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12-06-2021
Centro Medico San Donato - Bologna
riabilitazione-pavimento-pelvico-e-vibrosonoterapia-con-pompage
Riabilitazione pavimento pelvico e Vibrosonoterapia con pompage

Due novità nel reparto Fisioterapia

Nel reparto di Fisioterapia e Riabilitazione del Centro Medico San Donato si introducono due nuovi trattamenti: - la riabilitazione del pavimento pelvico, cioè della parte più profonda del perineo ed è una struttura muscolare che chiude in basso il bacino, formando una sorta di “cupola rovesciata” sulla quale giacciono gli organi pelvici. Il perineo è formato anche da sfinteri che permettono la continenza urinaria e fecale e da muscoli che si attivano durante i rapporti sessuali. -la vibrosonoterapia, che sfrutta la tecnologia ad onde meccano-sonore selettive insieme alla terapia manuale del pompage per trattare in modo non invasivo le patologie muscolari, dei nervi e delle articolazioni potendo penetrare nei tessuti oltre i 6 centimetri. Pavimento pelvico: che problemi possono insorgere Quando il tono muscolare è scarso, si potrà soffrire di incontinenza (da sforzo quando la perdita avviene durante un colpo di tosse, mentre si ride, si salta, o quando si solleva qualcosa di pesante, da urgenza quando lo stimolo è imperioso e non si riesce a procrastinare la minzione, o mista quando si presentano entrambe nello stesso soggetto). L’incontinenza da sforzo colpisce frequentemente anche i giovani sportivi che praticano sport ad alto impatto, ma che per pudore tendono a non riferirlo ai familiari, al medico di base, all’allenatore o al medico dello sport. Una riduzione del tono favorirà i prolassi dell’utero e della vescica nelle donne, e sempre nelle donne è correlato ad una riduzione della sensibilità durante i rapporti sessuali. Al contrario, un aumento del tono muscolare potrà portare al dolore durante i rapporti sessuali sino a renderli impossibili, oppure ad un dolore pelvico cronico, un problema invalidante ove non si riscontra nessuna patologia evidenziabile con i comuni mezzi di indagine.  Pavimento pelvico: le soluzioni rieducative La riabilitazione ha sia un fine terapeutico ma anche preventivo. L’attuale tendenza è quella di utilizzare questa terapia nella maggior parte dei pazienti destinati ad un intervento chirurgico a livello pelvico. Questo può essere utile nei soggetti che dopo l’intervento chirurgico pelvico necessiteranno con una buona probabilità di una riabilitazione (come ad esempio dopo una rimozione radicale della prostata) apprendendo quindi la tecnica in assenza di dolore ed in buone condizioni generali. Oppure può essere preventivamente utile nelle donne in gravidanza per ridurre il rischio di incontinenza, prolassi, emorroidi e per migliorare il controllo muscolare durante il parto e prevenire le lacerazioni. Le metodiche terapeutiche passano dalla spiegazione dell’anatomia e della fisiologia, alla compilazione del diario minzionale che il paziente dovrà registrare regolarmente per verificare l’andamento della terapia e calibrarla di conseguenza, per poi passare a tecniche respiratorie e apprendimento di una corretta contrazione/decontrazione del perineo da svolgere a domicilio. La pubblicità dei presidi come i pannolini non aiuta la risoluzione del problema perché questi dovrebbero essere non la prima ma l’ultima possibilità, dopo la riabilitazione in primis, seguita dai farmaci ed infine dalla chirurgia.       Vibrosonoterapia: a cosa serve La vibrosonoterapia o focal vibration therapy è indicata per: dolore ai tendini (tendinite, fascite, epicondilite, etc), problemi muscolari (aumento del tono o sua riduzione), alle articolazioni o ai nervi (es. tunnel carpale), edemi, cicatrici, alterazioni della sensibilità, spasticità, sperone calcaneare e fibromialgia. Induce: - la regolazione del tono muscolare - l'alleviamento del dolore - la stimolazione della circolazione sanguigna e linfatica, grazie alle contrazioni muscolari generate dalle vibrazioni - la stimolazione della sensibilità  Il pompage è una forma di terapia manuale che consiste nel trazionare tessuti ed articolazioni con lo scopo ultimo di decomprimere le strutture e creare uno spazio che possa far diminuire il dolore e contemporaneamente aumentare l’ampiezza di movimento. Indicazioni: algie vertebrali ed articolari, retrazioni, contratture muscolari e disturbi circolatori e/o linfatici. Associato alla vibrosonoterapia ne aumenta l’efficacia. Costo e orari Roberto Spinelli, massofisioterapista triennale (pre 1995 e quindi equipollente a Fisioterapista) iscritto all’Ordine delle Professioni Sanitarie della Riabilitazione e alla Federazione Italiana Fisioterapisti, esegue questi trattamenti il martedì pomeriggio e giovedì pomeriggio dalle 14.00 alle 17.00. Riabilitazione del pavimento pelvico: durata 60 minuti, costo 60,00 € Vibrosonoterapia con pompage: 35,00 € a seduta o pacchetto di 3 sedute a 100,00 €. Per prendere appuntamento, è necessario chiamare la segreteria al numero  051.512238. CHIAMACI AL NUMERO 051.512238PER PRENOTARE I TRATTAMENTI RIABILITATIVI

