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22-04-2022
Bianalisi - Fisiomedical
epicondilite
EPICONDILITE

Definizione: L’epicondilite è stata rinominata ultimamente “Epicondilalgia” poiché si tratta di un disturbo degenerativo muscolo-tendineo dell’ apparato estensore del gomito più che di un processo infiammatorio.   Anatomia essenziale: Il gomito è la regione articolare che unisce l’ omero alle due ossa dell’ avambraccio, radio ed ulna. L’ articolazione del gomito è suddivisa in 3 articolazioni che cooperano nei movimenti: omero-ulnare, radio-ulnare prossimale e omero-radiale che è appunto un condilo. Qui si inseriscono i tendini interessati, estensore radiale breve del polso ed estensore comune delle dita della mano.   Eziologia e fattori di rischio: L’epicondilite è detta anche “gomito del tennista” in quanto è comunemente riscontrata in persone che praticano sport, in particolare tennis e golf ma in genere in tutte quelle attività che provocano ripetuti sovraccarichi dei tendini prima citati. Le continue sollecitazioni traumatiche  ed il sovraccarico determinano la distruzione progressiva della struttura interna del tendine e la degenerazione di cellule e matrice. Alla scarsa microcircolazione locale consegue un’aumento della sintesi immatura di collagene di tipo III facendo degenerare il tendine ed impedendone la guarigione. L’età comune di insorgenza dell’ epicondilite è tra i 40 e 60 anni. Più frequentemente sembrano colpite le donne degli uomini.     Quadro clinico: La sintomatologia si sviluppa gradualmente, da un lieve dolore si può passare ad un dolore più importante localizzato in corrispondenza dell’epicondilo laterale o irradiato lungo l’avambraccio verso il polso. Lo stimolo doloroso man mano scompare a riposo in condizioni di completa distensione e rilassamento muscolo-tendineo.  Si associa perdita di forza e dolore durante la presa o i movimenti di torsione. Con il tempo si può verificare rigidità mattutina e calcificazioni . Il braccio dominante è colpito con maggiore frequenza. Un episodio di epicondilite ha una durata media tra i 6 mesi e i 2 anni, periodo dopo il quale la maggior parte dei pazienti recupera mentre altri possono essere refrattari ai trattamenti.   Diagnosi Clinica: dal punto di vista clinico il sintomo più comune è il dolore locale, talvolta accompagnato da tumefazione, che compare sull’epicondilo nell’esecuzione di movimenti di estensione del polso o prono-supinazione dell’avambraccio. Ciò può essere confermato da alcuni test specifici:  Test di Mills: flessione passiva del polso: Test di Cotzen: estensione attiva contro resistenza del polso: Test di Palpazione dell’epicondilo: pressione applicata nel punto di inserzione dei muscoli epicondiloidei durante movimenti attivi di gomito polso e dita ad opera del paziente.   Diagnosi Strumentale e Differenziale: utili per confermare ed approfondire la Diagnosi Clinica. I più comuni tipi di indagine strumentale utilizzati nello studio dei sintomi dell’epicondilite sono: Ecografia Tendinea (con Color o Power Doppler): per valutare   lo stato di degenerazione endo e peritendinea Radiografia: per evidenziare eventuali calcificazioni o presenza di artrite Risonanza Magnetica: nei casi di sospetto coinvolgimento cervicale Elettromiografia: per escludere compressione nervosa del plesso brachiale   Terapia : Il trattamento dell’ epicondilite è quasi sempre di tipo conservativo. In fase acuta prevede il riposo, l’utilizzo di FANS e Terapie Fisiche a scopo antinfiammatorio, antidolorifico e antiedemigeno (crioterapia, ultrasuoni, ionoforesi, Laser Hilt, Tecarterapia). Le iniezioni di corticosteroidi, l’Agopuntura e la Mesoterapia forniscono effetti benefici a breve termine.  In fase post-acuta viene impostato un programma specifico di rieducazione funzionale, spesso abbinato all’ applicazione di un bendaggio funzionale, Kinesiotaping  o all’ausilio di Ortesi controrotanti.  Tutte terapie indicate vengono eseguite presso Bianalisi Fisiomedical da medici e fisioterapisti dalla comprovata esperienza pluriennale. Gli obiettivi della rieducazione funzionale sono quelli di aumentare l’elasticità e la flessibilità della muscolatura, ridurre gli effetti dannosi dovuti ad allungamenti improvvisi ed eccesivi e favorire la coordinazione dei movimenti.  Spesso viene associata la Terapia Manuale (massaggi trasversi profondi, connettivali o trattamenti di eventuali Trigger Points Miofasciali).   Fin da subito è necessario prendere in considerazione la modifica della postura e del carico di lavoro (lavori faticosi manuali)  mantenendo l’arto interessato a riposo durante la fare acuta. Negli ultimi anni sono stati dimostrati i vantaggi dati dalla Terapia con Onde d’Urto che, talvolta, può scongiurare l’intervento chirurgico. Nel circa 5% dei casi, la sintomatologia può non risolversi in un periodo compreso tra i sei mesi ed un anno ed essere resistente ai trattamenti prima elencati. In tal caso il medico può ricorrere alla Terapia Chirurgica (percutanea, artroscopica o incisionale).  Essa deve basarsi su alcuni obiettivi primari: indentificare il danno, asportare il tessuto danneggiato salvaguardando le parti sane e l’esecuzione di un’accurata Riabilitazione Post-Operatoria. Quest’ultima ha una durata di circa tre mesi ed il ritorno all’attività sportiva può avvenire tra il quarto e il sesto mese, non prima comunque che sia stata ripristinata una buona forza muscolare.

