Profilo Specialista Patrice Malaval

ELENCO STRUTTURE dove trovare Patrice Malaval

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Centro Medico Polispecialistico

Galleria Isnardi, 1/b

18100 ()

Recapiti

0183. 720007

info.imperiamedica@bianalisi.it prelievi.imperiaisnardi@bianalisi.it

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Riconosciuto da una lunghissima lista di specialisti di prestigio, ai quali si aggiungono anche medici di fama internazionale, il Centro Medico Polispecialistico, è sempre a disposizione per le più svariate necessita del paziente, consigliato e seguito al meglio.

Il Centro Medico Polispecialistico opera per la soddisfazione di ogni paziente, in ambito medico. La sede, a Imperia, al primo piano, in Galleria Isnardi 1, si trova a meta dei portici di Imperia Oneglia, zona facilmente raggiungibile, sia con mezzi pubblici, sia con mezzi privati, dotati di 2 ingressi, uno con ascensore, e uno con monta scale, inoltre sono disponibili 2 posti auto per disabili sotto la struttura.

Lo studio, collocato al primo piano, è suddiviso in tre aree molto eleganti e funzionali: la prima dedicata alla accoglienza e segreteria, il corridoio di destra per l’ortodonzia, oculistico, cardiologo, otorinolaringoiatria, analisi mediche e diversi altri ambulatori in base alle esigenze, mentre nel corridoio di sinistra troverete una grande palestra per la riabilitazione motoria e strumenti diagnostici dedicati, la radiologia, e un angolo per diagnosi strumentali dedicato.

Una comoda sala d’attesa, a disposizione di tutti i pazienti in tutti i corridoi con sedute comode e spaziose.

L’area dedicata alle fasi di diagnosi e cura si compone di ambienti igienizzati, rispettosi dei più alti standard di sicurezza e dotati di attrezzature innovative e funzionali.

Tutte le stanze sono molto ampie e accolgono nel modo migliore qualsiasi cliente, trasmettendo sin da subito un senso generale di sicurezza e affidabilità.

Ogni dottore che opera nel centro segue dei corsi specialistici di aggiornamento, per offrire sia trattamenti tradizionali, sia cure alternative.

La struttura accetta, come metodi di pagamento, anche carta di credito, visa e MasterCard oltre ad American Express, bancomat, ApplePay, GooglePay, SamsungPay, Nexi Pay ed anche PayPal.

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07-09-2021
Redazione Bianalisi
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L'Osteopatia in gravidanza ed in età pediatrica