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14-06-2021
Centro Medico San Donato - Bologna
scleromousse-in-angiologia-nuova-tecnica-per-le-varici
Scleromousse in Angiologia: nuova tecnica per le varici

Le varici colpiscono in prevalenza le donne risetto agli uomini e si associano a sintomi quali pesantezza alle gambe, gonfiore, formicolio, crampi e a volte dolore. Grazie alle moderne tecnologie l’intervento chirurgico non è più l’unica soluzione possibile nel trattamento delle vene varicose. Esistono, infatti, altre tecniche innovative meno invasive ed altrettanto efficaci. Cos’è la Scleromousse Una di queste è la terapia Scleromousse, ovvero una procedura che contribuisce a limitare e guarire le problematiche legate a complicanze delle vene varicose (gambe pesanti e dolenti, tromboflebiti superficiali, ulcere varicose ecc.). Si tratta di una tecnica eseguita ambulatorialmente che sostituisce lo stripping tradizionale nella cura delle grandi e piccole safene. Come agisce Prima di procedere con il trattamento vero e proprio, è norma eseguire un’analisi angiologica mirata utilizzando lo strumento ecocolordoppler, che permette di individuare con precisone quali sono le vene malate e pericolose, evitando in tal modo di toccare quelle sane. Durante la procedura, della durata di circa 20 minuti, viene iniettata una sostanza sclerosante, sotto forma di mousse, all’interno dei vasi sanguigni attraverso l’uso di una sonda ecografica. L’azione di questa schiuma sostituisce il sangue nella vena da trattare, occludendola e riducendone in tal modo il diametro nel punto della dilatazione. L’uso di questa tecnica, totalmente indolore, non richiede il ricorso al ricovero ospedaliero e permette di sclerosare vene di grosse dimensioni con dosaggi molto ridotti di farmaco. Info e contatti Il trattamento viene svolto dalla Dott.ssa Clelia Dal Piaz, angiologa. Per informazioni chiamare la Segreteria allo 051/512238 o scrivici a info.sandonato@bianalisi.it

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11-06-2021
Fisiomedica Caravaggio
pedana-stabilometrica-statica
Pedana Stabilometrica Statica

