittuale come organizzare la propria vita dopo la separazione. L'intento della mediazione è quindi quello di restituire ai genitori in via di separazione il riconoscimento delle proprie responsabilità, affinché i figli possano continuare a contare sul sostegno, la cura e l'affetto di entrambi. “La mediazione familiare è un percorso che aiuta i partners con figli a fronteggiare in modo adulto la rottura del legame di coppia al fine di riorganizzare le relazioni familiari in vista o in seguito alla separazione, si tratta di uno cammino in cui un terzo imparziale è sollecitato dai genitori ad aiutarli a gestire le difficoltà emotive ed organizzative e si presenta quindi come uno spazio di incontro in un ambiente neutrale, nel quale la coppia ha la possibilità di negoziare le questioni relative alla propria separazione, sia negli aspetti relazionali, sia in quelli economici, è’ la coppia in ogni caso che sceglie le problematiche da negoziare” (Daniela Narciso Mediatore Aemef)  L'obiettivo è di rendere la coppia protagonista e responsabile nella gestione del conflitto in un'ottica di continuità genitoriale e quindi: Aiutare le coppie con figli ad affrontare il difficile momento della separazione e i conflitti che porta con sé. Accompagnare i genitori in conflitto nella ricerca di soluzioni reciprocamente soddisfacenti per sé e per i figli; Trovare o ritrovare una comunicazione il più possibile funzionale LA BIGENITORIALITA’E' implicito dunque il presupposto di una  bigenitorialità, cioè (come spiega l'articolo uno della legge 54/2006) realizzare il diritto del minore a "mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, (ndr i genitori) di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale." . Lo scopo è far giungere una coppia con figli che si sta separando ad un accordo sulla responsabilità e l'esercizio condiviso delle funzioni genitoriali. In questo modo si vuole dare la possibilità ai bambini di avere due genitori anche una volta che il rapporto di coppia si conclude. Il lavoro della mediazione si inserisce nello spazio creato dal conflitto familiare.Alcuni esempi di conflitto li possiamo trovare nella teoria della triade rigida di Minuchin: Triangolazione: è intesa come una coalizione instabile in cui ciascun genitore desidera che il figlio parteggi per lui contro l'altro e quando il figlio si schiera con uno, l'altro definisce la sua posizione come un tradimento. Gli effetti della triangolazione sui figli sono l'espressione di comportamenti incongrui o una paralisi comportamentale che vengono interpretate come un tentativo del bambino di dare ragione e affetto ad entrambi. Coalizione: due persone creano un rapporto di solidarietà per andare contro una terza: uno dei genitori si allea con un figlio in una coalizione, rigidamente definita e di tipo transgenerazionale, contro l'altro genitore. Nella coalizione i confini intergenerazionli sono confusi e poiché il prevalente interesse comune tra i due membri coalizzati è il tentativo di produrre un danno ad un terzo, ne consegue che all'interno della coalizione non esiste un rapporto autentico tra coloro che la hanno formata. Deviazione: due persone in conflitto tra loro, spostano il conflitto su un terzo che può giungere a essere visto come capro espiatorio. Le tensioni coniugali possono essere deviate sempre sul figlio e servono a mantenere il sottosistema dei coniugi in un apparente stato di calma. Il figlio coinvolto in coalizioni o triangolazioni in alcuni casi sperimenta intensi conflitti di lealtà, sensi di colpa per la perdita del genitore “rifiutato”, adultizzazione precoce, vissuti depressivi e difficoltà di svincolo durante l'adolescenza; alcuni figli posso arrivare a strategie di deviazione su di sé della rabbia dei genitori, in quanto ritengono meno pericoloso il conflitto genitore-figlio che genitore-genitore. La mediazione familiare tuttavia non deve essere confusa con la terapia di coppia, con la terapia familiare o con la consulenza legale (cui può tuttavia essere integrata). Confronto con altri interventi Mediazione familiare Psicoterapia familiare Consulenza legale È rivolta obbligatoriamente ad entrambi i membri della coppia Può essere rivolta sia alla coppia che ai figli Può essere rivolta sia ad entrambi che al singolo   I figli possono partecipare I figli solitamente non partecipano Ha come obiettivo la risoluzione della conflittualità in separazione o il divorzio Ha come obiettivo il miglioramento della dinamiche relazionali Ha come obiettivo quello di rispondere agli interessi del cliente Intervento a medio-breve termine Intervento a medio e/o lungo termine Intervento non definibile temporalmente Favorisce la comunicazione alla ricerca di un accordo Cura, aiuta Offre un parere legale e rappresenta il cliente presso gli organi competenti  