Intervista a Simona Limonta

La figura dell’osteopata si può inserire in una collaborazione con professionisti come ginecologo, ostetrica, fisioterapista e pediatra per la gestione delle problematiche legate a gravidanza e post-partum e delle fasi di sviluppo del neonato. Per quanto riguarda la parte ostetrica, compito dell’osteopata in un contesto di equipe composta da questi professionisti, sarà quello di migliorare, durante l’epoca gestazionale delle pazienti, la mobilità e lo stato generale di salute della futura mamma.                                                                Scopo principale, in assenza di problematiche specifiche che potranno comunque essere valutate ed eventualmente trattate, sarà quello di creare uno stato di equilibrio fisico così da poter accompagnare la gestante ad affrontare un parto che segua il più possibile la fisiologia (per esempio un lavoro di riequilibrio di bacino e zona pelvica in relazione alle articolazioni coxo femorali, importantissimo per le fasi di travaglio ed espulsiva). Nella fase post-partum si potrà poi pensare, in collaborazione con il fisioterapista, ad un lavoro mirato al ripristino della funzionalità pelvica (per problemi d’incontinenza) e al riassetto posturale dopo nove mesi di importanti cambiamenti fisici.  Per quanto riguarda più specificatamente la parte pediatrica, l’osteopata collabora con diverse figure professionali al fine di migliorare l’inquadramento diagnostico e l’iter terapeutico a favore dei piccoli pazienti.  Le sedute osteopatiche sui neonati, dopo una prima valutazione, seguiranno il neonato dalla nascita nelle varie tappe di sviluppo motorio fino al raggiungimento della deambulazione autonoma. Durante la prima valutazione verranno raccolte informazioni sull’andamento della gravidanza e sulla dinamica del parto. Nella stessa seduta il neonato verrà osservato, valutato e trattato. Compito dell’osteopata nel trattamento dei più piccoli sarà, quindi, quello di correggere e prevenire atteggiamenti viziati, così da poter mettere l’organismo in grado di ricercare in modo autonomo lo stato di salute. Intervista DOTT.SSA SIMONA LIMONTA - OSTEOPATA Chi sono Limonta Simona, nata a Lecco nel 1979. Dopo la formazione linguistica ho frequentato l’Istituto Biennale di Massofisioterapia a Bergamo e conseguito diploma di Massaggiatore-Massofisioterapista.  Ho in seguito intrapreso il percorso, della durata di sei anni, presso l’Istituto Italiano di Osteopatia a Milano e conseguito titolo di Osteopata.  Ho sviluppato, negli anni, interesse verso l’approccio osteopatico sulla donna nel pre e post partum e nell’ambito pediatrico e ho pertanto approfondito le mie conoscenze in materia, attraverso corsi specifici, volti alla gestione della donna in gravidanza,  e master biennale di Osteopatia Pediatrica.  Cos’è l’OSTEOPATIA?  L'Osteopatia si basa sul principio che l'essere umano è un’unità di corpo, mente e spirito e ha la capacità di autoregolarsi, di auto-guarire e di mantenere il proprio stato di salute. Struttura e funzioni corporee sono reciprocamente correlate, per tale motivo il trattamento osteopatico è basato sulla comprensione dei principi fondamentali di unità del corpo, autoregolazione e interrelazione tra struttura e funzione. E’ una medicina non convenzionale e non invasiva di sostegno alla salute che non si avvale dell’utilizzo di farmaci, rimedi naturali e strumenti elettromedicali, bensì di un approccio esclusivamente manuale sui tessuti, tramite il quale è in grado di innescare i processi di autoguarigione di cui è naturalmente dotato l'organismo. Si occupa principalmente dei problemi strutturali e meccanici di tipo muscolo-scheletrico a cui, però, possono associarsi delle alterazioni funzionali degli organi viscerali e del sistema cranio-sacrale.  Il trattamento osteopatico può ridurre il dolore, migliorare l’abilità della persona nello svolgimento delle attività abituali e incrementare lo stato di salute. E’ indicata in condizioni quali: lombalgia, cervicalgia, dolori vertebrali, problemi posturali derivanti da scorrette posizioni lavorative o dalla gravidanza, traumi da sport, cefalea ed emicrania, otiti, vertigini, sinusiti, stipsi, asma e altre problematiche ancora. Possono beneficiare del trattamento osteopatico adulti, neonati, bambini, giovani e anziani, donne in gravidanza ovvero persone di qualsiasi età e impegnate in ogni tipo di professione. E’ complementare ad altre professioni sanitarie, come la fisioterapia e la medicina convenzionale.  Osteopatia e Pediatria L’osteopatia è particolarmente utile per i più piccoli poiché, utilizzando tecniche manipolative delicate non invasive né dolorose, riesce a risolvere alcune problematiche diffuse tra i bambini. Il trattamento osteopatico permette di individuare celermente e prontamente le cause dei disturbi di cui soffrono ad esempio bambini nati in seguito a travagli e parti difficili e da cesareo, evitando la cronicizzazione di tali disturbi e migliorando, dunque, il loro naturale sviluppo di crescita. L’osteopatia permette di riequilibrare le tensioni superficiali e profonde, ripristinando il normale funzionamento dell’organismo del bambino, grazie a manipolazioni leggere e delicate che avvengono solo e soltanto dopo una corretta e profonda anamnesi, dopo aver raccolto tutti i dati della storia clinica del bambino dal decorso della gravidanza alla sua nascita. L’osteopatia pediatrica segue, dunque, il neonato di poche settimane di vita sino all’adolescenza. Tra i più comuni traumi da parto e che si verificano nelle prime settimane di vita vi sono: • plagiocefalia • rigurgiti e reflusso gastroesofageo • stitichezza • coliche gassose • disturbi del sonno • otiti o sinusiti ricorrenti Osteopatia in gravidanza L’Osteopatia è una terapia dolce che consente un migliore adattamento dell’organismo materno ai cambiamenti dei tessuti del corpo e alle pressioni addominali associate alla gravidanza.  Compito dell’osteopata è aiutare ad alleviare le più svariate problematiche che si presentano durante la gravidanza, donando alla futura mamma un benessere ed un equilibrio che le permetteranno di vivere questo periodo in maniera più serena, anche accompagnandola ad un parto il più possibile naturale e privo di complicazioni.  Oltre a prevenire dolori e contratture nei nove mesi, le manipolazioni osteopatiche consentono di arrivare al parto in condizioni fisiche ottimali. Durante la seduta l’operatore lavora soprattutto sul bacino e zona pelvica, che al momento del parto subiscono forte stress per permettere il passaggio del feto. Per far sì che questo succeda, occorre che tutte le articolazioni del bacino siano mobili, libere e non bloccate da restrizioni di movimento, e a questo scopo le manipolazioni dell’osteopata creano una condizione ottimale che, da un lato riduce le tensioni dolorose provate dalla donna, dall’altro facilita le “fatiche” del bebè, che subirà meno traumi durante la nascita. L’Osteopatia non costituisce nessun pericolo né per la mamma né per il feto, ma è un valido aiuto per le sofferenze che si possono incontrare: il trattamento osteopatico non deve essere interpretato come un eccesso di medicalizzazione, ma come prevenzione soprattutto se si interviene fin dai primi mesi. Limonta Simona – Osteopata                                                                                                                                           Cell. 338.8005034                                                                                                                                                                E-mail osteopatia.sl@gmail.com