COS’E’ LA POSTURALa postura è la strategia del corpo umano per restare in equilibrio nello spazio e dipende dalla relazione che assumono i segmenti corporei degli uni con gli altri. È regolata dalla contrazione tonica dei muscoli. Questo sistema tonico posturale si struttura, si sviluppa, si evolve e potendo contare su una serie di informazioni che la persona continuamente accoglie, assume, rielabora genera una serie di risposte ad esso correlate. Dobbiamo quindi immaginarci di dover riconoscere ed analizzare le informazioni che arrivano dai recettori degli organi di senso, quindi gli esterocettori o i propriocettori. Gli esterocettori ci consentono sostanzialmente di rielaborare le informazioni che noi riceviamo dall’ambiente esterno, quindi determinano la relazione che esiste tra la posizione del nostro corpo e l’ambiente in cui ci troviamo, il compito che dobbiamo realizzare. I propriocettori invece ci consentono di riconoscere la posizione che i segmenti corporei, articolazioni, muscoli e tendini vengono ad assumere in relazione al movimento che viene prodotto. Le integrazioni fra informazioni esterocettive e propriocettive, ed in misura non trascurabile anche viscerali, contribuiscono a far assumere alla persona una postura adeguata alla situazione, al momento e al compito che è oggetto dell’agire in quel frangente. Possiamo affermare quindi che l’analisi della postura ci può informare su tutte le strategie che la persona viene ad assumere, per garantire la più efficace interazione e posizionamento del corpo nello spazio. LA TECNOLOGIA La pedana Stabilometrica Statica è un dispositivo che consente di valutare la funzionalità motoria e l’equilibrio in stazione eretta. Il mantenimento della stazione eretta è infatti un task motorio tipico della postura bipodalica, nella quale occorre bilanciare l’effetto de-stabilizzante della massa corporea che presenta, il baricentro a circa il 60% dell’altezza dal piano di appoggio in posizione generalmente più avanzata dell’asse delle caviglie. L’essere umano acquisisce tale capacità, che richiede il coordinamento di abilità motorie sulla base di atti volontari, tenuto conto delle informazioni proprio ed esterocettive al momento disponibili.L’evoluzione della struttura muscoloscheletrica, la pratica di atti motori, ma anche le perdite di funzionalità delle strutture stesse, causano un continuo adattamento degli schemi motori che risentono anche delle alterazioni sensorie – per esempio il calo della vista – ma anche della perdita della forza o della capacità di controllo. Occorre inoltre ricordare che la stimolazione nocicettiva, talvolta anche sotto soglia di percezione, interferisce con i meccanismi della propriocezione alterando la risposta motoria. L’analisi dell’equilibrio in stazione eretta rappresenta quindi uno strumento importante per la valutazione funzionale perché consente di riconoscere un eventuale stato disfunzionale e attraverso l’esame dei dati acquisiti nel test, consente di formulare, ipotesi di approfondimento diagnostico caratterizzate da selettività ed appropriatezza.   Una metodica per lo screening sistematico della funzionalità dell’equilibrio di soggetti over 65 Secondo i dati Istat del 2020, i senior in Italia si avvicinano a quota 14 milioni, rappresentano cioè il 23% della popolazione del Paese. Considerando che secondo i calcoli dell’ONU questa tendenza alla longevità non farà che aumentare a livello mondiale, diventa indispensabile iniziare a ragionare in ottica di prevenzione per mantenersi in salute il più a lungo possibile, secondo i canoni dell’invecchiamento sano. L’OBIETTIVO DEL PROGETTO #IORESTOINPIEDI È INDIVIDUARE IL RISCHIO DI CADUTA NELL’ANZIANO: IN CHE MODO?Quello della caduta è un rischio subdolo, perché spesso alle prime cadute accidentali si pensa a banale sbadataggine. Potrebbe essere invece un primo segno di una disfunzione legata a molti fattori che, se opportunamente analizzati e corretti, cessano di essere fonti di rischio.  