Cytotoxic-Test

Intolleranze e disturbi alimentari
Scritto da Redazione scientifica Bianalisi 02-08-2021
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STORIA

Per diagnosticare le Allergie Alimentari Croniche esistono diverse metodiche ma spesso con attendibilità esigue, questo perchè le reazioni si manifestano con modificazioni cellulari e di solito non è presente il fenomeno IgE.

Il metodo più efficace adottato dall’Ecologia Clinica è il CITOTOXIC – TEST® PROVE TOSSICHE ALIMENTARI SUL SANGUE.

Il fenomeno della modificazione dei leucociti attraverso reazione antigene-anticorpi è stato oggetto di numerosi studi ed è stato osservato sotto diversi aspetti.

Già nel 1947 alcuni immunologi anglossassoni, tra i quali Squier e Lee, osservarono in vitro una diminuzione del numero dei leucociti (fino ad un massimo del 33%) in pazienti allergici dopo che essi erano stati a contatto con reagenti alimentari.

Il lavoro di Arthur Black nel 1956 suggerì in modo determinante che le modificazioni dei leucociti indicavano reazioni allergiche. Le sue osservazioni riguardavano il comportamento dei leucociti in vitro in presenza sia del plasma che dell’allergene di individui sensibilizzati.

Se vi era la presenza di anticorpi specifici verso l’allergene, i leucociti polimorfonucleati presentavano reazioni tossiche con morte cellulare che sopraggiungeva nell’arco di un periodo compreso tra i 15 minuti e qualche ora. Se la reazioni erano forti e immediate, si sospettava la sensibilità clinica dell’allergene.

Sempre nel 1959 uno tra i più noti immunologi, il Prof. Byron Waksman, pubblicò diversi studi sugli effetti tossici delle reazioni antigene-anticorpi sulle cellule ed in particolare il testo “Aspetti cellulari e umorali in condizioni di ipersensibilità”.

Ulteriori progressi nello studio e nella determinazione di un metodo di indagine furono conseguiti da vari studiosi, in particolare da Bryan e Bryan, agli inizi degli anni’60. Essi codificarono la metodica rendendola semplice, affidabile e ripetibile.

PRINCIPIO DEL METODO

Il metodo utilizzato per diagnosticare le intolleranze alimentari, si basa sull’alterazione dei leucociti a contatto con gli allergeni liofilizzati essiccati presenti su ogni vetrino.

Ai pazienti risultati positivi ad una o più sostanze si suggerisce di eliminarle completamente dall’alimentazione per un periodo che dipende dal grado di reazione riscontrato.

L’eliminazione ha come obiettivo quello della disintossicazione dell’organismo ed in particolare permette di ottenere la perdita di memoria da parte dei globuli bianchi che quel particolare alimento è tossico per l’individuo.

Le intolleranze alimentari non sono perenni. Normalmente, dopo un periodo di astinenza gli alimenti risultati positivi possono essere reintrodotti nella dieta evitando assunzioni quotidiane che potrebbero facilitare un nuovo accumulo di tossine nell’organismo.

Riassumiamo di seguito alcune considerazioni fondamentali sulle intolleranze alimentari:

  • sono una reazione cronica ad alimenti assunti frequentemente (grano, latte, pomodoro, olivo, caffè e così via);
  • il disturbo che provocano non segue immediatamente l’assunzione ma può avvenire a distanza di tempo, anche fino a 72 ore dopo;
  • si possono manifestare con sintomi e malattie a carico di qualsiasi organo-apparato-sistema;
  • il fenomeno si può accompagnare a disturbi di assuefazione, dipendenza e relativa astinenza in caso di sospensione; i sintomi non sono proporzionali alla quantità dell’alimento intollerato introdotto, quindi non sono dose-dipendente, anche piccole quantità possono mantenere l’intolleranza;
  • sono frequenti reazioni trasversali tra alimenti della stessa famiglia biologica o gruppo, quindi assumere alimenti collaterali vuol dire non disintossicare l’organismo e mantenere l’intolleranza;
  • probabilmente sono dovute ad alterazioni del sistema immunitario (granulociti neutrofili – IgG 4 – interleukina 1) causate da agenti stressanti in genere, sostanze chimiche ed inquinanti.

MATERIALE D’USO

  • Provetta con 0,5 ml di citrato di sodio al 3,8% (provette tempo di protrombina).
  • Siringa da 5 ml.
  • Centrifuga da 1000 a 2000 RPM con braccio oscillante o rotante.
  • Micropipette da 200 µl, da 50 µl e da 2 µl.
  • Acqua distillata.
  • Cuvette tipo EPPENDORF.
  • Coprioggetti 18 x 18.
  • Doppio microscopio ottico con obiettivi 40 x.
  • Guanti in lattice.