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07-09-2021
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Risonanza Magnetica con un magnete a basso campo

Apre ad Imperia, in Galleria Isnardi presso il poliambulatorio Bianalisi-Centro Medico Polispecialistico, la sezione di Risonanza Magnetica con un magnete a basso campo, completamente aperta, di ultimissima generazione  (ArtoScan). Le più moderne tecnologie permettono di eseguire una risonanza magnetica “aperta” direttamente sull’arto interessato, evitando al paziente quella fastidiosa sensazione di essere rinchiusi nei macchinari per la risonanza magnetica (claustrofobia). La risonanza magnetica con l’apparecchiatura ArtoScan, oltre a non comportare alcun rischio per la salute ed a evitare, come detto, ansia e claustrofobia, consente un’indagine diagnostica delle articolazioni dell’apparato locomotore e permette al paziente di inserire all’interno del magnete solo l’arto sul quale si eseguirà l’esame.   La nostra apparecchiatura è nata per l’imaging muscolo-scheletrico delle articolazioni distali come: ginocchio, polpaccio, caviglia, piede, avampiede, gomito, avambraccio, polso e mano.    La richiesta di esami RM relativa a distretti osteoarticolari è in costante crescita, in particolare nei settori della Traumatologia, Medicina dello sport e Reumatologia e risulta indispensabile per alcune patologie.  L’esame di risonanza Magnetica Articolare con questa macchina garantisce l’elevata qualità diagnostica, fornendo immagini dettagliate delle articolazioni, utilizzando onde radio e campi magnetici, così escludendo i rischi legati alle tecniche più tradizionali delle radiazioni ionizzanti (raggi X).