Secondo Eurosafe e Profound nel 2015 in Europa: 36.000 persone sono decedute in esito a caduta;1.443.000 persone sono state ricoverate in seguito a trauma da caduta; 2.314.000 anziani hanno visitato il pronto Soccorso a seguito di caduta. Il problema è destinato ad aggravarsi con la crescita della popolazione anziana. Occorre quindi verificare la funzionalità dell’equilibrio per riconoscere la presenza di un deficit ed eventualmente fornire indicazioni per il più appropriato e selettivo percorso di approfondimento diagnostico.  Questo è l’obiettivo del progetto #iorestoinpiedi Ridurre del 20% le cadute Risparmio in Italia =82 M€/ANNO!!! Attraverso uno screening della popolazione anziana per: • Individuare i soggetti con disfunzioni di equilibrio;• Quantificare l’entità della disfunzione;• Suggerire, in modo selettivo ed appropriato, il percorso dell’eventuale approfondimento diagnostico. Rendere disponibile a tutti gli over 65 un test non invasivo, rapido, indolore e idoneo a tutti quelli che riescono a stare in piedi per misurare la funzionalità elementare dell’equilibrio. Starà poi al medico di medicina generale, e agli specialisti che questo vorrà coinvolgere, sviluppare il percorso di approfondimento.  COME VIENE ESEGUITO IL TEST? • Con piedi uniti e paralleli (malleoli interni e radici degli alluci in contatto);• Braccia liberamente pendenti ai fianchi, capo eretto, bocca chiusa e morso non serrato;• Sulla pedana di forza posizionata in modo che il viso del soggetto sia a circa 1 m dalla parete priva di riferimenti lineari;• Facendo eseguire prima il test ad occhi chiusi e poi quello ad occhi aperti (l’ordine mira a prevenire influenze attraverso la memoria dei muscoli oculomotori);• La durata di acquisizione è di 40 sec preceduta da 5 secondi di adattamento che non vengono utilizzati nella elaborazione dei parametri. Il rapporto del Test è immediatamente disponibile insieme ad una guida alla sua lettura ed interpretazione. QUALI PARAMETRI PRENDE IN CONSIDERAZIONE IL TEST PER VALUTARE IL RISCHIO DI CADUTA? Viene proposto il test di Romberg su Pedana di Forza che consiste nel confronto fra i parametri del mantenimento dell’equilibrio ad occhi chiusi e ad occhi aperti. Lo strumento è corredato da un software molto avanzato che consente di discriminare efficacemente la presenza di una eventuale disfunzione e suggerire le più probabili cause dello stesso. In realtà il rischio di caduta è un evento più complesso, del quale l’instabilità posturale è solo uno degli aspetti. Ad esso ci rivolgiamo in questa fase anche perché lo screening consentirà di suggerire tempestivamente un percorso di approfondimento capace di riconoscere anche gli altri fattori di rischio. I parametri che lo strumento fornisce ed i criteri di interpretazione degli stessi hanno lo scopo di consentire al clinico non solo di riconoscere e quantificare l’eventuale deficit ma anche di individuare nei risultati le indicazioni per un possibile approfondimento diagnostico. Oltre al test di Romberg, il dispositivo consente anche diversi tipi di test in diverse posture e modalità. Il test di Romberg, nella sua versione fatta oggetto di standardizzazione, riveste particolare interesse diagnostico (consente infatti la valutazione del rischio di caduta e permette di orientare le scelte di un eventuale approfondimento diagnostico) ed è proprio per questo che viene esaminato con particolare e specifica attenzione. Il test stabilometrico statico consiste nel rilievo della traiettoria seguita dal COP (Punto di applicazione della risultante delle pressioni esercitate al suolo attraverso la pianta dei piedi, per contrastare la normale coppia che ci farebbe perdere l’equilibrio) mentre il paziente mantiene la stazione eretta statica. Il controllo dei movimenti dei segmenti corporei nell’esecuzione del test coinvolge: • la visione: i due occhi forniscono indicazioni “stabilizzanti”, tanto più in presenza di specifico riferimento visivo;• la propriocezione muscoloscheletrica (articolazioni, muscoli, tendini e cute): consente il confronto fra le posizioni dei segmenti