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28-07-2022
S. Volpi
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Holter Cardiaco di nuova generazione

Presso Bianalisi Imperia Medica  sono in uso Holter cardiaci di nuova generazione.Holter cardiaco è un esame non invasivo eseguito impiegando un piccolo registratore che, grazie a elettrodi applicati sul torace del paziente, monitora in maniera continuativa l’attività elettrica del cuore e consente di valutare la regolarità del ritmo e la presenza di aritmie cardiache, alterazioni della frequenza cardiaca, per escludere o confermare patologie coronariche.In particolare, questo esame è indicato per:• il rilevamento di aritmie cardiache (da quelle ipocinetiche, in cui la frequenza del battito è inferiore alla media, alle tachiaritmie, in cui è superiore alla media che, generalmente, è compresa tra i 60 e 100 battiti al minuto);• lo studio di alterazioni discontinue del ritmo cardiaco;• la diagnosi di cardiopatie ischemiche (specialmente nei casi in cui si manifestano in maniera silente, cioè non accompagnate da una sintomatologia importante come il classico dolore anginoso);• l’approfondimento di disturbi come cardiopalmo, dolore al torace, vertigini;• il controllo del funzionamento di dispositivi impiantati come il pacemaker;• il monitoraggio di parametri cardiaci che possono essere alterati dall’utilizzo di antibiotici o farmaci neurologici. Per informazioni e appuntamenti: Bianalisi - Centro Medico Polispecialistico Imperia Medica Galleria Isnardi, 1B/1C, 18100 Imperia IM Tel. : 0183 720007

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26-07-2022
Redatto dalla dott.ssa Sabina Pellanera
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La Scoliosi

Centro Afferente - Bianalisi Fisiomedical

DEFINIZIONELa scoliosi è una deformazione antero-posteriore in lordosi, generata da un movimento di torsione (Perdriolle 1988). In radiografia si evidenzia sul piano frontale. CAUSE malattie del sistema nervoso (cerebropatie perinatali, poliomelite, etc) malattie neuromuscolari (distrofia di Duchenne, Atrofia Muscolare Spianale, etc) alterazioni congenite vertebrali (anomalie nella formazione e/o differenziazione vertebrale) alterazioni congenite del tessuto connettivo (Malattia di Ehlers Danlos,etc) idiopatiche (la maggior parte 75%-85%) da causa non nota EPIDEMIOLOGIA La scoliosi idiopatica è presente in circa l’1 – 3% dei soggetti nella popolazione a rischio, compresa tra i 10 e i 16 anni. Il sesso femminile è maggiormente colpito nel rapporto di circa 5:1 rispetto a quello maschile. La deformità riguarda più frequentemente le fasce di popolazione infantile-adolescenziale (9-11 anni) e si accentua sino al termine della maturazione ossea.  CLASSIFICAZIONE In base all’età di insorgenza: infantile (fino a 3 anni)  giovanile (fino alla pubertà)  adolescenziale (fino alla completa maturità ossea)  dell’adulto.  Prima è riscontrabile tale patologia, tanto peggiore è la prognosi di aggravamento. In base all’entità della curva: scoliosi lievi (<30°) moderate (30°-50°)  gravi (>50°). In base alla localizzazione della curva: cervico-dorsale con la vertebra apicale a livello D2 o superiore curva dorsale con vertebra apicale D6  curva dorso-lombare con vertebra apicale D12-L1   curva lombare” con vertebra apicale L2  doppia curva, dorsale e lombare DIAGNOSI E’ molto importante identificare precocemente la scoliosi per avere la possibilità di un miglior successo del trattamento conservativo. La diagnosi avviene durante la visita fisiatrica, dove vengono osservate eventuali asimmetrie sui 3 piani dello spazio: triangolo della taglia, linea biacromiale e bicristale test di Adams (bending test) misura del gibbo se presente (gibbometro)  strapiombo (filo a piombo) Al termine della visita verrà fatta diagnosi di scoliosi o di semplice atteggiamento scoliotico. Nel caso di scoliosi viene chiesto un approfondimento radiografico. L’esame radiografico risulta indispensabile per lo specialista, al fine di studiare tutte le componenti della deformità scoliotica. La radiografia viene effettuata in carico (cioè in piedi) e deve essere della colonna vertebrale in toto (cioè dal tratto cervicale al sacro), sia sul piano postero-anteriore che latero-laterale.  Vengono osservate 3 misure: la misura dell'angolo di Cobb, in cui occorre individuare le vertebre limitanti superiori e inferiori che sono le vertebre con maggiore inclinazione sul piano frontale, poi viene misurato l’angolo tracciato tra le due rette tangenti alle limitanti superiore e inferiore. il segno di Risser è un ulteriore parametro radiografico di valutazione, utile a dare un'indicazione sullo stato di crescita del paziente. Esso si basa sulla valutazione della comparsa e dello sviluppo del nucleo di ossificazione della cresta iliaca. La “copertura” delle creste iliache si può distinguere in fase 0 = non è presente il nucleo di ossificazione, 1 = copertura da 0 al 25% della cresta iliaca solitamente in senso latero-mediale, 2= copertura dal 25 al 50% della cresta iliaca, 3= copertura dal 50 al 75% della cresta iliaca, 3/4= copertura dal 75 al 100% della cresta iliaca, 4= iniziale fusione del nucleo di ossificazione, solitamente in senso medio-laterale e 5= fusione completa. rotazione vertebrale, allontanamento dei complessi peduncolo-spinosi dalla linea mediana (tenendo conto del fatto che essa è sempre diretta nel senso della concavità della curva) TRATTAMENTO < 15° Cobb ± 5 scoliosi lieve: attività fisica riabilitativo  La letteratura scientifica è concorde nel dire che gli esercizi devono basarsi sull'autocorrezione tridimensionale della colonna, allenando le attività di vita quotidiana, stabilizzando la postura corretta ed educando il paziente. Tra 20 e 35° Cobb  ± 5°scoliosi medio-grave: esercizi riabilitativi specifici, coadiuvati da un corsetto, secondo l’evolutività della scoliosi chirurgico 40° Cobb ± 5° scoliosi grave: intervento chirurgico, secondo l’evolutività della scoliosi plantari propriocettivi Presso il centro Bianalisi Fisiomedical è operativo il Centro Scoliosi, a cura della dott.ssa Sabina Pellanera.