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04-08-2021
Redazione Bianalisi
mediazione-familiare
Mediazione Familiare

Come gestire bene una separazione o un divorzio

La mediazione familiare, rivolta ad entrambi i membri della coppia, ha come obiettivo la risoluzione della conflittualità in separazione o il divorzio (Intervento a medio- breve termine) e favorisce la comunicazione alla ricerca di un accordo. Bianalisi si avvale della competenza della dott.ssa MORENA LANDINI, Specializzanda in psicoterapia sistemico-famigliare e sessuologa clinica, mediatrice famigliare AIMS.  PERCHE’ NASCE QUESTO SERVIZIO? Da tempo ormai si è capito e, purtroppo sperimentato, quanto faccia male un’unione ostile e conflittuale, sia per la coppia che per i figli. Tuttavia separarsi rimane ancora uno dei passaggi più difficili e dolorosi per ogni membro del sistema familiare, specialmente se le divergenze e i “rancori” agiscono in modo acuto e, talvolta, incontrollato, investendo la sfera della convivenza civile. Da diversi anni ha preso vita una branca della terapia della famiglia che si è specializzata nell'intervento all'interno di sistemi-familiari grazie al quale è possibile arrivare alla risoluzione dei conflitti pre o post separazione, cioè la mediazione familiare. Nei secoli la fotografia della famiglia è mutata notevolmente, non è più possibile pensare esclusivamente alla famiglia degli anni '60 caratterizzata spesso da una netta distinzione di ruoli, questo modello sta lasciando spazio alle famiglie ricostruite a seguito di separazioni e divorzi e queste nuove strutture modificano la continuità della coppia e gli intrecci intergenerazionali (nonni -nipoti, generi e nuore e suoceri) producendo nuovi complessi reticoli. Andiamo quindi verso un modello in cui le persone danno vita, plasmando e dissolvendo più strutture familiari ed anche in queste nuove configurazioni sono possibili i conflitti... pertanto, sebbene la mediazione nasca come intervento diretto alle famiglie in separazione, la ricerca ha sperimentato quanto l'intervento di un mediatore possa essere funzionale nella risoluzione di conflitti in diversi tipi di sistemi, come la scuola, l'azienda e le famiglie ricomposte. Il primo centro di mediazione familiare nasce nel 1974 ad Atlanta per opera dello psicologo e avvocato statunitense James Coogler il quale fonda la Family Mediation Association che offre un servizio di mediazione alle coppie in via di separazione o divorzio. Nel 1978 Howard Irving attiva a Toronto il Toronto Conciliation Project e John Haynes, nel 1982, fonda l'Academy of Family Mediators negli USA e dagli Stati Uniti la pratica della mediazione familiare si diffonde fin dai primi anni ottanta anche in Europa. DECIDERE INSIEME Nel 1987 si costituisce a Milano l'associazione GeA (Genitori Ancora) con l'intento di divulgare la pratica della mediazione familiare, su iniziativa di Fulvio Scaparro e Irene Bernardini, i quali avvertirono l'esigenza di introdurre, nel campo della separazione e del divorzio, i principi della mediazione, ovvero la necessità di fare in modo che i coniugi configgenti potessero, grazie all'aiuto di un terzo neutrale, decidere insieme  in modo costruttivo e non conflittuale come organizzare la propria vita dopo la separazione. L'intento della mediazione è quindi quello di restituire ai genitori in via di separazione il riconoscimento delle proprie responsabilità, affinché i figli possano continuare a contare sul sostegno, la cura e l'affetto di entrambi. “La mediazione familiare è un percorso che aiuta i partners con figli a fronteggiare in modo adulto la rottura del legame di coppia al fine di riorganizzare le relazioni familiari in vista o in seguito alla separazione, si tratta di uno cammino in cui un terzo imparziale è sollecitato dai genitori ad aiutarli a gestire le difficoltà emotive ed organizzative e si presenta quindi come uno spazio di incontro in un ambiente neutrale, nel quale la coppia ha la possibilità di negoziare le questioni