corporei attuali e desiderate per l’esecuzione dello schema motorio;• il Sistema Nervoso Centrale (SNC) in tutte le sue componenti: mette in atto gli “schemi motori individuali”, per eseguire in corretta sequenza gli schemi stessi aggiornando i comandi sulla base di informazioni di ritorno proprio ed esterocettive. È bene ricordare che in stazione eretta statica non c’è contributo vestibolare – se non per eventuali anomalie dello stesso – al mantenimento dell’equilibrio (la letteratura dimostra infatti che, in assenza di accelerazioni o di rotazioni assai maggiori di quelle sperimentate nel mantenimento della posizione statica, non c’è contributo vestibolare). Nel 1836 il Professor Romberg aveva proposto un test che, ponendo a confronto le oscillazioni (Sway) misurate nel mantenimento della posizione ad occhi chiusi (dove è attiva la sola propriocezione muscoloscheletrica) e aperti (ove alla propriocezione si aggiunge la percezione visiva), consentiva l’immediato apprezzamento della funzionalità propriocettiva associata ai meccanismi centrali di controllo. Con l’impiego della Pedana Stabilometrica Statica, dotata di prestazioni metrologicamente validate ed impiegando adeguati algoritmi di elaborazione, è oggi possibile fornire una valutazione strumentale molto più sensibile, indipendente dall’operatore e quindi ripetibile, con una varietà di parametri che consentono di suggerire in modo motivato ed oggettivo la possibile presenza di cause di instabilità posturale. Esteso range di paramentri calcolati: • Sway Path- Sway Area (lunghezza della traiettoria seguita dal COP e area spazzata dal raggio che connette il punto medio della traiettoria a tutti i successivi punto della traiettoria stessa); • Rapporto SA/SP (mm): è inversamente proporzionale al “tono posturale”, il tono cresce al diminuire del valore del rapporto generalmente compreso fra 2 e 3; • Oscillazioni Antero-Posteriori/Latero-Laterali: fornisce una indicazione sulla stabilità; • 5 Parametri statici riguardanti la morfologia dell’ellisse: un altro modo di valutare l’ampiezza delle oscillazioni e verificare l’eventuale presenza di una direzione preferenziale di oscillazioni; se presente nel test a OC può suggerire una presenza di una problematica vestibolare, se presente nel test a OA può suggerire la presenza di deficit visivo; • 3 Parametri strutturali attraverso i quali si possono valutare sia la presenza di interferenza nocicettiva sia il deficit motorio; 5 Indicatori diagnostici:   Quoziente di Romberg; Indice di Tono Posturale; Indice di Funzionalità Motoria; Limite di stabilità; INDICE DI FUNZIONALITÀ POSTURALE (SPF), TALE PARAMENTRO DA CONSIDERARE SEGNALE DI DEFICIT QUANDO ASSUME UN VALORE >9. Attraverso i parametri della Stabilometria si possono discriminare soggetti disfunzionali: • Deficit propriocettivo muscoloscheletrico;• Deficit vestibolare;• Deficit visivo;• Deficit centrale. QUAL È IL PERCORSO LOGICO DA SEGUIRE? Il processo “logico” dovrebbe seguire i seguenti passi: a) Se i valori di SPF sono entrambi < 10 il test è negativo. b) Se almeno un valore di SPF >9, è opportuno approfondire. c) Se i quozienti di Romberg sono fuori norma si può ipotizzare un deficit propriocettivo. A seconda delle indicazioni al Soggetto può essere suggerito: • Un approfondimento diagnostico selettivo ed appropriato (Visita Neurologica, Visita OtorinoVestibologica, Visita oculistica, Visita Fisiatrica) • Un percorso di Rieducazione Posturale e Propriocettiva Fra i campi di applicazione della Stabilometria Statica ci sono quindi: LO SCREENING DEL RISCHIO DI CADUTA – UN GRAVE PROBLEMA PER L’ANZIANO TANTO PIÙ IN CONDIZIONI DI “FRAGILITÀ”; la medicina legale – per la valutazione di idoneità ai lavori in quota ma anche per oggettivare (o smentire) danni funzionali da “colpo di frusta”; la neurologia – per la valutazione dei deficit funzionali di competenza; la medicina della riabilitazione – per riconoscere e misurare il deficit funzionale; la medicina dello sport – per il monitoraggio della condizione atletica.