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15-06-2022
Redazione Bianalisi
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Presso il Bianalisi Medical Center, il Dott. Matteo Zanelli

L'ortopedico specialista di ginocchio e anca a Reggio Emilia

Il Dott. Zanelli, Medico Ortopedico specializzato in Chirurgia Protesica di Ginocchio e Anca, visita a Reggio Emilia presso il Bianalisi - Medical center, struttura emiliana di eccellenza nel mondo della fisioterapia e della riabilitazione. DI COSA SI OCCUPA Il Dott. Zanelli si occupa della patologia traumatologica di tutto lo scheletro appendicolare, in particolar modo di Chirurgia Protesica di Ginocchio e di Anca. La sua formazione come Fisioterapista prima e come Chirurgo successivamente lo ha portato ad una maggiore consapevolezza che per la buona riuscita di un intervento sia fondamentale, oltre ad un gesto operatorio che rispecchi tutti i crismi delle più moderne tecniche chirurgiche, un’educazione pre-operatoria del paziente e una precoce e personalizzata rieducazione funzionale post-operatoria. LE PRINCIPALI AREE DI INTERVENTO: GINOCCHIOL’articolazione del ginocchio è l’articolazione tra il femore e la tibia, è un'articolazione che deve conciliare due imperativi contradditori, una grande STABILITA’ in estensione completa e una mobilità che permette una flessione completa. Quando l’artrosi (gonartrosi) è avanzata e quando la cartilagine è completamente scomparsa tale da determinare un contatto diretto di osso su osso, la scelta terapeutica diventa CHIRURGICA con la SOSTITUZIONE ARTICOLARE (PROTESI). ANCAL’articolazione dell’anca è l’articolazione tra il bacino ed il femore, è un’unica articolazione sottoposta a GRANDI CARICHI e dotata di un AMPIO MOVIMENTO su tre gradi di libertà.Solo quando l’artrosi (COXARTROSI) è avanzata e cioè quando la cartilagine è completamente scomparsa tale da determinare un contatto diretto di osso su osso allora la scelta terapeutica diventa CHIRURGICA con la SOSTITUZIONE ARTICOLARE (PROTESI).  Tale modalità viene effettuata con un accesso tradizionale posterolaterale e un accesso anteriore mininvasivo (a risparmio tessutale). IL PERCORSO FAST TRACK consiste in un approccio multimodale del paziente (gestione del dolore, del sanguinamento e della ferita) tale da ridurre al minimo lo stress operatorio e di permettere quindi recuri  più veloci e meno debilitanti. I pazienti operati deambulano il giorno stesso dell’intervento a poche ore dall’atto chirurgico.Il Dott. Zanelli visita a Reggio Emilia presso il Medical Center di Bianalisi venerdì 29 luglio dalle 16:30 alle 19:30. Scegli se prenotare la tua visita online oppure chiamando al numero di telefono dedicato +39 3892497660