relative alla propria separazione, sia negli aspetti relazionali, sia in quelli economici, è’ la coppia in ogni caso che sceglie le problematiche da negoziare” (Daniela Narciso Mediatore Aemef)  L'obiettivo è di rendere la coppia protagonista e responsabile nella gestione del conflitto in un'ottica di continuità genitoriale e quindi: Aiutare le coppie con figli ad affrontare il difficile momento della separazione e i conflitti che porta con sé. Accompagnare i genitori in conflitto nella ricerca di soluzioni reciprocamente soddisfacenti per sé e per i figli; Trovare o ritrovare una comunicazione il più possibile funzionale LA BIGENITORIALITA’E' implicito dunque il presupposto di una  bigenitorialità, cioè (come spiega l'articolo uno della legge 54/2006) realizzare il diritto del minore a "mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, (ndr i genitori) di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale." . Lo scopo è far giungere una coppia con figli che si sta separando ad un accordo sulla responsabilità e l'esercizio condiviso delle funzioni genitoriali. In questo modo si vuole dare la possibilità ai bambini di avere due genitori anche una volta che il rapporto di coppia si conclude. Il lavoro della mediazione si inserisce nello spazio creato dal conflitto familiare.Alcuni esempi di conflitto li possiamo trovare nella teoria della triade rigida di Minuchin: Triangolazione: è intesa come una coalizione instabile in cui ciascun genitore desidera che il figlio parteggi per lui contro l'altro e quando il figlio si schiera con uno, l'altro definisce la sua posizione come un tradimento. Gli effetti della triangolazione sui figli sono l'espressione di comportamenti incongrui o una paralisi comportamentale che vengono interpretate come un tentativo del bambino di dare ragione e affetto ad entrambi. Coalizione: due persone creano un rapporto di solidarietà per andare contro una terza: uno dei genitori si allea con un figlio in una coalizione, rigidamente definita e di tipo transgenerazionale, contro l'altro genitore. Nella coalizione i confini intergenerazionli sono confusi e poiché il prevalente interesse comune tra i due membri coalizzati è il tentativo di produrre un danno ad un terzo, ne consegue che all'interno della coalizione non esiste un rapporto autentico tra coloro che la hanno formata. Deviazione: due persone in conflitto tra loro, spostano il conflitto su un terzo che può giungere a essere visto come capro espiatorio. Le tensioni coniugali possono essere deviate sempre sul figlio e servono a mantenere il sottosistema dei coniugi in un apparente stato di calma. Il figlio coinvolto in coalizioni o triangolazioni in alcuni casi sperimenta intensi conflitti di lealtà, sensi di colpa per la perdita del genitore “rifiutato”, adultizzazione precoce, vissuti depressivi e difficoltà di svincolo durante l'adolescenza; alcuni figli posso arrivare a strategie di deviazione su di sé della rabbia dei genitori, in quanto ritengono meno pericoloso il conflitto genitore-figlio che genitore-genitore. La mediazione familiare tuttavia non deve essere confusa con la terapia di coppia, con la terapia familiare o con la consulenza legale (cui può tuttavia essere integrata). Confronto con altri interventi Mediazione familiare Psicoterapia familiare Consulenza legale È rivolta obbligatoriamente ad entrambi i membri della coppia Può essere rivolta sia alla coppia che ai figli Può essere rivolta sia ad entrambi che al singolo   I figli possono partecipare I figli solitamente non partecipano Ha come obiettivo la risoluzione della conflittualità in separazione o il divorzio Ha come obiettivo il miglioramento della dinamiche relazionali Ha come obiettivo quello di rispondere agli interessi del cliente Intervento a medio-breve termine Intervento a medio e/o lungo termine Intervento non definibile temporalmente Favorisce la comunicazione alla ricerca di un accordo Cura, aiuta Offre un parere legale e rappresenta il cliente presso gli organi competenti  

