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07-11-2022
Bianalisi Fisomedical
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SPERONE CALCANEARE: Cos’è e come gestirlo.

Lo Sperone Calcaneare è una crescita ossea, definita esostosi, più o meno appuntita, del tallone, l’osso più grande del piede. È quella parte del piede in cui si intersecano numerosi legamenti e tendini tra cui, il più importante è il tendine d’Achille. SPERONE CALCANERARE: fattori di rischio. Il calcagno è ben progettato per sostenere forze di trazione, flessione e compressione elevate ma, costanti sovraccarichi, possono causare infiammazione e degenerazione del tallone.  È proprio in questi casi che il nostro organismo reagisce producendo depositi di calcio localizzati nei punti di maggiore sovraccarico che, a lungo termine, determinano la formazione dello sperone osseo. Lo sperone calcaneare è uno dei disturbi più comuni associati ai dolori dei piedi. L’incidenza aumenta con l’età e si presenta più frequentemente nelle donne. Altri fattori che possono incidere sono il sovrappeso, alcuni tipi di attività lavorative che prevedono lunghi tempi in piedi o deambulando, calzature non adatte, postura forzata, rigidità del piede, deformità del piede (piede cavo, piede valgo, etc.), fascite plantare ed artrosi. SPERONE CALCANEARE: diagnosi. Uno sperone calcaneare non è responsabile dei sintomi che, invece, sono causati dall’infiammazione dei tessuti connettivi circostanti. La diagnosi si basa principalmente sull’esame clinico: posizione del dolore e l’assenza di sintomi associati che indicano altri tipi di malattie, facilitano notevolmente la diagnosi. Il dolore al tallone può essere “pungente” ad ogni passo, portando il soggetto alla sensazione di camminare sui chiodi. Il dolore inizialmente è mattutino, ai primi passi. Successivamente, con il cronicizzarsi della patologia, la sintomatologia tende a presentarsi anche durante la giornata, con una diminuzione quando il tallone è a riposo.  Il medico può confermare la diagnosi clinica con un esame strumentale come la radiografia che identifica bene la zona calcifica. Più rara, ma talvolta prescritta, è la risonanza magnetica o l’ecografia dei tessuti molli adiacenti. SPERONE CALCANEARE: terapie.  Il trattamento dei pazienti con sperone calcaneare è un processo lungo che richiede pazienza ed applicazione da parte del terapista e del paziente. In base alle caratteristiche del dolore e alla fase degenerativa ed infiammatoria in corso è importante optare per il metodo di trattamento più efficace. Nella fase iniziale, allo scopo di ridurre l’infiammazione, il fisioterapista può avvalersi di terapie strumentali quali la ionoforesi, gli ultrasuoni (in particolare il crio-ultrasuoni) combinato alla laserterapia Hilt, Tecarterapia, Papimi. Contemporaneamente al paziente è consigliato il riposo, cambi di calzature ed eventuali utilizzo di ortesi o talloniere di silicone. Nella fase più avanzata, nella quale lo sperone calcaneare consolida la sua struttura, le onde d’urto radiali possono migliorare notevolmente il benessere dei pazienti e talvolta risolvere il problema definitivamente. Il medico, in caso in cui il dolore dovesse persistere, può prescrivere la terapia farmacologica con antidolorifici ed antinfiammatori orali o, talvolta, con infiltrazioni locali. Qualsiasi approccio voglia essere utilizzato, il fisioterapista consiglia sempre al paziente un’indagine posturale tesa ad evidenziare eventuali squilibri e/o sovraccarichi che sono alla base del problema. A tal proposito, sono indicati esercizi di ginnastica posturale individuale e di stretching, in particolare del comparto muscolare posteriore, dalla pianta del piede alla colonna vertebrale. Ad essi seguono un’indagine baropodometrica ed eventualmente la prescrizione di plantari, consentendo al soggetto di allievare la pressione nella regione interessata al sovraccarico. Quasi tutti i pazienti rispondono positivamente alla terapia conservativa. Tuttavia, quando tutti gli altri trattamenti falliscono, la chirurgia diventa l’unica soluzione praticabile per risolvere definitivamente il problema. Essa prevede la rimozione dello sperone calcaneare ed è una procedura sicura con complicazioni minime.   Per maggiori informazioni, per prenotare una visita con i nostri specialisti, trova la struttura Bianalisi più vicina a te: CLICCA QUI