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06-06-2022
Dr Gianluca Bianco
nutrizione-funzionale-alimentazione-anti-infiammatoria-e-assi-ormonali
NUTRIZIONE FUNZIONALE: ALIMENTAZIONE ANTI-INFIAMMATORIA E ASSI ORMONALI

Le evidenze scientifiche scaturite dagli ultimi vent’anni di studi sul metabolismo hanno generato importanti mutamenti nell’approccio alla nutrizione clinica, spostando l’attenzione dal conteggio calorico alla definizione di strategie nutrizionali atte a contrastare i processi infiammatori cronici, che stanno alla base dello sviluppo delle patologie croniche di tipo internistico. Il modello “termodinamico” basato sul conteggio delle calorie in entrata e in uscita risulta ancora valido, ma solo nel 15% della popolazione che non ha un problema di infiammazione cronica di basso grado: la restante parte della popolazione è destinata a vivere la perenne frustrazione indotta dal fallimento delle diete a restrizione calorica e di tutti i tentativi incentrati su teorie seducenti ma fantasiose ed improvvisate. Il grasso, infatti, non è tutto uguale: il grasso sensibile alle restrizioni caloriche è caratterizzato da cellule di piccole dimensioni localizzate a livello sottocutaneo, in assenza di processi infiammatori. Viceversa nei casi di adiposità profonda, viscerale e intra-muscolare, le cellule adipose sono caratterizzate da dimensioni maggiori e possono essere infarcite da cellule immunitarie dette “macrofagi”, che inducono infiammazione cronica. Il grasso viscerale e intra-muscolare è quindi fortemente infiammatorio e rappresenta un importante fattore di rischio per lo sviluppo delle patologie cardio-vascolari e metaboliche (alti livelli di colesterolo LDL, trigliceridi e diabete): le cellule adipose in questo caso sono infatti caratterizzate dal fenomeno dell’insulino-resistenza, che induce un circolo vizioso caratterizzato dalla difficoltà di metabolizzare gli zuccheri, con incremento continuo nel tempo del numero e delle dimensioni degli adipociti. Chi regola i trasferimenti energetici e decide tipologia e localizzazione del grasso, in ogni individuo, è il sistema nervoso autonomo, con il suo braccio ormonale: il cortisolo secreto dal surrene.In condizioni fisiologiche l’attività del sistema nervoso autonomo e del cortisolo al mattino si eleva per fronteggiare le richieste energetiche del corpo: il cortisolo infatti agisce sui muscoli e sul fegato liberando glucosio dalle riserve di glicogeno; durante la giornata il glucosio viene utilizzato dal cervello e dai muscoli, in proporzioni variabili a seconda dello stile di vita individuale. Viceversa la sera i livelli di adrenalina e cortisolo diminuiscono per dar luogo alla fase anabolica, in cui il sistema parasimpatico, tramite acetil-colina e gli ormoni anabolici (glucagone, GH) riparano il corpo durante il riposo notturno. I ritmi biologici descritti possono venire alterati da varie condizioni, accomunate dal fatto che una richiesta di energia extra da parte del cervello, in caso di stress persistente, o da parte del sistema immunitario, in caso di infiammazione cronica, induce una secrezione continua di cortisolo atta a fronteggiare l’incremento di richieste di glucosio. La stessa condizione può