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20-04-2022
rinnovo-patenti-guida-nautiche-porto-darmi
RINNOVO PATENTI GUIDA - NAUTICHE - PORTO D'ARMI

BIANALISI LIGURIA   Presso il nostro centro BIANALISI OMNIA MEDICA - Via Pirandello 1 - Savona  sono attivi i seguenti servizi:   - Rinnovo patenti di guida - Rinnovo patenti nautiche - Rinnovo porto d'armi   COSA PORTARE: - Documento d'identità in corso di validità - 1 foto tessera - Ricevuta di pagamento bollettini con sistema pao Pa € 16,00 + € 10,20 sul portale dell'Automobilista PAGAMENTO CERTIFICATO € 53,00   Per tutti i dettagli chiama 019.827231 dalle ore 8.30 alle ore 19.00

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06-05-2022
Dott. Gianluca Bianco - Direttore Sanitario Bianalisi Fisiomedical
l-rsquo-analisi-della-matrice-extracellulare-in-riabilitazione
L’ANALISI DELLA MATRICE EXTRACELLULARE IN RIABILITAZIONE

La matrice extracellulare è una sostanza gelatinosa che contiene tutte le differenti cellule del tessuto connettivo. Distribuita ubiquitariamente in tutti i tessuti corporei, è composta da una porzione fibrosa di proteine e da una porzione liquida di zuccheri e proteine (glicosaminoglicani, glicoproteine e proteoglicani). Lungi dall’essere meramente una struttura di sostegno, all’interno della matrice extracellulare avvengono tutti i processi di scambio metabolico, comunicazione e regolazione delle funzioni cellulari, anche di tipo immunitario. Dal punto di vista fisiologico la matrice extracellulare è caratterizzata da un continuo processo di rimodellamento che segue i ritmi circadiani, in particolare il ritmo del cortisolo, passando da una fase di degradazione durante le prime fasi della giornata, ad una fase di ricostruzione serale e notturna. Quando si verifica la perdita della ritmicità del cortisolo per stress cronico e infiammazione, si perde il bilanciamento tra fase catabolica e fase anabolica e la matrice extracellulare subisce dei processi di espansione, in seguito all’accumulo di prodotti di scarto del metabolismo. Il processo descritto induce una progressiva fibrosi e degenerazione della matrice stessa, che è alla base di dolori cronici e disfunzioni dell’apparato locomotore, in virtù del ruolo del collagene nell’integrità dei legamenti, dei tendini e delle articolazioni. Per quanto espresso precedentemente, le conseguenze della rigidità della matrice non inducono alterazioni unicamente a carico dell’apparato locomotore, essendo viceversa compromessi tutti i processi di scambio tra le cellule, vitale per ogni tipo di funzione. Tra i prodotti di scarto presenti nella matrice gioca un ruolo fondamentale il potassio, la cui fuoriuscita dalle cellule induce alterazioni del potenziale di membrana di tutte le cellule, inficiando la trasmissione nervosa: questo aspetto riveste un’importanza particolare durante i processi riabilitativi e di recupero motorio. Normalmente la percentuale di matrice extracellulare non deve superare il 20% del peso corporeo, rappresentando una consistente porzione della massa magra: tramite l’analisi avanzata della composizione corporea BIA-ACC il medico è in grado di diagnosticare la perdita del ritmo del cortisolo, analizzare i processi di espansione della matrice e quantificare il potassio extracellulare. Durante i moderni percorsi riabilitativi è pertanto fondamentale affiancare all’intervento neuromotorio e biomeccanico sull’apparato locomotore, un percorso atto ad indurre il drenaggio della matrice extracellulare dai cataboliti ed il ripristino dei fisiologici scambi metabolici, oltre che della conduzione nervosa, al fine di favorire il recupero motorio e prevenire l’insorgenza di recidive. Oltre alle indicazioni inerenti il corretto stile di vita, funzionale a stimolare la ritmicità del cortisolo (alimentazione bilanciata di tipo circadiano, supplementazione funzionale, biofeedback respiratorio, stimolazione del sistema nervoso autonomo al mattino) la terapia di regolazione della matrice extracellulare tramite strumento validato Regmatex consente, in virtù di un meccanismo denominato biofeedback elettrodermico, di analizzare e correggere le alterazioni del potenziale di membrana di tutte le cellule corporee, favorendo i processi di scambio ed il ripristino delle funzioni dinamiche della matrice stessa, coinvolta nei processi di neuro-immuno-modulazione. I dispositivi menzionati sono in uso presso l’ambulatorio di dolore cronico, stress e infiammazione del Poliambulatorio Fisiomedical-Bianalisi di Roma. Dr Gianluca BiancoSpecialista in Medicina Interna con Master in PNEI e NeuromodulazionePerfezionato in Medicina Riabilitativa e Ossigeno-Ozono TerapiaEsperto in Agopuntura e Nutrizione Clinica