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07-06-2021
Centro Medico San Donato - Bologna
dormire-non-ti-fa-riposare-da-oggi-ce-la-soluzione-
Dormire non ti fa riposare? Da oggi c'è la soluzione!

Centro di Medicina del Sonno....e dormi sonni tranquilli!

Vivisol (multinazionale leader nell'assistenza domiciliare e nei disturbi del sonno) e il Centro Medico San Donato hanno avviato una collaborazione volta alla realizzazione di un Centro di Medicina del Sonno, diretto dal Dott. Marcello Bosi (Pneumologo) nell’ambito del quale sono stati sviluppati percorsi diagnostici-terapeutici all'avanguardia per la cura dei pazienti con disturbi del sonno e con apnee notturne. I SEGNALI CHE METTONO IN LUCE LE APNEE DEL SONNO Se di notte russi, hai un sonno inquieto, al mattino hai mal di testa, hai difficoltà a concentrarti e ti senti stanco durante il giorno, potresti soffrire di apnee notturne, una sindrome che comporta ripetute interruzioni del respiro mentre si dorme.Spesso, però, chi soffre di questa patologia non lo sa. Il primo campanello di allarme infatti è proprio il comune russamento, detto anche roncopatia, che può essere quindi non solo fastidioso, ma anche pericoloso per la salute.La Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSA) può interessare chiunque, a qualsiasi età, anche se risulta più frequente negli uomini con più di 45 anni e nelle donne in menopausa. Uno dei principali fattori di rischio inoltre è l’obesità.Le conseguenze del disturbo, soprattutto se si protrae nel tempo, possono essere molto importanti e compromettere la qualità della vita, contribuendo a causare altre patologie e problematiche tra cui: • disturbi della memoria• riduzione del desiderio sessuale• malattie cardiovascolari• malattie metaboliche (diabete 2)• maggiore rischio di incidenti stradali COME SCOPRIRE SE HAI LE APNEE Per diagnosticare la Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno basta un semplice esame da fare mentre dormi. Si chiama polisonnografia o poligrafia del sonno ed è un test che utilizza un piccolo dispositivo con dei sensori da indossare durante la notte per monitorare la qualità del sonno, registrando l’andamento del respiro e del battito cardiaco. È un esame affidabile, indolore, privo di controindicazioni, che richiede come preparazione, nelle ore precedenti la registrazione, di: non assumere alcolici, non fumare, non consumare bevande contenenti caffeina o sostanze stimolanti, evitare pasti pesanti, per non influire negativamente sul sonno. Per effettuare la registrazione non è necessario interrompere eventuali terapie farmacologiche in atto. L'ESAME Prenota la poligrafia del sonno ed esegui l’esame a casa tua. Il poligrafo verrà montato il venerdì pomeriggio presso il poliambulatorio e dovrà essere riconsegnato il lunedì successivo. I RISULTATI Si esegue la poligrafia con referto entro 15 giorni. I risultati del monitoraggio vengono valutati dal Dott. Marcello Bosi che avvia il paziente alla terapia più adeguata a lui e lo segue con regolarità nel tempo.Se necessario, il Centro di Medicina del Sonno mette a disposizione altre figure specialistiche formate e in grado di prendere in carico e trattare al meglio tutte le comorbosità che emergono (nutrizionista, endocrinologo, neurologo, cardiologo, otorinolaringoiatra). Dormi male o soffri di insonnia? Russi o hai difficoltà a respirare di notte? Rivolgiti al Centro di Medicina del Sonno chiamando lo 051.512238!

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04-06-2021
Centro Medico San Donato - Bologna
intervento-rigenerativo-ortopedico
Intervento rigenerativo ortopedico