innescarsi in caso di scarso apporto energetico al mattino, insufficiente a soddisfare le richieste metaboliche della giornata. Il cortisolo è l’unico ormone catabolico di cui disponiamo, però mentre in presenza di luce “scompone” unicamente muscoli e fegato per ricavare zuccheri, durante la notte anche i recettori presenti sugli organi diventano sensibili alla sua azione, impedendo la fase anabolica e inducendo una progressiva destrutturazione di tutta la massa magra, con importanti conseguenze sul metabolismo e sulla salute. L’eccesso di zucchero prodotto di notte, indipendente dall’introduzione di cibo, viene infatti stoccato dall’insulina in grasso viscerale e intramuscolare, inducendo resistenza all’insulina stessa ed un circolo vizioso caratterizzato dall’impossibilità di perdere il grasso in eccesso, nonostante i vari tentativi incentrati sulla restrizione calorica, che paradossalmente inducono ulteriormente la liberazione costante di cortisolo, con evidenti conseguenze sulla massa muscolare e su tutta la massa magra. Da quanto detto si evince che una adeguata idratazione e ossigenazione, un sonno ristoratore ed il contenimento di stress serali sono indispensabili per “bruciare” il grasso infiammatorio accumulato, ma esistono varie tecniche per ristabilire il ritmo del cortisolo, tra cui lo stimolo indotto dal cibo. L’alimentazione funge da stimolatore dei ritmi biologici tramite due meccanismi: l’effetto PRAL negativo ed il Carico Glicemico. Il PRAL degli alimenti (Potential Renal Acid Load, potenziale di carico acido renale) è un metodo scientificamente validato di calcolo degli affetti acidificanti di un determinato alimento: cibi a PRAL negativo, soprattutto di origine vegetale e non processati industrialmente, hanno un potere alcalinizzante ed anti-infiammatorio, devono pertanto prevalere rispetto ai cibi a PRAL positivo nella stesura di un piano alimentare giornaliero e settimanale. Il Carico Glicemico è un indice relativo all’impatto sulla glicemia indotto da un alimento in base al suo indice glicemico e alla quantità di carboidrati presenti al suo interno.Per ripristinare il fisiologico ritmo ormonale è opportuno stimolare e sostenere l’attività catabolica del cortisolo al mattino tramite cibi ad alto Carico Glicemico, in modo da non indurre deficit di energia; viceversa la sera occorre puntare sul massimo risparmio possibile di insulina, prediligendo cibi a basso Carico Glicemico ed alto impatto funzionale con PRAL negativo. Presso il Centro Bianalisi Fisiomedical, Ambulatorio per il Benessere Cardio-metabolico, viene eseguita l’analisi pletismografica del sistema nervoso autonomo e l’analisi bioimpedenziometrica dell’asse del cortisolo tramite strumenti validati scientificamente e garantiti Biotekna®.Sulla base dei dati acquisiti viene pertanto impostata una strategia di recupero dei ritmi ormonali incentrata sullo stile di vita e sull’alimentazione circadiana, indispensabile alla prevenzione e al trattamento delle patologie croniche degenerative caratteristiche dell’invecchiamento. Dr Gianluca BiancoSpecialista in Medicina Interna con Master in PNEI e Neuromodulazione Perfezionato in Medicina RiabilitativaEsperto in Agopuntura e Nutrizione Clinica