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04-03-2022
ozonoterapia-vincere-il-covid-e-il-long-covid
Ozonoterapia - Vincere il Covid e il long Covid

Ozonoterapia per tornare ad una nuova normalità e vincere il Covid e il long Covid Per il Dott. Antonio Galoforo, attivo da più di trent’anni nella ricerca e applicazione dell’ossigeno ozono terapia, docente del Master di II^ livello in ossigeno ozonoterapia presso l’Università di Pavia, membro del Consiglio Direttivo della SIOOT, Società Scientifica Ossigeno Ozonoterapia, primo medico a proporre questa cura per trattare i pazienti Covid-19 in Cina a gennaio 2020 con un protocollo pubblicato su riviste scientifiche internazionali, per superare i problemi di salute del Long Covid e tornare alla normalità, è essenziale l’ozonoterapia. Nessuno di noi vuole che a ricordarci gli ultimi due anni siano virus, pandemia, lockdown, mascherine, tamponi, restrizioni, distanziamento sociale, ma anche tante vittime e innumerevoli disagi fisici e psicologici. Come nel dopo guerra dobbiamo fare i conti con gli strascichi della pandemia. Oggi tante persone hanno vinto la malattia, tante sono vaccinate ma troppe presentano sintomi che rendono complicato il ritorno alla normalità. Un aspetto emergente dell’infezione, che colpisce secondo statistiche dal 30 al 50% di chi ha avuto il Covid, è l’effetto nel lungo periodo, il Long Covid, ovvero la sindrome “Covid a lungo termine” o PASC (Post Acute Sequelae of SARS-CoV-2 Infection). Una sindrome che presenta molteplici sintomi diversi, da persona a persona, tra i quali problematiche respiratorie, stanchezza severa, cefalea, dolore toracico, difficoltà di concentrazione e memoria, disturbi del sonno, dolori articolari, sintomi che possono durare in alcuni casi anche oltre 3 mesi. Incontriamo il Dott. Antonio Galoforo, attivo nel combattere questo virus fin da quando lo stesso era contenuto a Wuhan che ci racconta la storia dell’ozono e i meccanismi biologici che stanno alla base di questo gas, tra i quali l’attività antimicrobica, di regolazione del sistema immunitario, nonché le attività antinfiammatorie e antiossidanti, considerando anche i processi di rigenerazione e di ossigenazione dei tessuti; inoltre ha descritto il protocollo e i test clinici che sono già stati effettuati nel curare il Covid-19, come esposto al 94^ Congresso della Sibs, così come altri virus quali Ebola e Sars. “Il Long Covid è una sindrome che può colpire i pazienti per settimane o mesi post infezione. Sta nella capacità del medico interrompere questa catena virale e comprendere che si tratta di ‘Long Covid’, in quanto il virus attacca il sistema immunitario portando sintomi simili alla sindrome da stanchezza cronica o a forme depressive. Dobbiamo ricordare che purtroppo molte persone hanno vissuto dei lutti o hanno perso il lavoro e in tanti sono comunque incapaci di riprendere una vita normale. Quindi a sostegno del paziente è necessaria una formazione multidisciplinare