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04-08-2021
Redazione Bianalisi
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Sicurezza per le Aziende

Bianalisi - Igea a servizio delle aziende campane

La Sicurezza sui luoghi di lavoro è un obbligo sancito dalla legge europea ma, al tempo stesso, può rappresentare un’opportunità di crescita per le Aziende. Con Bianalisi - Igea professionisti esperti nel settore lavorano per abbattere i rischi aziendali relativi agli infortuni e alle malattie professionali; questo impegno garantisce alle Aziende sgravi INAIL e incrementi delle performance lavorative. Bianalisi - Igea può offrirvi una consulenza a 360° per la Sicurezza della tua Azienda: ingegneri, medici, biologi, infermieri professionali compongono la nostra equipe a supporto della tua attività! Nomina e Sorveglianza DVR Corsi di Formazione Consulenza HACCP

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02-08-2021
Redazione scientifica Bianalisi
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Come scoprire se si è celiaci?

Intolleranza al glutine - Intolleranze e disturbi alimentari

Come scoprire se si è celiaci? I sintomi della celiachia sono così vari e difficili a volte da rilevare che non si può basare una diagnosi semplicemente sul manifestarsi della sintomatologia. Infatti alcune manifestazioni sono riconducibli anche ad altri tipi di malattie intestinali, sindrome da stanchezza cronica (CFS – Chronic Fatigue Syndrome) e depressione; se si aggiunge anche che in una rilevante percentuale di casi la malattia non presenta sintomi (celiachia asintomatica) di alcun genere pur danneggiando comunque i tessuti intestinali, si capisce la difficoltà della diagnosi. Qual’è quindi il primo passo da effettuare per accertarsi o meno della presenza in un malato dell’intolleranza al glutine? E come confermare la diagnosi in modo inequivocabile? In fase preliminare si possono eseguire degli esami del sangue specifici, un metodo a bassa invasività che può segnalare la necessità di proseguire gli accertamenti. Gli esami del sangue da effettuare devono essere concentrati su una coppia di anticorpi specifici: gli AGA (anticorpi antigliadina di classe IgA e IgG) e gli EMA (anticorpi antiendomisio di classe IgA). Questi anticorpi offrono delle informazioni riguardanti la predisposizione dell’organismo ad attaccare la gladina (gli AGA), una delle proteine componenti del glutine, e l’endomisio (gli EMA), ovvero l’attivazione dell’organismo a danneggiare la mucosa intestinale. Se i risultati dei due test, che vanno quindi necessariamente eseguiti assieme, concordano nell’esito siamo difronte ad una risposta certa. In caso di doppia positività possiamo confermare la diagnosi di celiachia, in caso di doppia negatività la si può escludere. Il test Anti-transglutaminasi è legato invece alla rilevazione degli anticorpi di classe IgA ed è altrettanto preciso e affidabile. Presso il Laboratorio Bianalisi - Igea è possibile dosare gli AGA (anticorpi antigliadina di classe IgA e IgG), gli EMA (anticorpi antiendomisio di classe IgA) e gli Anti-transglutaminasi attraverso un semplice prelievo ematico e conoscere in poche ore se si ha un’intolleranza o una vera Celiachia.    

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02-08-2021
Redazione scientifica Bianalisi
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Cytotoxic-Test