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28-07-2022
Bianalisi
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Holter Cardiaco di nuova generazione

Presso Bianalisi Imperia Medica  sono in uso Holter cardiaci di nuova generazione.Holter cardiaco è un esame non invasivo eseguito impiegando un piccolo registratore che, grazie a elettrodi applicati sul torace del paziente, monitora in maniera continuativa l’attività elettrica del cuore e consente di valutare la regolarità del ritmo e la presenza di aritmie cardiache, alterazioni della frequenza cardiaca, per escludere o confermare patologie coronariche.In particolare, questo esame è indicato per:• il rilevamento di aritmie cardiache (da quelle ipocinetiche, in cui la frequenza del battito è inferiore alla media, alle tachiaritmie, in cui è superiore alla media che, generalmente, è compresa tra i 60 e 100 battiti al minuto);• lo studio di alterazioni discontinue del ritmo cardiaco;• la diagnosi di cardiopatie ischemiche (specialmente nei casi in cui si manifestano in maniera silente, cioè non accompagnate da una sintomatologia importante come il classico dolore anginoso);• l’approfondimento di disturbi come cardiopalmo, dolore al torace, vertigini;• il controllo del funzionamento di dispositivi impiantati come il pacemaker;• il monitoraggio di parametri cardiaci che possono essere alterati dall’utilizzo di antibiotici o farmaci neurologici. Per informazioni e appuntamenti: Bianalisi - Centro Medico Polispecialistico Imperia Medica Galleria Isnardi, 1B/1C, 18100 Imperia IM Tel. : 0183 720007

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26-07-2022
Redatto dalla dott.ssa Sabina Pellanera
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La Scoliosi