del medico che attraverso una visita, l’anamnesi ed eventuali esami strumentali potrà avere una visione precisa su come intervenire”, spiega il Dott. Antonio Galoforo. “Il sistema sanitario sarà impegnato nel prossimo futuro a gestire tutte le problematiche post Covid: immunitarie, polmonari, cardiovascolari, neurologiche, come ad esempio il cosiddetto “brain fog” e neuropatiche, come ad esempio le neuropatie delle piccole fibre spesso non rilevabili strumentalmente ma percepite dal paziente. Come sostiene l’OMS la variante Omicron sembra darci segno di un rallentamento della pandemia ed è quindi importante, in questo momento, dare respiro e aiutare i pazienti di qualunque età a superare le difficoltà post infezione”, continua il Dott. Galoforo. L’ozonoterapia sistemica è un ottimo alleato in questa fase in quanto sfrutta le capacità dell’ossigeno e dell’ozono sul corpo umano a livello metabolico, immunitario, vascolare e rigenerativo. Pertanto, combinando ozono e ossigeno e nutrendo così le nostre cellule con ossigeno triatomico, possiamo creare un ambiente alcalino nel nostro corpo che stimola le difese immunitarie, parliamo quindi anche di prevenzione con l’ossigeno ozonoterapia per stare bene e per stare meglio. Non dimentichiamo che l’ozono è il più potente antivirale, antibatterico e antimicotico esistente in natura, con la capacità di agire su vari metabolismi ed è privo di effetti collaterali. “Tutto questo – continua Galoforo – permette una migliore ossigenazione dei tessuti e un’attivazione del metabolismo cellulare; dobbiamo ricordare che l’ozono terapia ha proprietà antinfiammatorie, favorisce il microcircolo, l’immuno modulazione, la rigenerazione cellulare, la riparazione dei tessuti. Abbiamo osservato che i pazienti che praticano abitualmente ozonoterapia sistemica hanno avuto un decorso dell’infezione più lieve e rapido e un recupero veloce e stabile.” Parliamo quindi di medicina rigenerativa nella quale il Dott. Galoforo e il suo team sono attivi a livello internazionale: l’ozono stimola i fattori di riparazione e rigenerazione cellulare, favorendo così il recupero delle normali funzioni e la risoluzione dei danni provocati non solo dal virus, come già esposto dallo stesso al 13^ Congresso mondiale di Medicina Rigenerativa e Cellule Staminali svoltosi a Dalian in Cina e al World Intelligent Medicine Congress di Pechino. Quindi ozonoterapia per aiutare tutte le persone che hanno vissuto e superato questa malattia ma che hanno subito danni polmonari, vascolari, immunitari e neuronali per poter ritornare ad una vita normale, perché l’ozono è un rimedio antico e oggi è una risorsa che trova sempre più consenso e che potrà essere la medicina del futuro. Per prenotare una visita col dott. Galoforo Contattare Bianalisi San Cristoforo –Brescia al tel. 030.3367974

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04-03-2022
Bianalisi - Fisiomedical
sindrone-del-tunnel-carpale
SINDRONE DEL TUNNEL CARPALE