Intolleranze e disturbi alimentari

STORIA Per diagnosticare le Allergie Alimentari Croniche esistono diverse metodiche ma spesso con attendibilità esigue, questo perchè le reazioni si manifestano con modificazioni cellulari e di solito non è presente il fenomeno IgE. Il metodo più efficace adottato dall’Ecologia Clinica è il CITOTOXIC – TEST® PROVE TOSSICHE ALIMENTARI SUL SANGUE. Il fenomeno della modificazione dei leucociti attraverso reazione antigene-anticorpi è stato oggetto di numerosi studi ed è stato osservato sotto diversi aspetti. Già nel 1947 alcuni immunologi anglossassoni, tra i quali Squier e Lee, osservarono in vitro una diminuzione del numero dei leucociti (fino ad un massimo del 33%) in pazienti allergici dopo che essi erano stati a contatto con reagenti alimentari. Il lavoro di Arthur Black nel 1956 suggerì in modo determinante che le modificazioni dei leucociti indicavano reazioni allergiche. Le sue osservazioni riguardavano il comportamento dei leucociti in vitro in presenza sia del plasma che dell’allergene di individui sensibilizzati. Se vi era la presenza di anticorpi specifici verso l’allergene, i leucociti polimorfonucleati presentavano reazioni tossiche con morte cellulare che sopraggiungeva nell’arco di un periodo compreso tra i 15 minuti e qualche ora. Se la reazioni erano forti e immediate, si sospettava la sensibilità clinica dell’allergene. Sempre nel 1959 uno tra i più noti immunologi, il Prof. Byron Waksman, pubblicò diversi studi sugli effetti tossici delle reazioni antigene-anticorpi sulle cellule ed in particolare il testo “Aspetti cellulari e umorali in condizioni di ipersensibilità”. Ulteriori progressi nello studio e nella determinazione di un metodo di indagine furono conseguiti da vari studiosi, in particolare da Bryan e Bryan, agli inizi degli anni’60. Essi codificarono la metodica rendendola semplice, affidabile e ripetibile. PRINCIPIO DEL METODO Il metodo utilizzato per diagnosticare le intolleranze alimentari, si basa sull’alterazione dei leucociti a contatto con gli allergeni liofilizzati essiccati presenti su ogni vetrino. Ai pazienti risultati positivi ad una o più sostanze si suggerisce di eliminarle completamente dall’alimentazione per un periodo che dipende dal grado di reazione riscontrato. L’eliminazione ha come obiettivo quello della disintossicazione dell’organismo ed in particolare permette di ottenere la perdita di memoria da parte dei globuli bianchi che quel particolare alimento è tossico per l’individuo. Le intolleranze alimentari non sono perenni. Normalmente, dopo un periodo di astinenza gli alimenti risultati positivi possono essere reintrodotti nella dieta evitando assunzioni quotidiane che potrebbero facilitare un nuovo accumulo di tossine nell’organismo. Riassumiamo di seguito alcune considerazioni fondamentali sulle intolleranze alimentari: sono una reazione cronica ad alimenti assunti frequentemente (grano, latte, pomodoro, olivo, caffè e così via); il disturbo che provocano non segue immediatamente l’assunzione ma può avvenire a distanza di tempo, anche fino a 72 ore dopo; si possono manifestare con sintomi e malattie a carico di qualsiasi organo-apparato-sistema; il fenomeno si può accompagnare a disturbi di assuefazione, dipendenza e relativa astinenza in caso di sospensione; i sintomi non sono proporzionali alla quantità dell’alimento intollerato introdotto, quindi non sono dose-dipendente, anche piccole quantità possono mantenere l’intolleranza; sono frequenti reazioni trasversali tra alimenti della stessa famiglia biologica o gruppo, quindi assumere alimenti collaterali vuol dire non disintossicare l’organismo e mantenere l’intolleranza; probabilmente sono dovute ad alterazioni del sistema immunitario (granulociti neutrofili – IgG 4 – interleukina 1) causate da agenti stressanti in genere, sostanze chimiche ed inquinanti. MATERIALE D’USO Provetta con 0,5 ml di citrato di sodio al 3,8% (provette tempo di protrombina). Siringa da 5 ml. Centrifuga da 1000 a 2000 RPM con braccio oscillante o rotante. Micropipette da 200 µl, da 50 µl e da 2 µl. Acqua distillata. Cuvette tipo EPPENDORF. Coprioggetti 18 x 18. Doppio microscopio ottico con obiettivi 40 x. Guanti in lattice. PREPARAZIONE DEL CAMPIONE Il Cytotest® non è un test pasto-dipendente.E’ controindicata l’assunzione di cortisonici nei 10 giorni precedenti il test. Gli antistaminici e le altre categorie di farmaci non alterano i risultati.Si effettua un prelievo endovenoso di quantità compresa tra i 2 