Centro Afferente - Bianalisi Fisiomedical

DEFINIZIONELa scoliosi è una deformazione antero-posteriore in lordosi, generata da un movimento di torsione (Perdriolle 1988). In radiografia si evidenzia sul piano frontale. CAUSE malattie del sistema nervoso (cerebropatie perinatali, poliomelite, etc) malattie neuromuscolari (distrofia di Duchenne, Atrofia Muscolare Spianale, etc) alterazioni congenite vertebrali (anomalie nella formazione e/o differenziazione vertebrale) alterazioni congenite del tessuto connettivo (Malattia di Ehlers Danlos,etc) idiopatiche (la maggior parte 75%-85%) da causa non nota EPIDEMIOLOGIA La scoliosi idiopatica è presente in circa l’1 – 3% dei soggetti nella popolazione a rischio, compresa tra i 10 e i 16 anni. Il sesso femminile è maggiormente colpito nel rapporto di circa 5:1 rispetto a quello maschile. La deformità riguarda più frequentemente le fasce di popolazione infantile-adolescenziale (9-11 anni) e si accentua sino al termine della maturazione ossea.  CLASSIFICAZIONE In base all’età di insorgenza: infantile (fino a 3 anni)  giovanile (fino alla pubertà)  adolescenziale (fino alla completa maturità ossea)  dell’adulto.  Prima è riscontrabile tale patologia, tanto peggiore è la prognosi di aggravamento. In base all’entità della curva: scoliosi lievi (<30°) moderate (30°-50°)  gravi (>50°). In base alla localizzazione della curva: cervico-dorsale con la vertebra apicale a livello D2 o superiore curva dorsale con vertebra apicale D6  curva dorso-lombare con vertebra apicale D12-L1   curva lombare” con vertebra apicale L2  doppia curva, dorsale e lombare DIAGNOSI E’ molto importante identificare precocemente la scoliosi per avere la possibilità di un miglior successo del trattamento conservativo. La diagnosi avviene durante la visita fisiatrica, dove vengono osservate eventuali asimmetrie sui 3 piani dello spazio: triangolo della taglia, linea biacromiale e bicristale test di Adams (bending test) misura del gibbo se presente (gibbometro)  strapiombo (filo a piombo) Al termine della visita verrà fatta diagnosi di scoliosi o di semplice atteggiamento scoliotico. Nel caso di scoliosi viene chiesto un approfondimento radiografico. L’esame radiografico risulta indispensabile per lo specialista, al fine di studiare tutte le componenti della deformità scoliotica. La radiografia viene effettuata in carico (cioè in piedi) e deve essere della colonna vertebrale in toto (cioè dal tratto cervicale al sacro), sia sul piano postero-anteriore che latero-laterale.  Vengono osservate 3 misure: la misura dell'angolo di Cobb, in cui occorre individuare le vertebre limitanti superiori e inferiori che sono le vertebre con maggiore inclinazione sul piano frontale, poi viene misurato l’angolo tracciato tra le due rette tangenti alle limitanti superiore e inferiore. il segno di Risser è un ulteriore parametro radiografico di valutazione, utile a dare un'indicazione sullo stato di crescita del paziente. Esso si basa sulla valutazione della comparsa e dello sviluppo del nucleo di ossificazione della cresta iliaca. La “copertura” delle creste iliache si può distinguere in fase 0 = non è presente il nucleo di ossificazione, 1 = copertura da 0 al 25% della cresta iliaca solitamente in senso latero-mediale, 2= copertura dal 25 al 50% della cresta iliaca, 3= copertura dal 50 al 75% della cresta iliaca, 3/4= copertura dal 75 al 100% della cresta iliaca, 4= iniziale fusione del nucleo di ossificazione, solitamente in senso medio-laterale e 5= fusione completa. rotazione vertebrale, allontanamento