PREPARAZIONE DEL CAMPIONE

Il Cytotest® non è un test pasto-dipendente.
E’ controindicata l’assunzione di cortisonici nei 10 giorni precedenti il test. Gli antistaminici e le altre categorie di farmaci non alterano i risultati.
Si effettua un prelievo endovenoso di quantità compresa tra i 2 ed i 5 ml.
Il sangue prelevato viene miscelato in una provetta con 0,5 ml di citrato di sodio al 3,8%.
Se la quantità prelevata è inferiore ai 2 ml si consiglia di ridurre la quantità di citrato di sodio a 0,25 ml.
La miscela così ottenuta può essere centrifugata per 10 minuti a bassa velocità (1000-2000 giri/min) o lasciata sierare, possibilmente in frigo, comunque ad una temperatura compresa tra i 4 e gli 8C° (non deve congelare).
Il campione di sangue deve essere analizzato entro 72 ore.

LETTURA A QUATTRO OCCHI CON MICROSCOPIO

L’operatore che esegue il test deve applicare alcuni accorgimenti importanti.

Ordinare i vetrini (partendo dal n°0 controllo negativo) su un apposito vassoio portavetrini posizionando ogni vetrino in modo che l’etichetta si trovi a sinistra con il numero identificativo in alto. La lettura va fatta da sinistra verso destra.

Per ogni sostanza la lettura deve prevedere l’osservazione di più campi (4 o 5; 7-8 nel caso di microscopi con telecamera).

Si può parlare di reazione positiva solo qualora l’osservazione evidenzi un danneggiamento cellulare con una frequenza superiore al 60-70% sia all’interno dello stesso campo sia nella somma tra i campi analizzati.

Qualora si riscontri un danneggiamento cellulare con una frequenza molto elevata su tutti i campi analizzati e relativamente a tutte le sostanze che compongono il kit, si può ipotizzare che: il prelievo sia stato eseguito precedentemente alle 72 ore; il montaggio del campione non sia stato eseguito in maniera corretta. In questo caso il risultato del test non è attendibile.

Qualora si riscontri una reazione positiva l’operatore deve poterla classificare in base al tipo di alterazione morfologica del leucocita.

La classificazione dei risultati prevede quattro possibili gradi di reazione:

1° Grado di reazione: leucociti normali

  • impilamento dei globuli rossi normale
  • globuli rossi normocromici
  • i globuli rossi non assumono nessuna deformazione morfologica
  • la membrana dei leucociti è ben conservata

2° Grado di reazione: leucociti rigonfi

  • impilamento dei globuli rossi normale
  • globuli rossi normocromici
  • leucociti vacuolizzati con leggera alterazione della membrana

3° Grado di reazione: leucociti vacuolizzati

  • non impilamento dei globuli rossi
  • globuli rossi tendenti all’ipocromia
  • leucociti vacuolizzati con una parziale rottura della membrana seguita da una perdita
  • dei granuli citoplasmatici

4° Grado di reazione: leucociti in disgregazione

  • l’impilamento dei globuli rossi è sempre meno evidente
  • i globuli rossi sono ipocromici
  • i leucociti sono in disgregazione con una rottura totale della membrana

FAMIGLIE BIOLOGICHE

Ai pazienti risultati positivi ad una o più sostanze viene suggerito di eliminarle completamente dall’alimentazione per un periodo che dipende dal grado di reazione riscontrato.

L’eliminazione ha come obiettivo quello della disintossicazione dell’organismo ed in particolare permette di ottenere la perdita di memoria da parte dei globuli bianchi che quel particolare alimento è tossico per l’individuo.

Viene consigliato al paziente di eliminare parallelamente anche gli alimenti che appartengono alla stessa famiglia biologica o che contengono sostanze simili, per evitare fenomeni di cross-reaction.
Le intolleranze alimentari non sono perenni, normalmente, dopo un periodo di astinenza, gli alimenti risultati positivi vengono reintrodotti nella dieta evitando assunzioni quotidiane che potrebbero facilitare un nuovo accumulo di tossine nell’organismo.

VANTAGGI E SVANTAGGI DEL CYTOTOXIC-TEST

Nella diagnosi delle intolleranze alimentari l’utilizzo del Cytotest permette di avvalersi di numerosi vantaggi che sono di seguito sintetizzati:

  • è un test in vitro, non vi è quindi alcun rischio per il paziente;
  • è molto rapido;
  • i risultati non sono falsati dalla gravità o dalla molteplicità delle intolleranze del paziente;
  • è molto sensibile e quindi in grado di rilevare intolleranze anche lievi;
  • è economico se paragonato ad altre tecniche;
  • è molto selettivo ed accurato e la risposta dà una positività per uno-due-tre alimenti per volta.

Gli svantaggi del Citotest sono sintetizzabili in tre punti fondamentali:

  • la preparazione dei vetrini che compongono i kit è lunga e complessa;
  • sono necessarie cellule vive, i campioni di sangue quindi devono essere utilizzati in tempo relativamente breve (72 ore circa);
  • la lettura delle reazioni è soggettiva, dipende quindi dall’accuratezza del laboratorio e dalla bravura del tecnico.

GLI ESAMI VENGONO ESEGUITI NELLE SEGUENTI STRUTTURE:

  1. Laboratorio Igea Caserta
  2. Punto Prelievi Igea Cancello ed Arnone
  3. Punto Prelievi Igea Napoli Secondigliano
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