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31-05-2022
rinnovo-patenti-guida-nautiche-porto-darmi-imperia
RINNOVO PATENTI GUIDA - NAUTICHE - PORTO D'ARMI IMPERIA

BIANALISI LIGURIA   Presso il nostro centro BIANALISI CENTRO MEDICO POLISPECIALISTICO IMPERIA - Galleria Isnardi, 1/B 1/C Imperia  sono attivi i seguenti servizi:   - Rinnovo patenti di guida - Rinnovo patenti nautiche - Rinnovo porto d'armi   COSA PORTARE: - Documento d'identità in corso di validità - 1 foto tessera   PAGAMENTO CERTIFICATO € 100,00   Per tutte le informazioni chiamare 0183/720007  

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22-04-2022
Bianalisi - Fisiomedical
epicondilite
EPICONDILITE

Definizione: L’epicondilite è stata rinominata ultimamente “Epicondilalgia” poiché si tratta di un disturbo degenerativo muscolo-tendineo dell’ apparato estensore del gomito più che di un processo infiammatorio.   Anatomia essenziale: Il gomito è la regione articolare che unisce l’ omero alle due ossa dell’ avambraccio, radio ed ulna. L’ articolazione del gomito è suddivisa in 3 articolazioni che cooperano nei movimenti: omero-ulnare, radio-ulnare prossimale e omero-radiale che è appunto un condilo. Qui si inseriscono i tendini interessati, estensore radiale breve del polso ed estensore comune delle dita della mano.   Eziologia e fattori di rischio: L’epicondilite è detta anche “gomito del tennista” in quanto è comunemente riscontrata in persone che praticano sport, in particolare tennis e golf ma in genere in tutte quelle attività che provocano ripetuti sovraccarichi dei tendini prima citati. Le continue sollecitazioni traumatiche  ed il sovraccarico determinano la distruzione progressiva della struttura interna del tendine e la degenerazione di cellule e matrice. Alla scarsa microcircolazione locale consegue un’aumento della sintesi immatura di collagene di tipo III facendo degenerare il tendine ed impedendone la guarigione. L’età comune di insorgenza dell’ epicondilite è tra i 40 e 60 anni. Più frequentemente sembrano colpite le donne degli uomini.     Quadro clinico: La sintomatologia si sviluppa gradualmente, da un lieve dolore si può passare ad un dolore più importante localizzato in corrispondenza dell’epicondilo laterale o irradiato lungo l’avambraccio verso il polso. Lo stimolo doloroso man mano scompare a riposo in condizioni di completa distensione e rilassamento muscolo-tendineo.  Si associa perdita di forza e dolore durante la presa o i movimenti di torsione. Con il tempo si può verificare rigidità mattutina e calcificazioni . Il braccio dominante è colpito con maggiore frequenza. Un episodio di epicondilite ha una durata media tra i 6 mesi e i 2 anni, periodo dopo il quale la maggior parte dei pazienti recupera mentre altri possono essere refrattari ai trattamenti.   Diagnosi Clinica: dal punto di vista clinico il sintomo più comune è il dolore locale, talvolta accompagnato da tumefazione, che compare sull’epicondilo nell’esecuzione di movimenti di estensione del polso o prono-supinazione dell’avambraccio. Ciò può essere confermato da alcuni test specifici:  Test di Mills: flessione passiva del polso: Test di Cotzen: estensione attiva contro resistenza del polso: Test di Palpazione dell’epicondilo: pressione applicata nel punto di inserzione dei muscoli epicondiloidei durante movimenti attivi di gomito polso e dita ad opera del paziente.   Diagnosi Strumentale e Differenziale: utili per confermare ed approfondire la Diagnosi Clinica. I più comuni tipi di indagine strumentale utilizzati nello studio dei sintomi dell’epicondilite sono: Ecografia Tendinea (con Color o Power Doppler): per valutare   lo stato di degenerazione endo e peritendinea Radiografia: per evidenziare eventuali calcificazioni o presenza di artrite Risonanza Magnetica: nei casi di sospetto coinvolgimento cervicale Elettromiografia: per escludere compressione nervosa del plesso brachiale   Terapia : Il trattamento dell’ epicondilite è quasi sempre di tipo conservativo. In fase acuta prevede il riposo, l’utilizzo di FANS e Terapie Fisiche a scopo antinfiammatorio, antidolorifico e antiedemigeno (crioterapia, ultrasuoni, ionoforesi, Laser Hilt, Tecarterapia). Le iniezioni di corticosteroidi, l’Agopuntura e la Mesoterapia forniscono effetti benefici a breve termine.  In fase post-acuta viene impostato un programma specifico di rieducazione funzionale, spesso abbinato all’ applicazione di un bendaggio funzionale, Kinesiotaping  o all’ausilio di Ortesi controrotanti.  Tutte terapie indicate vengono eseguite presso Bianalisi Fisiomedical da medici e fisioterapisti dalla comprovata esperienza pluriennale. Gli obiettivi della rieducazione funzionale sono quelli di aumentare l’elasticità e la flessibilità della muscolatura, ridurre gli effetti dannosi dovuti ad allungamenti improvvisi ed eccesivi e favorire la coordinazione dei movimenti.  Spesso viene associata la Terapia Manuale (massaggi trasversi profondi, connettivali o trattamenti di eventuali Trigger Points Miofasciali).   Fin da subito è necessario prendere in considerazione la modifica della postura e del carico di lavoro (lavori faticosi manuali)  mantenendo l’arto interessato a riposo durante la fare acuta. Negli ultimi anni sono stati dimostrati i vantaggi dati dalla Terapia con Onde d’Urto che, talvolta, può scongiurare l’intervento chirurgico. Nel circa 5% dei casi, la sintomatologia può non risolversi in un periodo compreso tra i sei mesi ed un anno ed essere resistente ai trattamenti prima elencati. In tal caso il medico può ricorrere alla Terapia Chirurgica (percutanea, artroscopica o incisionale).  Essa deve basarsi su alcuni obiettivi primari: indentificare il danno, asportare il tessuto danneggiato salvaguardando le parti sane e l’esecuzione di un’accurata Riabilitazione Post-Operatoria. Quest’ultima ha una durata di circa tre mesi ed il ritorno all’attività sportiva può avvenire tra il quarto e il sesto mese, non prima comunque che sia stata ripristinata una buona forza muscolare.

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