dei complessi peduncolo-spinosi dalla linea mediana (tenendo conto del fatto che essa è sempre diretta nel senso della concavità della curva) TRATTAMENTO < 15° Cobb ± 5 scoliosi lieve: attività fisica riabilitativo  La letteratura scientifica è concorde nel dire che gli esercizi devono basarsi sull'autocorrezione tridimensionale della colonna, allenando le attività di vita quotidiana, stabilizzando la postura corretta ed educando il paziente. Tra 20 e 35° Cobb  ± 5°scoliosi medio-grave: esercizi riabilitativi specifici, coadiuvati da un corsetto, secondo l’evolutività della scoliosi chirurgico 40° Cobb ± 5° scoliosi grave: intervento chirurgico, secondo l’evolutività della scoliosi plantari propriocettivi Presso il centro Bianalisi Fisiomedical è operativo il Centro Scoliosi, a cura della dott.ssa Sabina Pellanera.

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15-06-2022
Redazione Bianalisi
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Presso il Bianalisi Medical Center, il Dott. Matteo Zanelli

L'ortopedico specialista di ginocchio e anca a Reggio Emilia

Il Dott. Zanelli, Medico Ortopedico specializzato in Chirurgia Protesica di Ginocchio e Anca, visita a Reggio Emilia presso il Bianalisi - Medical center, struttura emiliana di eccellenza nel mondo della fisioterapia e della riabilitazione. DI COSA SI OCCUPA Il Dott. Zanelli si occupa della patologia traumatologica di tutto lo scheletro appendicolare, in particolar modo di Chirurgia Protesica di Ginocchio e di Anca. La sua formazione come Fisioterapista prima e come Chirurgo successivamente lo ha portato ad una maggiore consapevolezza che per la buona riuscita di un intervento sia fondamentale, oltre ad un gesto operatorio che rispecchi tutti i crismi delle più moderne tecniche chirurgiche, un’educazione pre-operatoria del paziente e una precoce e personalizzata rieducazione funzionale post-operatoria. LE PRINCIPALI AREE DI INTERVENTO: GINOCCHIOL’articolazione del ginocchio è l’articolazione tra il femore e la tibia, è un'articolazione che deve conciliare due imperativi contradditori, una grande STABILITA’ in estensione completa e una mobilità che permette una flessione completa. Quando l’artrosi (gonartrosi) è avanzata e quando la cartilagine è completamente scomparsa tale da determinare un contatto diretto di osso su osso, la scelta terapeutica diventa CHIRURGICA con la SOSTITUZIONE ARTICOLARE (PROTESI). ANCAL’articolazione dell’anca è l’articolazione tra il bacino ed il femore, è un’unica articolazione sottoposta a GRANDI CARICHI e dotata di un AMPIO MOVIMENTO su tre gradi di libertà.Solo quando l’artrosi (COXARTROSI) è avanzata e cioè quando la cartilagine è completamente scomparsa tale da determinare un contatto diretto di osso su osso allora la scelta terapeutica diventa CHIRURGICA con la SOSTITUZIONE ARTICOLARE (PROTESI).  Tale modalità viene effettuata con un accesso tradizionale posterolaterale e un accesso anteriore mininvasivo (a risparmio tessutale). IL PERCORSO FAST TRACK consiste in un approccio multimodale del paziente (gestione del dolore, del sanguinamento e della ferita) tale da ridurre al minimo lo stress operatorio e di permettere quindi recuri  più veloci e meno debilitanti. I pazienti operati deambulano il giorno stesso dell’intervento a poche ore dall’atto chirurgico.Il Dott. Zanelli visita a Reggio Emilia presso il Medical Center di Bianalisi venerdì 29 luglio dalle 16:30 alle 19:30. Scegli se prenotare la tua visita online oppure chiamando al numero di telefono dedicato +39 3892497660