ed i 5 ml.Il sangue prelevato viene miscelato in una provetta con 0,5 ml di citrato di sodio al 3,8%.Se la quantità prelevata è inferiore ai 2 ml si consiglia di ridurre la quantità di citrato di sodio a 0,25 ml.La miscela così ottenuta può essere centrifugata per 10 minuti a bassa velocità (1000-2000 giri/min) o lasciata sierare, possibilmente in frigo, comunque ad una temperatura compresa tra i 4 e gli 8C° (non deve congelare).Il campione di sangue deve essere analizzato entro 72 ore. LETTURA A QUATTRO OCCHI CON MICROSCOPIO L’operatore che esegue il test deve applicare alcuni accorgimenti importanti. Ordinare i vetrini (partendo dal n°0 controllo negativo) su un apposito vassoio portavetrini posizionando ogni vetrino in modo che l’etichetta si trovi a sinistra con il numero identificativo in alto. La lettura va fatta da sinistra verso destra. Per ogni sostanza la lettura deve prevedere l’osservazione di più campi (4 o 5; 7-8 nel caso di microscopi con telecamera). Si può parlare di reazione positiva solo qualora l’osservazione evidenzi un danneggiamento cellulare con una frequenza superiore al 60-70% sia all’interno dello stesso campo sia nella somma tra i campi analizzati. Qualora si riscontri un danneggiamento cellulare con una frequenza molto elevata su tutti i campi analizzati e relativamente a tutte le sostanze che compongono il kit, si può ipotizzare che: il prelievo sia stato eseguito precedentemente alle 72 ore; il montaggio del campione non sia stato eseguito in maniera corretta. In questo caso il risultato del test non è attendibile. Qualora si riscontri una reazione positiva l’operatore deve poterla classificare in base al tipo di alterazione morfologica del leucocita. La classificazione dei risultati prevede quattro possibili gradi di reazione: 1° Grado di reazione: leucociti normali impilamento dei globuli rossi normale globuli rossi normocromici i globuli rossi non assumono nessuna deformazione morfologica la membrana dei leucociti è ben conservata 2° Grado di reazione: leucociti rigonfi impilamento dei globuli rossi normale globuli rossi normocromici leucociti vacuolizzati con leggera alterazione della membrana 3° Grado di reazione: leucociti vacuolizzati non impilamento dei globuli rossi globuli rossi tendenti all’ipocromia leucociti vacuolizzati con una parziale rottura della membrana seguita da una perdita dei granuli citoplasmatici 4° Grado di reazione: leucociti in disgregazione l’impilamento dei globuli rossi è sempre meno evidente i globuli rossi sono ipocromici i leucociti sono in disgregazione con una rottura totale della membrana FAMIGLIE BIOLOGICHE Ai pazienti risultati positivi ad una o più sostanze viene suggerito di eliminarle completamente dall’alimentazione per un periodo che dipende dal grado di reazione riscontrato. L’eliminazione ha come obiettivo quello della disintossicazione dell’organismo ed in particolare permette di ottenere la perdita di memoria da parte dei globuli bianchi che quel particolare alimento è tossico per l’individuo. Viene consigliato al paziente di eliminare parallelamente anche gli alimenti che appartengono alla stessa famiglia biologica o che contengono sostanze simili, per evitare fenomeni di cross-reaction.Le intolleranze alimentari non sono perenni, normalmente, dopo un periodo di astinenza, gli alimenti risultati positivi vengono reintrodotti nella dieta evitando assunzioni quotidiane che potrebbero facilitare un nuovo accumulo di tossine nell’organismo. VANTAGGI E SVANTAGGI DEL CYTOTOXIC-TEST Nella diagnosi delle intolleranze alimentari l’utilizzo del Cytotest permette di avvalersi di numerosi vantaggi che sono di seguito sintetizzati: è un test in vitro, non vi è quindi alcun rischio per il paziente; è molto rapido; i risultati non sono falsati dalla gravità o dalla molteplicità delle intolleranze del paziente; è molto sensibile e quindi in grado di rilevare intolleranze anche lievi; è economico se paragonato ad altre tecniche; è molto selettivo ed accurato e la risposta dà una positività per uno-due-tre alimenti per volta. Gli svantaggi del Citotest sono sintetizzabili in tre punti fondamentali: la preparazione dei vetrini che compongono i kit è lunga e complessa; sono necessarie cellule vive, i campioni di sangue quindi devono essere utilizzati in tempo relativamente breve (72 ore circa); la lettura delle reazioni è soggettiva, dipende quindi dall’accuratezza del laboratorio e dalla bravura del tecnico.

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