Leggi Articolo
04-08-2021
Redazione Bianalisi
sicurezza-per-le-aziende
Sicurezza per le Aziende

Bianalisi - Igea a servizio delle aziende campane

La Sicurezza sui luoghi di lavoro è un obbligo sancito dalla legge europea ma, al tempo stesso, può rappresentare un’opportunità di crescita per le Aziende. Con Bianalisi - Igea professionisti esperti nel settore lavorano per abbattere i rischi aziendali relativi agli infortuni e alle malattie professionali; questo impegno garantisce alle Aziende sgravi INAIL e incrementi delle performance lavorative. Bianalisi - Igea può offrirvi una consulenza a 360° per la Sicurezza della tua Azienda: ingegneri, medici, biologi, infermieri professionali compongono la nostra equipe a supporto della tua attività! Nomina e Sorveglianza DVR Corsi di Formazione Consulenza HACCP

Leggi Articolo
02-08-2021
Redazione scientifica Bianalisi
come-scoprire-se-si-e-celiaci-
Come scoprire se si è celiaci?

Intolleranza al glutine - Intolleranze e disturbi alimentari

Come scoprire se si è celiaci? I sintomi della celiachia sono così vari e difficili a volte da rilevare che non si può basare una diagnosi semplicemente sul manifestarsi della sintomatologia. Infatti alcune manifestazioni sono riconducibli anche ad altri tipi di malattie intestinali, sindrome da stanchezza cronica (CFS – Chronic Fatigue Syndrome) e depressione; se si aggiunge anche che in una rilevante percentuale di casi la malattia non presenta sintomi (celiachia asintomatica) di alcun genere pur danneggiando comunque i tessuti intestinali, si capisce la difficoltà della diagnosi. Qual’è quindi il primo passo da effettuare per accertarsi o meno della presenza in un malato dell’intolleranza al glutine? E come confermare la diagnosi in modo inequivocabile? In fase preliminare si possono eseguire degli esami del sangue specifici, un metodo a bassa invasività che può segnalare la necessità di proseguire gli accertamenti. Gli esami del sangue da effettuare devono essere concentrati su una coppia di anticorpi specifici: gli AGA (anticorpi antigliadina di classe IgA e IgG) e gli EMA (anticorpi antiendomisio di classe IgA). Questi anticorpi offrono delle informazioni riguardanti la predisposizione dell’organismo ad attaccare la gladina (gli AGA), una delle proteine componenti del glutine, e l’endomisio (gli EMA), ovvero l’attivazione dell’organismo a danneggiare la mucosa intestinale. Se i risultati dei due test, che vanno quindi necessariamente eseguiti assieme, concordano nell’esito siamo difronte ad una risposta certa. In caso di doppia positività possiamo confermare la diagnosi di celiachia, in caso di doppia negatività la si può escludere. Il test Anti-transglutaminasi è legato invece alla rilevazione degli anticorpi di classe IgA ed è altrettanto preciso e affidabile. Presso il Laboratorio Bianalisi - Igea è possibile dosare gli AGA (anticorpi antigliadina di classe IgA e IgG), gli EMA (anticorpi antiendomisio di classe IgA) e gli Anti-transglutaminasi attraverso un semplice prelievo ematico e conoscere in poche ore se si ha un’intolleranza o una vera Celiachia.    

Leggi Articolo
02-08-2021
Redazione scientifica Bianalisi
cytotoxic-test
Cytotoxic-Test