DefinizioneLa sindrome del Tunnel Carpale è una neuropatia da intrappolamento progressivo del nervo mediano.  Anatomia essenzialeIl polso è la regione anatomica che unisce l’avambraccio alla mano. E’ costituito da tre articolazioni: articolazione radio-carpica, articolazione medio-carpica ed articolazione radio-ulnare distale. Tra i nervi presenti in questa zona anatomica, il nervo mediano è quello implicato in questo tipo di disturbo. Il nervo mediano passa, insieme ai nove tendini flessori delle dita, attraverso il tunnel carpale. Rappresenta un passaggio stretto e rigido costituito dal legamento trasverso del carpo e dalle ossa della base della mano. FisiopatogenesiLa compressione del nervo mediano nel tunnel carpale interrompe la barriera nervosa del sangue causando edema, infiammazione e fibrosi dei tessuti connettivali circostanti. Successivamente può venire a mancare la copertura mielinica del nervo con danno conseguente agli assoni. Ciò può determinarsi per vari motivi: inspessimento del legamento trasverso del carpo, infiammazione con edema dei tendini o in risposta a ripetute sollecitazioni meccaniche. Eziologia e fattori di rischioLa sindrome del tunnel carpale è la più comune delle neuropatie da compressione cronica. Circa il 3% della popolazione ne soffre e maggiore incidenza è stata riscontrata nelle donne rispetto agli uomini.  L’eziologia della sindrome del tunnel carpale, non ancora molto chiara, è multifattoriale. Possono essere rilevati:  fattori anatomici: deformità dovute ad esiti di fratture o lussazioni del polso,  presenza di formazioni nel tunnel carpale come cisti, lipomi o fibrolipomi; fattori sistemici: ipotiroidismo, insufficienza renale, diabete melito, fibromialgia o ereditarietà. E’ stato riscontrato, inoltre, un rischio anche per le donne in gravidanza o in fase perimenopausale, sempre correlato a scompensi ormonali e di ritenzione idrica; fattori occupazionali: lavori manuali ripetuti, soprattutto dall’avvento del computer sul posto di lavoro. Quadro clinicoIl quadro clinico è composto da formicolio intermittente, dolore o sensazione alterata che colpiscono le dita nella distribuzione del nervo mediano e cioè pollice, indice, medio e metà radiale dell’anulare. Il dolore si accentua di notte e nel tempo, gradualmente può peggiorare. Il paziente avrà difficoltà ad eseguire lavori con le dita come stappare una bottiglia o lavorare a maglia. Successivamente si possono notare anche atrofia e conseguente debolezza dei muscoli posteriori e laterali in particolare. I test clinici più usati comprendono i segni di Tinel, di Phalen o l’applicazione della pressione sul nervo mediano gonfiando uno sfigmomanometro sul polso. Solitamente la diagnosi clinica è sufficiente ma, qualora si ritenesse necessaria una ulteriore conferma si ricorre a metodi di osservazione strumentale come radiografie, elettromiografie, risonanza magnetica o l’ecografia. TerapiaIl trattamento deve fornire un notevole sollievo dal dolore e, possibilmente, una protezione del nervo mediano da un ulteriore deterioramento. Il tipo di terapia dipende dalla gravità dei sintomi e dal grado di limitazione funzionale. Nelle fasi iniziali si consiglia un approccio conservativo a scopo di migliorare la condizione del paziente e di conservarla nel tempo. Esso comprende: riposo (riduzione per un paio di settimane delle attività attive della mano), modifiche ergonomiche, farmaci antinfiammatori orali o iniezioni di steroidi, vitamina B6 (200 mg al giorno), splint in posizione neutra del polso e fisioterapia. La fisioterapia comprende metodiche manuali praticate dal fisioterapista come la chinesi passiva, stretching e poi rinforzo dei muscoli ed esercizi attivi assistiti che mirano al recupero dell’articolarità e della funzionalità sensitiva, motoria e propriocettiva dell’arto colpito.  I fisioterapisti di Bianalisi Fisiomedical per il trattamento della sindrome del tunnel carpale possono avvalersi di terapia strumentale a scopo antinfiammatorio come le correnti Tens, Ultrasuoni, Laser Hilt, Tecarterapia, nonché della Enerpulse Papimi, il Centro infatti è uno dei pochi in Italia a possederlo. Compresa nella fisioterapia importantissima è la prevenzione e la cura della postura, in particolare sul posto di lavoro. Nel caso in cui le strategie conservative falliscano, è consigliata la decompressione del tunnel carpale per via chirurgica. Ciò è raccomandato in pazienti con test elettrofisiologico positivo e con cronicità alla sindrome. La sintomatologia dopo l’intervento chirurgico inizia a regredire ma la totale ripresa e la scomparsa delle parestesie necessita di  circa tre mesi.  Tra i vantaggi della procedura chirurgica si ha la diminuzione delle recidive, condizione più facilmente verificabile nelle sindromi del tunnel carpale già trattate con intervento conservativo e fisioterapia..