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06-06-2022
Dr Gianluca Bianco
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NUTRIZIONE FUNZIONALE: ALIMENTAZIONE ANTI-INFIAMMATORIA E ASSI ORMONALI

Le evidenze scientifiche scaturite dagli ultimi vent’anni di studi sul metabolismo hanno generato importanti mutamenti nell’approccio alla nutrizione clinica, spostando l’attenzione dal conteggio calorico alla definizione di strategie nutrizionali atte a contrastare i processi infiammatori cronici, che stanno alla base dello sviluppo delle patologie croniche di tipo internistico. Il modello “termodinamico” basato sul conteggio delle calorie in entrata e in uscita risulta ancora valido, ma solo nel 15% della popolazione che non ha un problema di infiammazione cronica di basso grado: la restante parte della popolazione è destinata a vivere la perenne frustrazione indotta dal fallimento delle diete a restrizione calorica e di tutti i tentativi incentrati su teorie seducenti ma fantasiose ed improvvisate. Il grasso, infatti, non è tutto uguale: il grasso sensibile alle restrizioni caloriche è caratterizzato da cellule di piccole dimensioni localizzate a livello sottocutaneo, in assenza di processi infiammatori. Viceversa nei casi di adiposità profonda, viscerale e intra-muscolare, le cellule adipose sono caratterizzate da dimensioni maggiori e possono essere infarcite da cellule immunitarie dette “macrofagi”, che inducono infiammazione cronica. Il grasso viscerale e intra-muscolare è quindi fortemente infiammatorio e rappresenta un importante fattore di rischio per lo sviluppo delle patologie cardio-vascolari e metaboliche (alti livelli di colesterolo LDL, trigliceridi e diabete): le cellule adipose in questo caso sono infatti caratterizzate dal fenomeno dell’insulino-resistenza, che induce un circolo vizioso caratterizzato dalla difficoltà di metabolizzare gli zuccheri, con incremento continuo nel tempo del numero e delle dimensioni degli adipociti. Chi regola i trasferimenti energetici e decide tipologia e localizzazione del grasso, in ogni individuo, è il sistema nervoso autonomo, con il suo braccio ormonale: il cortisolo secreto dal surrene.In condizioni fisiologiche l’attività del sistema nervoso autonomo e del cortisolo al mattino si eleva per fronteggiare le richieste energetiche del corpo: il cortisolo infatti agisce sui muscoli e sul fegato liberando glucosio dalle riserve di glicogeno; durante la giornata il glucosio viene utilizzato dal cervello e dai muscoli, in proporzioni variabili a seconda dello stile di vita individuale. Viceversa la sera i livelli di adrenalina e cortisolo diminuiscono per dar luogo alla fase anabolica, in cui il sistema parasimpatico, tramite acetil-colina e gli ormoni anabolici (glucagone, GH) riparano il corpo durante il riposo notturno. I ritmi biologici descritti possono venire alterati da varie condizioni, accomunate dal fatto che una richiesta di energia extra da parte del cervello, in caso di stress persistente, o da parte del sistema immunitario, in caso di infiammazione cronica, induce una secrezione continua di cortisolo atta a fronteggiare l’incremento di richieste di glucosio. La stessa condizione può innescarsi in caso di scarso apporto energetico al mattino, insufficiente a soddisfare le richieste metaboliche della giornata. Il cortisolo è l’unico ormone catabolico di cui disponiamo, però mentre in presenza di luce “scompone” unicamente muscoli e fegato per ricavare zuccheri, durante la notte anche i recettori presenti sugli organi diventano sensibili alla sua azione, impedendo la fase anabolica e inducendo una progressiva destrutturazione di tutta la massa magra, con importanti conseguenze sul metabolismo e sulla salute. L’eccesso di zucchero prodotto di notte, indipendente dall’introduzione di cibo, viene infatti stoccato dall’insulina in grasso viscerale e intramuscolare, inducendo resistenza all’insulina stessa ed un circolo vizioso caratterizzato dall’impossibilità di perdere il grasso in eccesso, nonostante i vari tentativi incentrati sulla restrizione calorica, che paradossalmente inducono ulteriormente la liberazione costante di cortisolo, con evidenti conseguenze sulla massa muscolare e su tutta la massa magra. Da quanto detto si evince che una adeguata idratazione e ossigenazione, un sonno ristoratore ed il contenimento di stress serali sono indispensabili per “bruciare” il grasso infiammatorio accumulato, ma esistono varie tecniche per ristabilire il ritmo del cortisolo, tra cui lo stimolo indotto dal cibo. L’alimentazione funge da stimolatore dei ritmi biologici tramite due meccanismi: l’effetto PRAL negativo ed il Carico Glicemico. Il PRAL degli alimenti (Potential Renal Acid Load, potenziale di carico acido renale) è un metodo scientificamente validato di calcolo degli affetti acidificanti di un determinato alimento: cibi a PRAL negativo, soprattutto di origine vegetale e non processati industrialmente, hanno un potere alcalinizzante ed anti-infiammatorio, devono pertanto prevalere rispetto ai cibi a PRAL positivo nella stesura di un piano alimentare giornaliero e settimanale. Il Carico Glicemico è un indice relativo all’impatto sulla glicemia indotto da un alimento in base al suo indice glicemico e alla quantità di carboidrati presenti al suo interno.Per ripristinare il fisiologico ritmo ormonale è opportuno stimolare e sostenere l’attività catabolica del cortisolo al mattino tramite cibi ad alto Carico Glicemico, in modo da non indurre deficit di energia; viceversa la sera occorre puntare sul massimo risparmio possibile di insulina, prediligendo cibi a basso Carico Glicemico ed alto impatto funzionale con PRAL negativo. Presso il Centro Bianalisi Fisiomedical, Ambulatorio per il Benessere Cardio-metabolico, viene eseguita l’analisi pletismografica del sistema nervoso autonomo e l’analisi bioimpedenziometrica dell’asse del cortisolo tramite strumenti validati scientificamente e garantiti Biotekna®.Sulla base dei dati acquisiti viene pertanto impostata una strategia di recupero dei ritmi ormonali incentrata sullo stile di vita e sull’alimentazione circadiana, indispensabile alla prevenzione e al trattamento delle patologie croniche degenerative caratteristiche dell’invecchiamento. Dr Gianluca BiancoSpecialista in Medicina Interna con Master in PNEI e Neuromodulazione Perfezionato in Medicina RiabilitativaEsperto in Agopuntura e Nutrizione Clinica

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31-05-2022
rinnovo-patenti-guida-nautiche-porto-darmi-imperia
RINNOVO PATENTI GUIDA - NAUTICHE - PORTO D'ARMI IMPERIA

BIANALISI LIGURIA   Presso il nostro centro BIANALISI CENTRO MEDICO POLISPECIALISTICO IMPERIA - Galleria Isnardi, 1/B 1/C Imperia  sono attivi i seguenti servizi:   - Rinnovo patenti di guida - Rinnovo patenti nautiche - Rinnovo porto d'armi   COSA PORTARE: - Documento d'identità in corso di validità - 1 foto tessera   PAGAMENTO CERTIFICATO € 100,00   Per tutte le informazioni chiamare 0183/720007  

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