Intolleranze e disturbi alimentari

STORIA Per diagnosticare le Allergie Alimentari Croniche esistono diverse metodiche ma spesso con attendibilità esigue, questo perchè le reazioni si manifestano con modificazioni cellulari e di solito non è presente il fenomeno IgE. Il metodo più efficace adottato dall’Ecologia Clinica è il CITOTOXIC – TEST® PROVE TOSSICHE ALIMENTARI SUL SANGUE. Il fenomeno della modificazione dei leucociti attraverso reazione antigene-anticorpi è stato oggetto di numerosi studi ed è stato osservato sotto diversi aspetti. Già nel 1947 alcuni immunologi anglossassoni, tra i quali Squier e Lee, osservarono in vitro una diminuzione del numero dei leucociti (fino ad un massimo del 33%) in pazienti allergici dopo che essi erano stati a contatto con reagenti alimentari. Il lavoro di Arthur Black nel 1956 suggerì in modo determinante che le modificazioni dei leucociti indicavano reazioni allergiche. Le sue osservazioni riguardavano il comportamento dei leucociti in vitro in presenza sia del plasma che dell’allergene di individui sensibilizzati. Se vi era la presenza di anticorpi specifici verso l’allergene, i leucociti polimorfonucleati presentavano reazioni tossiche con morte cellulare che sopraggiungeva nell’arco di un periodo compreso tra i 15 minuti e qualche ora. Se la reazioni erano forti e immediate, si sospettava la sensibilità clinica dell’allergene. Sempre nel 1959 uno tra i più noti immunologi, il Prof. Byron Waksman, pubblicò diversi studi sugli effetti tossici delle reazioni antigene-anticorpi sulle cellule ed in particolare il testo “Aspetti cellulari e umorali in condizioni di ipersensibilità”. Ulteriori progressi nello studio e nella determinazione di un metodo di indagine furono conseguiti da vari studiosi, in particolare da Bryan e Bryan, agli inizi degli anni’60. Essi codificarono la metodica rendendola semplice, affidabile e ripetibile. PRINCIPIO DEL METODO Il metodo utilizzato per diagnosticare le intolleranze alimentari, si basa sull’alterazione dei leucociti a contatto con gli allergeni liofilizzati essiccati presenti su ogni vetrino. Ai pazienti risultati positivi ad una o più sostanze si suggerisce di eliminarle completamente dall’alimentazione per un periodo che dipende dal grado di reazione riscontrato. L’eliminazione ha come obiettivo quello della disintossicazione dell’organismo ed in particolare permette di ottenere la perdita di memoria da parte dei globuli bianchi che quel particolare alimento è tossico per l’individuo. Le intolleranze alimentari non sono perenni. Normalmente, dopo un periodo di astinenza gli alimenti risultati positivi possono essere reintrodotti nella dieta evitando assunzioni quotidiane che potrebbero facilitare un nuovo accumulo di tossine nell’organismo. Riassumiamo di seguito alcune considerazioni fondamentali sulle intolleranze alimentari: sono una reazione cronica ad alimenti assunti frequentemente (grano, latte, pomodoro, olivo, caffè e così via); il disturbo che provocano non segue immediatamente l’assunzione ma può avvenire a distanza di tempo, anche fino a 72 ore dopo; si possono manifestare con sintomi e malattie a carico di qualsiasi organo-apparato-sistema; il fenomeno si può accompagnare a disturbi di assuefazione, dipendenza e relativa astinenza in caso di sospensione; i sintomi non sono proporzionali alla quantità dell’alimento intollerato introdotto, quindi non sono dose-dipendente, anche piccole quantità possono mantenere l’intolleranza; sono frequenti reazioni trasversali tra alimenti della stessa famiglia biologica o gruppo, quindi assumere alimenti collaterali vuol dire non disintossicare l’organismo e mantenere l’intolleranza; probabilmente sono dovute ad alterazioni del sistema immunitario (granulociti neutrofili – IgG 4 – interleukina 1) causate da agenti stressanti in genere, sostanze chimiche ed inquinanti. MATERIALE D’USO Provetta con 0,5 ml di citrato di sodio al 3,8% (provette tempo di protrombina). Siringa da 5 ml. Centrifuga da 1000 a 2000 RPM con braccio oscillante o rotante. Micropipette da 200 µl, da 50 µl e da 2 µl. Acqua distillata. Cuvette tipo EPPENDORF. Coprioggetti 18 x 18. Doppio microscopio ottico con obiettivi 40 x. Guanti in lattice. PREPARAZIONE DEL CAMPIONE Il Cytotest® non è un test pasto-dipendente.E’ controindicata l’assunzione di cortisonici nei 10 giorni precedenti il test. Gli antistaminici e le altre categorie di farmaci non alterano i risultati.Si effettua un prelievo endovenoso di quantità