Quando il corpo ripara se stesso

Da qualche anno in ortopedia per rigenerare le articolazioni si usano con successo le cellule mesenchimali, un tipo particolare di staminali, che, una volta iniettate nell'articolazione interessata, stimolano la ricostruzione della cartilagine. Il Dott. Maurizio Magnani, specialista in ortopedia e traumatologia a Bologna, è stato uno dei primi promulgatori di questa efficace tecnica rigenerativa ed esegue presso il Centro Medico San Donato questo tipo di intervento. QUANDO RICORRERE AL TRATTAMENTO Il trattamento con le cellule mesenchimali è indicato per: • dolori articolari riconducibili a problemi di usura della cartilagine • malattie degenerative dei tendini (epicondilite, tendine di Achille, rotuleo, della cuffia, dei rotatori ecc.) e lesioni muscolari degli sportivi • post operazioni ortopediche al termine dell’intervento (sui menischi, ricostruzione legamento crociato, riparazione cuffia dei rotatori, osteonecrosi, ecc.) per migliorare la guarigione, diminuire il dolore post-operatorio e accelerare il recupero e la riabilitazione, sia per la vita comune che per lo sport. FOCUS CARTILAGINE La cartilagine è il tessuto che riveste le estremità delle ossa di un'articolazione, con il compito di ridurne l'attrito e di fare da ammortizzatore. Purtroppo con l'età la cartilagine rallenta le proprie naturali possibilità di autorigenerarsi: "ciò rappresenta un problema della medicina contemporanea, perché dopo i 50 anni tante persone iniziano a soffrire di artrosi causata dalla sua usura" spiega il Dottor Maurizio Magnani.Le articolazioni che subiscono danni a livello cartilagineo sono quelle soggette a maggiore carico, ossia il ginocchio, l'anca e la caviglia, ma anche la spalla, il gomito e il polso possono evolvere in artrosi per sovraccarico lavorativo o sportivo.   L'IMPORTANZA DELLA DIAGNOSI PRECOCE In caso di sintomi è consigliato consultare il proprio medico ortopedico. E' importante, infatti, avere una diagnosi precoce, perchè la cartilagine ha un limitato potenziale di guarigione ed è molto difficile da trattare.Per riscontrare con certezza l'usura della cartilagine di un'articolazione, occorre sottoporsi a una Risonanza magnetica."Quando il danno è contenuto esistono cure conservative, come le iniezioni periodiche di acido ialuronico per lubrificare l'articolazione. Nei casi più seri, invece, si ricorre alla chirurgia protesica.Oggi, quando non è ancora necessario intervenire chirurgicamente, è possibile stimolare la rigenerazione della cartilagine, ricorrendo all'infiltrazione autologa, ossia di particolari cellule staminali proprie, dette mesenchimali. Questa nuova tecnica, rispetto alle iniezioni di acido ialuronico, ha il vantaggio di essere una soluzione duratura" illustra il dottor Magnani. IN COSA CONSISTE L'INTERVENTO Le mesenchimali sono cellule staminali adulte, immature e indifferenziate, in grado di stimolare la rigenerazione della cartilagine delle articolazioni. Si trovano nel sangue periferico, nel midollo osseo e soprattutto si possono reperire in grandi quantità nel grasso. "L'opzione più conveniente è quella di estrarle dal tessuto adiposo, dove sono facilmente prelevabili attraverso una procedura poco invasiva e indolore" spiega il dottor Maurizio Magnani. prelievo di tessuto adiposo da pancia o coscia Il medico aspira con una cannula il tessuto adiposo e lo processa in un apposito kit monouso, filtrandolo per isolare la porzione di tessuto ricca di cellule mesenchimali; infiltrazione nei tessuti Le cellule mesenchimali vengono infiltrate con una semplice iniezione nello spazio articolare interessato. L'intervento dura circa 30 minuti, è poco invasivo e non prevede ricovero: la persona torna a casa, deambulando, subito dopo la procedura. "Si possono infiltrare più articolazione nello stesso tempo; spesso lo si fa per le ginocchia o le anche, basta dosare il prelievo" dice lo specialista. La procedura ambulatoriale si svolge in una sala operatoria con garanzie di sterilità e con l'assistenza di un anestesista e di personale infermieristico qualificato. I RISULTATI In genere, il miglioramento inizia nell'arco dei primi tre mesi, mentre il massimo beneficio si ottiene dopo sei mesi e continua oltre l'anno. Il risultato immediato è l'aumento della lubrificazione e la diminuzione dell'attrito dell'articolazione e quindi del dolore. Nelle situazioni di maggiore logoramento e nell'artrosi precoce di persone giovani, l'infiltrazione ritarda la necessità di un ricorso alla protesi e potrebbe anche evitarlo, con la possibile ripetizione della procedura dopo diversi anni. Negli anziani di oltre 75-80 anni, in cui è controindicato l'intervento di protesi in presenza di altre malattie, si può ottenere un netto miglioramento della qualità della vita.   Per informazioni, costi e prenotazione rivolgersi allo 051.512238 o info@centrosandonato.com Fonte: dalla rivista Viversaniebelli, servizio di Tiziano Zaccaria con la consulenza del Dottor Maurizio Magnani, specialista in ortopedia e traumatologia a Bologna              

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04-06-2021
Centro Medico San Donato - Bologna
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Apnee notturne, quando sono da considerarsi pericolose