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04-03-2022
Dott. Gianluca Bianco, Direttore Sanitario Fisiomedical Caravaggio
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STANCHEZZA CRONICA E INSONNIA: DUE SINTOMI DA NON SOTTOVALUTARE

In medicina generale è molto frequente la frustrazione di pazienti e medici nell’affrontare sintomi non direttamente riconducibili a danni d’organo identificabili mediante procedure diagnostiche classiche.  Tra questi, il disturbo del sonno e la sindrome da stanchezza cronica diurna ricorrono frequentemente, e molto spesso sono sintomi associati a disturbi della sfera emotiva, sia nello spettro ansioso che depressivo, ma anche a disturbi funzionali respiratori, gastrointestinali e al dolore cronico muscolo-scheletrico. L’insonnia viene definita come una condizione di insoddisfazione relativa alla quantità e/o qualità del sonno ed in Italia circa il 10% della popolazione è affetto da disturbi del sonno secondo i criteri del Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali ( DSM-5). Nonostante l’insonnia sia classificata tra i disturbi del sonno, le ripercussioni impattano notevolmente il periodo di veglia, con manifestazioni di sonnolenza diurna e stanchezza cronica, sovente accompagnate da cefalea di tipo tensivo, provocando disagi sulla sfera sociale e lavorativa. In termini diagnostici l’analisi funzionale del sistema nervoso autonomo è un esame imprescindibile per impostare una terapia che abbia efficacia nel lungo termine senza ricorrere cronicamente a farmaci induttori del sonno. I ritmi biologici, infatti, vengono scanditi da un orologio centrale, situato in una regione dell’ipotalamo sensibile ai cambiamenti della luce (nucleo soprachiasmatico), che modula i ritmi periferici dei singoli organi (cuore, fegato, reni ecc.): in ogni singolo organo e tessuto è presente un orologio molecolare a base di proteine che controlla una importante variabile di geni denominati “geni controllati da clock”, che si attivano e disattivano in base al passaggio quotidiano dalla fase di attivazione energetica della giornata (fase catabolica) a quella di recupero e ricostruzione corporea (fase anabolica). Il sistema nervoso autonomo consta di due assi: l’asse “simpatico” che, tramite l’adrenalina, governa la fase catabolica della giornata, con modificazioni ormonali caratterizzate dalla secrezione di cortisolo, e l’asse “parasimpatico” che, tramite l’acetilcolina, regola il rilassamento, il sonno e la ricomposizione corporea notturna. Un soggetto che fatica a prendere sonno, oppure ha frequenti risvegli notturni, ed al mattino si sveglia stanco e privo di energie è un soggetto che ha perso il ritmo circadiano scandito dal sistema nervoso autonomo: ha una dominanza del sistema “simpatico” di notte ed una prevalenza del “parasimpatico” di giorno. Le cause della perdita dei ritmi circadiani sono innumerevoli e vanno rintracciate nello stile di vita del singolo paziente, dalle scelte alimentari a quelle inerenti le attività motorie e lavorative, le abitudini individuali, familiari e sociali associate allo stress cronico e l’uso cronico di svariati farmaci che alterano gli orologi molecolari tessutali menzionati. La perdita dei ritmi circadiani induce, nel tempo, croniche modificazioni della composizione corporea, per effetto dell’esposizione continuativa di organi e tessuti bersaglio al cortisolo: catabolismo notturno di muscoli e ossa con perdita della massa magra, incremento di grasso infiammatorio con sviluppo di resistenza all’insulina e sindrome metabolica, che a sua volta aumenta la probabilità di sviluppare patologie cardiologiche e cerebrovascolari. Presso gli ambulatori Bianalisi-Fisiomedical e Bianalisi Lazio viene eseguita l’analisi del sistema nervoso autonomo tramite pletismografia PPG Stress Flow, affiancata dall’analisi della composizione corporea (muscolo, osso, grasso, acqua totale ed extracellulare, livello dei minerali stato dei visceri) tramite BIA-ACC, che consente anche di monitorare il ritmo del cortisolo. Sulla base dei suddetti esami viene impostato un piano terapeutico e modificazioni dello stile di vita atti a ripristinare l’equilibrio del sistema nervoso autonomo, al fine di migliorare i disturbi associati all’insonnia ma, contemporaneamente, di prevenire lo sviluppo delle patologie metaboliche ed internistiche associate. Gianluca Bianco

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