compresa tra i 2 ed i 5 ml.Il sangue prelevato viene miscelato in una provetta con 0,5 ml di citrato di sodio al 3,8%.Se la quantità prelevata è inferiore ai 2 ml si consiglia di ridurre la quantità di citrato di sodio a 0,25 ml.La miscela così ottenuta può essere centrifugata per 10 minuti a bassa velocità (1000-2000 giri/min) o lasciata sierare, possibilmente in frigo, comunque ad una temperatura compresa tra i 4 e gli 8C° (non deve congelare).Il campione di sangue deve essere analizzato entro 72 ore. LETTURA A QUATTRO OCCHI CON MICROSCOPIO L’operatore che esegue il test deve applicare alcuni accorgimenti importanti. Ordinare i vetrini (partendo dal n°0 controllo negativo) su un apposito vassoio portavetrini posizionando ogni vetrino in modo che l’etichetta si trovi a sinistra con il numero identificativo in alto. La lettura va fatta da sinistra verso destra. Per ogni sostanza la lettura deve prevedere l’osservazione di più campi (4 o 5; 7-8 nel caso di microscopi con telecamera). Si può parlare di reazione positiva solo qualora l’osservazione evidenzi un danneggiamento cellulare con una frequenza superiore al 60-70% sia all’interno dello stesso campo sia nella somma tra i campi analizzati. Qualora si riscontri un danneggiamento cellulare con una frequenza molto elevata su tutti i campi analizzati e relativamente a tutte le sostanze che compongono il kit, si può ipotizzare che: il prelievo sia stato eseguito precedentemente alle 72 ore; il montaggio del campione non sia stato eseguito in maniera corretta. In questo caso il risultato del test non è attendibile. Qualora si riscontri una reazione positiva l’operatore deve poterla classificare in base al tipo di alterazione morfologica del leucocita. La classificazione dei risultati prevede quattro possibili gradi di reazione: 1° Grado di reazione: leucociti normali impilamento dei globuli rossi normale globuli rossi normocromici i globuli rossi non assumono nessuna deformazione morfologica la membrana dei leucociti è ben conservata 2° Grado di reazione: leucociti rigonfi impilamento dei globuli rossi normale globuli rossi normocromici leucociti vacuolizzati con leggera alterazione della membrana 3° Grado di reazione: leucociti vacuolizzati non impilamento dei globuli rossi globuli rossi tendenti all’ipocromia leucociti vacuolizzati con una parziale rottura della membrana seguita da una perdita dei granuli citoplasmatici 4° Grado di reazione: leucociti in disgregazione l’impilamento dei globuli rossi è sempre meno evidente i globuli rossi sono ipocromici i leucociti sono in disgregazione con una rottura totale della membrana FAMIGLIE BIOLOGICHE Ai pazienti risultati positivi ad una o più sostanze viene suggerito di eliminarle completamente dall’alimentazione per un periodo che dipende dal grado di reazione riscontrato. L’eliminazione ha come obiettivo quello della disintossicazione dell’organismo ed in particolare permette di ottenere la perdita di memoria da parte dei globuli bianchi che quel particolare alimento è tossico per l’individuo. Viene consigliato al paziente di eliminare parallelamente anche gli alimenti che appartengono alla stessa famiglia biologica o che contengono sostanze simili, per evitare fenomeni di cross-reaction.Le intolleranze alimentari non sono perenni, normalmente, dopo un periodo di astinenza, gli alimenti risultati positivi vengono reintrodotti nella dieta evitando assunzioni quotidiane che potrebbero facilitare un nuovo accumulo di tossine nell’organismo. VANTAGGI E SVANTAGGI DEL CYTOTOXIC-TEST Nella diagnosi delle intolleranze alimentari l’utilizzo del Cytotest permette di avvalersi di numerosi vantaggi che sono di seguito sintetizzati: è un test in vitro, non vi è quindi alcun rischio per il paziente; è molto rapido; i risultati non sono falsati dalla gravità o dalla molteplicità delle intolleranze del paziente; è molto sensibile e quindi in grado di rilevare intolleranze anche lievi; è economico se paragonato ad altre tecniche; è molto selettivo ed accurato e la risposta dà una positività per uno-due-tre alimenti per volta. Gli svantaggi del Citotest sono sintetizzabili in tre punti fondamentali: la preparazione dei vetrini che compongono i kit è lunga e complessa; sono necessarie cellule vive, i campioni di sangue quindi devono essere utilizzati in tempo relativamente breve (72 ore circa); la lettura delle reazioni è soggettiva, dipende quindi dall’accuratezza del laboratorio e dalla bravura del tecnico.

Leggi Articolo