Nei pazienti con sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (OSA), il sonno si caratterizza per la presenza di eventi ostruttivi nelle vie aeree superiori (faringe) della durata minima di 10 secondi, ma che spesso durano più di un minuto.Durante ogni evento ostruttivo si verifica una caduta dell’ossigenazione nel sangue arterioso (evento spesso grave), un microrisveglio cerebrale di cui il paziente non ha memoria al risveglio, aritmia cardiaca e una crisi ipertensiva arteriosa.La gravità della sindrome è definita dal numero totale di eventi e dalla loro durata (nei casi più gravi possono parassitare tutto il sonno). LE CAUSE La Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSA) può interessare chiunque, a qualsiasi età, anche se risulta più frequente per 49% dei maschi e 24% delle donne di età compresa tra i 35 e i 70 anni. I maggior fattori di rischio per l’OSA sono il sovrappeso, la circonferenza del collo superiore a 40 cm, l’obesità e l’invecchiamento. I SINTOMI Spesso chi soffre di questa patologia non lo sa. Il primo campanello di allarme infatti è proprio il comune russamento, detto anche roncopatia, che può essere quindi non solo fastidioso, ma anche pericoloso per la salute. Altri sintomi a breve termine sono: • eccesso di sonnolenza diurna• il sonno poco riposante• la nicturia (cioè i numerosi risvegli notturni per urinare)• la stanchezza• la perdita della capacità di concentrazione e di mantenere l’attenzione  prolungata (questi sono causa di incidenti stradali e di scadenti performance lavorative) I sintomi a lungo termine o malattie che si sviluppano nel tempo sono: • l’ipertensione arteriosa• le cardiopatie ischemizzanti• la fibrillazione atriale e le bradiritmie• lo scompenso cardiaco• le cerebrovasculopatie• il diabete mellito• l’insufficienza renale cronica• i disturbi dell’umore e le malattie neurodegenerative (come la malattia di Alzheimer e il morbo di Parkinson). Vanno considerati ad alto rischio di OSA i soggetti che hanno tre o più di questi sintomi. LE CAUSE La Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSA) può interessare chiunque, a qualsiasi età, anche se risulta più frequente per 49% dei maschi e 24% delle donne di età compresa tra i 35 e i 70 anni. I maggior fattori di rischio per l’OSA sono il sovrappeso, la circonferenza del collo superiore a 40 cm, l’obesità e l’invecchiamento. I SINTOMI Spesso chi soffre di questa patologia non lo sa. Il primo campanello di allarme infatti è proprio il comune russamento, detto anche roncopatia, che può essere quindi non solo fastidioso, ma anche pericoloso per la salute. Altri sintomi a breve termine sono: • eccesso di sonnolenza diurna• il sonno poco riposante• la nicturia (cioè i numerosi risvegli notturni per urinare)• la stanchezza• la perdita della capacità di concentrazione e di mantenere l’attenzione prolungata (questi sono causa di incidenti stradali e di scadenti performance lavorative). Vanno considerati ad alto rischio di OSA i soggetti che hanno tre o più di questi sintomi. I sintomi a lungo termine o malattie che si sviluppano nel tempo sono: • l’ipertensione arteriosa• le cardiopatie ischemizzanti• la fibrillazione atriale e le bradiritmie• lo scompenso cardiaco• le cerebrovasculopatie• il diabete mellito• l’insufficienza renale cronica• i disturbi dell’umore e le malattie neurodegenerative (come la malattia di Alzheimer e il morbo di Parkinson). COME CURARLE L’OSA è una patologia impegnativa e non rara, ma purtroppo oggi è molto sottodiagnosticata. La diagnosi e la presa in carico del paziente OSA richiedono un Centro di Medicina del Sonno qualificato e relativo medico esperto, in cui le diverse opzioni terapeutiche permettono soluzioni personalizzate ed efficaci finalizzate a curare tutti i livelli di gravità della sindrome: questo consente di praticare una medicina personalizzata alle esigenze ma anche alle aspettative del paziente. Le opzioni terapeutiche sono: terapia comportamentale e modifica degli stili di vita (suggerita a tutti i pazienti con OSA e non raramente è risolutiva) terapia posizionale obbligata nel sonno, con piccoli dispositivi elettronici il paziente viene forzato a dormire nelle posizioni in cui non manifestano apnee-ipopnee uso di dispositivi orali chiamati MAD (mandibular advancement device ), cioè byte che impediscono alla lingua di cadere posteriormente durante il sonno occludendo le vie aeree per le forme più gravi OSA è possibile avviare l’opzione CPAP ( continuous positive airway pressure), ossia un piccolo e silenzioso ventilatore collegato al paziente tramite una piccola maschera nasale che funziona come stent pneumatico (generando e mantenendo una pressione positiva nelle prime vie aeree del paziente ne viene impedito il loro collasso) opzione chirurgica otorinolaringoiatrica.   Ti riconosci in questi sintomi? Vuoi trovare la terapia giusta per curarti? Rivolgiti al Centro di Medicina del Sonno chiamando lo 051.512238!  

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